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Una Greta a tutela del web

Non solo ambiente. Anche la democrazia è in pericolo a causa dell'uso manipolatorio della rete. Come sottolinea la giornalista Carole Cadwalladr.

di Ernesto Trotta |

 

Qualcosa si muove, forse. Qualcuno commenta, qualcuno segnala, qualcuno finalmente ne parla … La denuncia di Carole Cadwalladr (nella foto), giornalista inglese dell’Observer (qui il suo intervento al TED di Vancouver, qualche giorno fa, per chi se lo fosse perso) è stata troppo efficace e terrificante per lasciare indifferenti. Parlo della rete, naturalmente.

Parlo della necessità di regolamentarne la gestione e l’uso a livello globale. Più volte ho espresso le mie preoccupazioni, ed ancora mi sento in obbligo di ritornarci su, come Catone, che ripeteva Delenda Carthago! ad ogni suo intervento nel Senato Romano.

La giornalista inglese analizza quanto è pesato sulla Brexit l’uso distorto e truffaldino della rete, ma non ci vuole molto per fare gli opportuni parallelismi con la situazione qui da noi, o in un qualsiasi altro Paese democratico.

E già, perché di democrazia si parla, della possibilità di controllare ed influenzare in modo massiccio la formazione del consenso ed influire in modo incontrollato sui processi democratici. Vi sembra poco?

A me pare che questo problema abbia assunto ormai la priorità assoluta fra le tante cose che minacciano il nostro bel mondo “civilizzato”. La più pericolosa ed urgente.

Come si può affrontare il cambiamento climatico, l’inquinamento, il problema energetico, oppure il crescente divario tra poveri e ricchi, oppure ancora l’emigrazione, la speculazione finanziaria incontrollata, insomma tutti i maggiori punti di possibile crisi del nostro mondo, se non possiamo contare su un minimo di affidabilità dei processi decisionali democratici?

Se davvero (ed è vero) la rete com’è oggi permette la manipolazione incontrollata delle informazioni che finiscono sugli apparecchi di miliardi di persone, come diavolo si potrà governare un qualsiasi processo in modo democratico? Quale democrazia può resistere ad un tale attacco? Come si può minimizzare un rischio di tale portata?

Non è in discussione la rete in quanto tale, ci mancherebbe altro! Parliamo della maggiore rivoluzione nella società umana dopo la macchina a vapore, e forse anche di più. Ma come si può pensare di lasciare proliferare la giungla sulla quale la rete poggia, senza un codice di comportamento condiviso, trasparente e applicabile?

Ho già fatto rilevare che le strade, i cieli, i mari, hanno codici internazionali da decenni, se non da secoli. E così i farmaci, il nucleare, civile ed anche militare, la scienza tutta (quello che si scrive è sempre sottoposto al vaglio di tutti quelli che hanno titoli per farlo) hanno processi di certificazione internazionali. Possibile che non capiamo che non si può lasciare la rete senza regole, senza trasparenza, senza alcuna garanzia?

Abbiamo bisogno di una “Greta della rete” per fare emergere anche questo problema con l’evidenza che merita? Se crediamo ancora nella forza della democrazia, come facciamo a non capire che serve una regolamentazione a livello globale, subito, e non tra anni.

L’ONU si è dotata di organismi come l’OMS, la FAO, l’UNESCO, l’UNHCR, il Fondo Monetario, la Banca Mondiale; saranno anche dei dinosauri, ma almeno presidiano i loro settori. Perché non esiste un organismo ONU per la rete? Chi si preoccupa di richiederne l’istituzione ORA, non in un ipotetico futuro?

E i governi dei Paesi democratici, perché non agiscono, perché non se ne parla nei consessi opportuni, G7, G20, …? Il governo francese ha un sottosegretario al Digitale, Mounir Mahjoubi, che tempo fa ha sollevato il problema. Ma non è successo niente.

Chi ne parla nella campagna elettorale per le elezioni europee? Chi fa proposte operative?

C’è il timore di disturbare i grandi gestori dei Big Data? Facebook, Google, Apple, Amazon, Microsoft? O è solo pigrizia mentale nell’affrontare un problema difficile, complesso e spinoso? O, peggio, la tentazione di poterlo usare a proprio vantaggio?

Io credo che i giganti del web, se tengono alla continuità del loro business, possono essere convinti a collaborare (Zuckerberg lo ha addirittura chiesto lui ai Governi). È ora di metterli alla prova.

Non lo fa Trump, non lo fa Putin, i cinesi manco a parlarne, ma l’Europa tutta, esposta com’è per la sua frammentazione a rischi di avventure poco democratiche, cosa aspetta ad agire? Cosa fanno le forze democratiche mondiali?

Cadwalladr sarà anche apocalittica, come dice Michele Serra, ma abbiamo dubbi sulla pervasività della rete nelle nostre vite? Pensiamo sia davvero solo un gioco (The Game)? Aspettiamo che la democrazia ci crolli addosso, per fare qualcosa?