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Interventi

Europeisti garantiti da un bollino

Alle prossime elezioni serve un simbolo che aiuti a distinguere da che parte sta il partito a cui si vuole dare il proprio voto. 

di Ernesto Trotta |

Mentre tutta l’Europa si prepara alle elezioni del 26 maggio prossimo, mentre partiti e partitini cercano posizionamenti e alleanze, definiscono strategie, liste e candidati, a me continua ad apparire indispensabile e prioritario stabilire una netta linea di demarcazione tra europeisti ed euroscettici (qualcuno ben più che scettico!).

Temo che, giustamente e comprensibilmente, ogni partito o famiglia politica pensi a sé stesso ed a come meglio combattere per massimizzare il proprio ritorno elettorale, trascurando però che il primo discrimine è quello tra chi è pro o contro l’idea dell’integrazione europea.

Pensiamoci bene: quell’idea NON appartiene in esclusiva a nessuna delle famiglie culturali tradizionali; l’Europa l’hanno fatta popolari, socialisti, liberali, radicali, federalisti, ambientalisti, centrodestra e centrosinistra (la sinistra “sinistra” ancora oggi non è proprio convintissima …).

Tutti, tranne le destre sovraniste, populiste, nazionalista, estremiste.

PRIMA delle distinzioni politiche storiche, la condivisione di un’Europa integrata, avviata verso la federazione degli Stati Uniti d’Europa, è patrimonio comune di tante famiglie politiche.

Ci sono stati momenti di accelerazione e momenti più critici, è vero, ma in 75 anni si è passati dalle guerre più crudeli e sanguinose della Storia dell’umanità al Parlamento Europeo con 28 (ora 27) Stati rappresentati, alla moneta comune tra 19 di essi, a tutte le strutture comunitarie, che oggi diamo per scontate e critichiamo giustamente, invocandone maggiore efficienza ed efficacia.

È stato un passaggio enorme, la cui portata storica a volte forse non cogliamo appieno.

Si dice sempre che sul Reno sono morti milioni di europei ed oggi si passeggia in bicicletta da una parte all’altra; è così in Alsazia, sulle Alpi, sull’Elba. I cimiteri di guerra dovrebbero ricordarci da dove veniamo e dove non vorremmo mai più andare.

E invece, per la prima volta, il 26 maggio saranno presenti sulle schede di 400 milioni di votanti, molti simboli che rappresentano proprio quello che noi europei europeisti non vorremmo mai più vedere. E saranno confusi in mezzo agli altri, come d’altronde prescrive la legge.

Gli elettori NON avranno alcun modo di distinguere, a colpo d’occhio, chi è per la vita e chi per la morte del concetto stesso di Europa Unita. Come se fosse normale, come se fosse una normale opzione politica quella di distruggere tutto … Perché è di questo che si parla, poche storie! Chi non ci crede senta Le Pen, Salvini, quelli di AFD in Germania, Orban, Duda, Babis, e compagnia bella.

Non vinceranno, questo è certo, ma per loro sarà sempre una vittoria passare da poco a molto di più, sarà una vittoria poter condizionare in qualche modo l’attività del Parlamento Europeo.

E noi europeisti, che facciamo? Stiamo a guardare sperando che la loro avanzata non sia troppo dirompente, che nel Parlamento non pesino più di tanto?

A me pare un atteggiamento miope e suicida, assolutamente non adeguato ai rischi che stiamo correndo. Atteggiamento di cui POI non ci pentiremo mai abbastanza. E quindi bisogna adottare delle contromisure chiare, visibili, semplici da comunicare a 400 milioni di elettori.

Bisogna dirgli che, PRIMA di scegliere il loro simbolo preferito, devono distinguere tra chi vuole l’Europa Unita e chi non la vuole affatto; tra chi, pur con strumenti e idee diversi, vuole andare in una direzione e chi vuole quella opposta; tra chi crede che il futuro sia l’integrazione e chi la disintegrazione.

Non so se ci sono altri mezzi per farlo, forse sì, ma a me pare che la cosa più semplice sarebbe che tutti i partiti europeisti accogliessero nel loro simbolo un simbolo comune, un bollino con la bandiera europea, un marchio di qualità europeista.

Questo non comporta alcuna condivisione di programmi, di simboli, di liste, di candidati. Assolutamente nulla. Ognuno resterebbe e si presenterebbe come vuole, ma col bollino azzurro sottolineerebbe che sta dalla parte di chi vuole l’Europa e non dall’altra. Chiarezza, anche grafica, semplice comunicazione di una opzione di livello superiore a quella rappresentata dal proprio Partito.

Sarò un ingenuo, un illuso, un sognatore, ma a me pare una cosa semplicissima da realizzare, non dovrebbe richiedere grandi e pesanti trattative. Tutte le distinzioni politiche sarebbero salvaguardate, ma quell’idea fondamentale sarebbe comune a tutti quelli che ci stanno. Sarebbe un servizio all’elettore, una dichiarazione trasparente, impegnativa, ma solo al livello giusto, quello dell’idea comune.

E se qualche Partito dovesse sentirsi messo in difficoltà dalla scelta, forse dovrebbe cogliere l’occasione per chiedersi davvero da che parte sta.

Io continuerò a battere su questo tasto finché qualcuno mi dimostrerà che si tratta di una sciocchezza irrealizzabile o inutile. Voglio vedere… Anche qui, non basta provare. “Fare o non fare. Non c’è provare”.