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Interventi

L'ombra del dubbio

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 è stato un 25 aprile al contrario. Ricordiamocelo quando l'Italia dovrà riguadagnare rispettabilità.   

di Ernesto Trotta |

Ma il vecchio partigiano Carlo Smuraglia, e tutta l’ANPI al seguito, non prova almeno un po’ di rimorso, un po’ di vergogna, un brividino lungo la schiena, nel ripensare alla campagna referendaria del 2016, alla “deriva autoritaria”, all’“attacco alla Costituzione”, all’“uomo solo al comando” ed altre colorite allocuzioni?

Non solo Smuraglia e soci, intendiamoci, anche altri, tanti altri, tutti importanti, che in questi giorni hanno affollato le piazze, fisiche e mediatiche, per commemorare la Liberazione e rivendicare il primato della democrazia.

Non gli viene l’ombra del sospetto che abbattere senza pietà un Governo di sinistra (di centrosinistra, va!) non sia stata un’idea proprio geniale? Che mandare a casa una classe dirigente preparata e competente (mica tutti renziani del famigerato Giglio Magico, c’erano anche Padoan, Del Rio, Franceschini, Madia, Mogherini, Gentiloni, Orlando, Pinotti, Poletti, Martina, e poi Lorenzin, Alfano, Guidi, Calenda) sia stato un gesto di stizza nevrotica, che ha permesso ad un’altra classe dirigente, di cui ogni giorno apprezziamo competenza e saldezza democratica, di prendere il potere?

No, evidentemente non li sfiora nemmeno, l’ombra del dubbio.

Sento già qualche commento: «Ma ancora lì sei rimasto, ancora al referendum stai a pensare? Fattene una ragione, era tutto sbagliato, non poteva che andare così! Quel Governo faceva cose di destra …». Questo invece le fa di sinistra, vero?

Non posso esimermi dal pensare che quel 4 dicembre di due anni fa l’Italia abbia fatto un 25 aprile al contrario, quasi un 25 luglio al contrario, per restare alle date storiche.

Sì, proprio al contrario: ci siamo incatenati invece di liberarci, ci siamo rituffati indietro invece di buttarci una buona volta avanti, e dalla parte giusta, abbiamo chiuso la porta al riformismo, dopo averne cantato le lodi per anni.

Eravamo una speranza per l’Europa democratica, stiamo diventando un incubo. E non ce lo perdoneranno. Occhio allo spread!

Indietro non si torna, è ovvio; si dovrebbero imparare le lezioni, si dovrebbe fare tesoro della Storia, si dovrebbe …

Ricordiamocelo quando dovremo rimettere a posto questo sfacelo, quando dovremo ricostruirci una rispettabilità, quando dovremo chiedere alle vedove scozzesi, ai metalmeccanici dell’Illinois e ai pescatori norvegesi di comprarci un po’ di titoli di Stato. Su, da bravi, ché fate un affarone …!

Ma non è problema di oggi, purtroppo. Oggi dobbiamo ancora soffrire, dobbiamo ancora vedere i fuochi d’artificio della prossima Legge di Bilancio. Poi, forse, chissà …

Ma intanto adesso arriva il 1^ maggio e io mi chiederò se il brividino lungo la schiena non lo sente anche al CGIL.