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Interventi

Il Pd rischia 20 anni di opposizione

Zingaretti potrà evitarlo solo creando un grande partito aperto e allargato. Renzi ci era riuscito.  

di Ernesto Trotta |

 

Oltre 1.600.000 votanti alle Primarie di domenica scorsa. Cittadini in carne ed ossa, non account virtuali. Come si fa a non essere contenti? Beh, forse Salvini e Grillo non lo sono, ma chissenefrega! Che rosichino …!

Ho passato la domenica a registrare centinaia di documenti, a dare e ricevere schede, poi a contarle e ricontarle fin quasi a mezzanotte, a stupirmi per l’afflusso senza pause, a ricevere messaggi da altri seggi, dove chiedevano rinforzi di volontari ed anche schede in più. Poi a casa, stanco morto ma soddisfatto, anche se il mio candidato non ha vinto. Peccato!

Le battaglie si fanno, si vincono e si perdono. Poi si va avanti, #sempreavanti, come abbiamo detto per oltre due mesi con Roberto e Anna.

Ho anche guardato tanti volti, ho registrato documenti e rilevato età, professioni, sguardi, commenti, … È su questo che vorrei riflettere, a mente fredda.

Mi sollecita anche una tabellina girata sui giornali, un’analisi demoscopica fatta da IPSOS, che conferma le impressioni ricavate direttamente da elettori e volontari. Sono le caratteristiche sociali dei votanti, confrontate con quelle delle Primarie del 2017. In breve:

  • 46% oltre 64 anni, stabile rispetto al 2017
  • 43% pensionati, stabili anch’essi
  • 41% collocati a sinistra, +22% sul 2017, quasi 80% votanti Zingaretti
  • 49% collocati nel centrosinistra, -16% sul 2017, quasi 60% votanti Zingaretti.

Aldilà dei numeri, più o meno precisi, una considerazione politica appare imprescindibile. La dico così, papale papale.

Con questo blocco sociale il PD resterà all’opposizione per i prossimi 20 anni. Senza scampo.

Mi spiego: quel milione e sei di votanti sono in prevalenza persone che vogliono il PD “come una volta”, più PDS-DS e Margherita che altro. In tanti me l’hanno detto apertamente.

Sono tornati quelli che si ritengono di “sinistra”, molto meno quelli che si ritengono di “centrosinistra”. Non è un dettaglio. Sono elettori che forse si erano astenuti, o forse avevano votato i partitini di sinistra, o forse anche i 5stelle, ma appartenenti ad un blocco sociale fortemente minoritario; molto identitario, ma minoritario.

Tutto bene, è ovvio che bisogna recuperare anche quelli. Ma per governare l’Italia non basta affatto; serve molto di più.

E non vale dire: facciamo alleanze. Perché non c’è quasi nessuno con cui allearsi, oltre ai cespuglietti dell’1 - 2% o qualche movimento di opinione.

Ci sarebbero i 5stelle, ma alla luce delle spettacolari performance di Di Maio e sodali, adesso c’è una certa ritrosia a proporlo anche in chi aveva sponsorizzato l’accordo: e comunque torneranno alla carica!

Serve il 40 % degli elettori; sono monotono, lo so, ma qualcuno mi dimostri il contrario. Serve allargare al massimo il blocco sociale, altro che minoranza identitaria.

Serve la famosa vocazione maggioritaria, il grande Partito aperto ed allargato, che sono fonte di grandi responsabilità per la classe dirigente: per questo fanno venire l’orticaria a tutti quelli che preferiscono nascondersi in coalizioni vaste ed inconcludenti, dove si discute all’infinito e si litiga per pezzettini di potere.

Abbiamo già dato, ora basta, per favore!

Se Zingaretti non affronterà di petto questo problema, se non sceglierà con decisione di rivolgersi ad un blocco sociale molto ampio ma solo ad una minoranza identitaria, ci porterà verso altre cocenti sconfitte. Non ci sono altre strade.

Renzi era riuscito a stabilire un contatto con un mondo molto vasto. È andata come è andata.

Ora deve provarci Zingaretti, con un altro stile, con altre parole, forse anche altri strumenti, ma con lo stesso obbiettivo, altrimenti il PD resterà in una dorata ed inutile opposizione per vent’anni.

Forza, Segretario! L’inizio è stato promettente, qui a Torino con Sergio Chiamparino. L’attuale minoranza, ne sono certo, contribuirà senza remore. Purché si vada #sempreavanti. La maggioranza mugugnerà, troverà molti “se” e molti “ma”, qualche “ben altro”. Al solito.

Ma tu vai, procedi deciso. Non ti manca nulla per riuscire.“Fare o non fare. Non c’è provare” diceva il Maestro Joda.