Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Sta andando tutto a rotoli

Dare la colpa di tutto a Renzi serve a poco.

di Ernesto Trotta |

Tutte le sbornie passano. Solitamente durano poco, relativamente poco, una
notte ...
Altrimenti si tratta di etilismo, gran brutta bestia, che rovina il corpo e
l’anima (o comunque vogliamo chiamare tutta quello che ci frulla per la
testa, immateriale, ma tremendamente consistente).
A volte se ne esce, a volte se ne muore perfino.
Cos’è che stiamo passando qui da noi in Italia, ed in qualche misura anche
nel resto del mondo occidentale democratico?
Sbronza o etilismo? Ci risvegliamo tra un po’ con un gran mal di testa, ma
con un buon caffè ed una bella doccia tutto ritorna al posto giusto, oppure
dovremo aggregarci agli Etilisti Anonimi ed intraprendere un lungo cammino
di rieducazione dall’esito incerto?
Vai a saperlo!
Abbiamo una classe dirigente, nel senso che a loro tocca dirigere, perché
una maggioranza di noi glielo ha chiesto; abbiamo un popolo, o meglio un
pubblico, che non pare né preoccupato né insoddisfatto, che guarda e non
giudica, che guarda e non protesta, che guarda e non dice nulla.
Anestetizzati, inebetiti, ubriachi, incoscienti, oppure solo disperati?
Certo che, a vedere le facce, gli sguardi volutamente cattivi e spavaldi, i
tratti somatici duri ed irridenti, e anche prima di sentire il suono delle
loro parole, uno si chiede com’è che si possa dar loro un qualche credi-to,
senza essere almeno un po’ ottenebrati? Come si può prenderli sul serio?
Come si può pensare che tanta pochezza culturale ed anche tecnica possa
“determinare la politica nazionale” (art. 49 della Costitu-zione).
E poi le parole, mai nette, mai precise, mai concrete, sempre evocative di
un qualcos’altro che sfugge, ma che evidentemente lascia il suo segno, se i
risultati sono quelli che fotografano i sondaggi.
Promesse, minacce, accuse, insulti, a volte battute da trivio, foto vacuità
(guardatele le foto che girano sui media …), sorrisi finti, mai una
disamina, un’analisi, una interpretazione di quello che stiamo passando,
co-me se fosse un gioco del cui risultato nulla a loro interessa, tutti
presi dalla vanagloria del potere, dall’orgoglio della dichiarazione al
giornalista compiacente, dall’esibizione di un modo di vivere dal quale la
sobrietà, soprattutto morale, è stata completamente espulsa. E intanto il
debito corre, il deficit corre pure lui, si aprono voragini finanziarie per
il futuro.
E loro, tranquilli, è tutto sotto controllo, non sta succedendo niente, di
che vi preoccupate? 
Esagero? Non so per quanto tempo pagheremo questa follia, quanto tempo ci
vorrà per rimettere in piedi un po’ di credibilità, di serietà, di
normalità.
La nostra cattedrale sta bruciando, ma non ci sono pompieri né robottini che
riescano a circoscrivere il rogo, la gente intorno pare attratta dalle
fiamme, come ipnotizzata.
Adda passà ‘a nuttata!
Si sveglierà, prima o poi, vedrà i danni, e qualcuno dovrà ricostruire,
portare via macerie, fare progetti, sce-gliere materiali, edificare,
collaudare.
Toccherà a noi, la sinistra, il centrosinistra, come volete, tocca sempre a
noi riparare: per un po’ lavoreremo con gran lena ed anche entusiasmo, poi
riprenderemo a litigare e lasceremo l’opera a metà.
A quel punto il popolo si incazza, e nuovi arruffapopolo arriveranno dicendo
che adesso ci pensano loro, e via così.
Che palle! Avete presente Sisifo, quello che cerca di portare un masso su
una collina e, appena giunto vici-no alla vetta, il masso gli rotola addosso
e così ricomincia daccapo?
Ecco, noi l’abbiamo completato con Tafazzi e ci abbiamo aggiunto il mito di
Narciso, che si bea di se stesso e annega.
Avevamo una meglio gioventù, ma l’abbiamo cacciata in malo modo.
E il vegliardo Eugenio continua a lamentarsi di chi “voleva comandare da
solo” (nel senso che disubbidiva alle sue paterne e severe direttive) e poi
non leggeva nemmeno i libri che lui gli consigliava.
Discolaccio d’un boy-scout, con tutta la sua masnada! Via, all’inferno
(inferno laico, naturalmente!).
Dalla profondità dei 95 anni il suo IO non gli permetterà di chiedersi
quanto abbia contribuito a tutto que-sto.
Certamente ha una ricetta pronta per venirne fuori, certamente è quella
migliore, ma non toccherà a lui ri-costruire. Bisognerà trovare qualcuno che
legge i libri giusti!

Ernesto Trotta
Torino