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Interventi

Più autocritica, meno ipocrisia

Chi ha affossato il Pd votando contro il referendum costituzionale, dovrebbe evitare di candidarsi a europee e regionali. 

di Ernesto Trotta |

Il neoeletto Segretario del PD prosegue alacremente nella sua encomiabile opera di ricucitura e ricostruzione di un Partito uscito sfibrato da anni vissuti pericolosamente, in modo forse “matto e disperatissimo”.

Passare dai fasti del Governo riformista del 41 per cento alle europee, delle 16 o 17 Regioni e degli oltre 6.000 comuni amministrati, ai bassifondi del 18 per cento e delle sconfitte a raffica non è piacevole e serve tutta la freddezza e l’autostima per non restarne annichiliti.

Tra meno di 50 giorni bisogna riproporsi all’elettorato con simboli e liste di candidati credibili, competitivi, inappuntabili. Tutta la mia solidarietà e vicinanza al Segretario che ci sta provando.

Però il passato non si può cancellare e non basta semplicemente “voltare pagina”: bisogna scrivere, sulla pagina, nero su bianco, progetti e proposte che l’elettorato deve valutare. E bisogna metterci la faccia, anzi le facce.

A me, pragmaticamente, verrebbe da proporre una formuletta semplice semplice: chi si è esposto pubblicamente nella campagna per il NO al referendum costituzionale resti fuori e lontano dal PD, salvo palese e convincente autocritica.

Troppo brutale? Troppo tranchant? Non credo, visto che quello spartiacque ha segnato e segnerà a lungo la politica italiana. Un danno istituzionale ed una operazione di killeraggio politico mai visti nella storia della Repubblica. Uno sconquasso con enormi conseguenze sul clima politico, sul Partito Democratico, sulla nostra vita di cittadini.

La lotta politica interna ad un partito e ad un’area politica e sociale allargata ha cambiato le sorti dell’istituzione repubblicana perché non fu l’opposizione di destra a sconfiggere quella prospettiva di cambiamento e di sviluppo: fu la mancanza di sostegno prima, e l’aperta opposizione dopo, di tutto quel mondo civile, intellettuale, mediatico, che preferì la conservazione al progresso, rinnegando quanto da sempre sostenuto in decenni di programmi politici, per un ipotetico vantaggio politico immediato, che scelse di sacrificare l’indispensabile evoluzione delle istituzioni alla destituzione di una classe politica sgradita e mai accettata, malgrado i congressi e le primarie vinte.

Non ci si può mettere una pietra sopra così, come su una polemicuccia qualsiasi. Quando bisogna schierarsi, si sta di qua o di là. E poi “la Storia dà torto e dà ragione”.

Qualcuno ha ancora dubbi su dove stesse il torto e dove la ragione? Libero di tenerseli, libero di mantenere le sue posizioni, ma per favore non sotto le stesse bandiere.

E qui sta il punto: il Segretario giustamente dice di non voler perdere neanche un voto nel confronto con sovranisti e populisti.

Ha senz’altro ragione, ma si può accogliere nelle liste esponenti di quella stagione senza neanche un accenno autocritico, senza neppure la sottoscrizione di un programma politico? Si può accettare di essere utilizzati come un tram verso il seggio di Bruxelles, o della regione Piemonte?

Io credo che la stragrande parte della base elettorale del Partito pretenda almeno un segno di dignità, di resipiscenza; non voglia nomi compromessi con quella stagione, non voglia ipocrisie.

Eugenio Scalfari, ormai perso in una stralunata analisi della storia recente, sostiene che “molti democratici, disgustati dal renzismo semi-dittatoriale, hanno preferito votare 5Stelle”.

A parte che scappa da ridere per il “semi-dittatoriale”, forse sarà pure soggettivamente vero, ma che razza di democratici erano quelli che hanno provato quel “disgusto”? Sicuro che non si sentissero minacciati nel loro potere e nella loro presunta autorità? E adesso che facciamo, corriamo dietro pure a loro? Gli diciamo che la tempesta è passata, che il cattivo è stato neutralizzato e possono tornare tranquilli a casa?

Non mi pare un modo né corretto né utile per fare passi avanti. Il Partito Democratico non è e non sarà mai una caserma, per fortuna, ma almeno un metodo comune bisogna pure riconoscerlo!

Ognuno si muova pure con gli strumenti che preferisce, i Comitati Civici di Renzi, le annunciate associazioni di Giachetti e Calenda, altre possibili forme di aggregazione, va tutto bene, perché il PD è un Partito aperto e plurale ed è quindi naturale che i simili si aggreghino per elaborare proposte politiche e selezionare classe dirigente.

Tutto bene, purché però nei momenti topici del confronto elettorale ci si ritrovi tutti dalla stessa parte, senza pretendere di avere l’esclusiva della verità. Questo è mancato nell’era di Renzi e invece questo serve, ora e sempre.

Lasciamo ai giornalisti pettegoli ed interessati allo scandalo (ce n’è a iosa e sono più pericolosi della peste bubbonica, sia detto con il dovuto rispetto alla libertà di stampa) il gossip sulle presunte intenzioni, i sottobanco, i detto-non detto, …, facciamo politica a viso aperto e cerchiamo di tornare al potere, al più presto.

Se capissimo che lo scopo del Partito NON è solo rappresentare interessi pur sacrosanti, NON è quello di promuovere le proprie ambizioni pur legittime, NON è quello di farsi coccolare dalla stampa e dall’intellighenzia (ma quale?), ma è quello di cambiare il Paese, alla faccia di chi resiste strenuamente dentro la trincea dei propri privilegi, se lo capissimo una volta per tutte, forse ce la faremmo a vincere e governare a lungo.

Il centrosinistra ha progetti, ha idee, ha pure il personale adeguato, e l’ha dimostrato più volte nell’amministrazione della cosa pubblica, non manca quasi nulla. QUASI.

Manca il pragmatismo, manca la generosità, lo schiaccia la vanità, la lesa maestà, anche l’invidia.

Sono questioni prepolitiche, che purtroppo diventano politiche e provocano danni incalcolabili, come abbiamo potuto constatare.

Se non lo si capisce, si dimostra di non essere degni di proporsi al governo del Paese. E allora si può tornare alle bocciofile, a fare qualche bella manifestazione appagante, ad organizzare simpatici tornei per vedere chi è più puro e di sinistra, a maledire chi ci prova e neutralizzarlo e poi si torna a giocare contenti.

Io di questa falsa sinistra ne avrei le scatole piene e vorrei tanto lasciarla a divertirsi in cortile. Per sempre. Qui c’è da salvare un Paese che sta andando a rotoli e chi rischia di più sono proprio quelli che si vorrebbe difendere.