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Interventi

Il buco nero del fascismo

Il paese non ha mai chiuso i ponti con questo movimento. Il vero problema è che oggi i fascisti sono al governo, non al Salone del Libro.  

di Ernesto Trotta |

"Continuiamo così, facciamoci del male!”
(Bianca, Nanni Moretti – 1983)

È questo con ogni evidenza il vero motto della sinistra (centrosinistra, sinistracentro, fate voi!).

Non si perde mai un’occasione, a volte le si costruiscono dal nulla, qualcuno ci lavora alacremente, giorno e notte, tutto per confermare l’immagine a noi più cara: il narcisismo, la rissosità, l’inconcludenza, infine l’irrilevanza.

La faccenda del Salone del Libro di Torino e la partecipazione di un insignificante editorucolo fascista in cerca di visibilità ha fatto deflagrare una violentissima battaglia di principi, vibrate prese di posizione, richiami ai valori fondanti della Repubblica, ovviamente la Resistenza, l’antifascismo, il baluardo contro la barbarie, l’ultima spiaggia della libertà contro l’oppressione, le trincee invalicabili ...

E quindi divisioni, spaccature verticali, reciproche intemerate, richieste di autodafé e dimissioni immediate, tutte cose che a due settimane dalle elezioni contribuiscono positivamente ad un luminoso ed immancabile successo della nostra parte.

Complimenti! I nostri avversari si fregano le mani contenti.

Serve ricordare i termini della questione? Che il Salone del Libro è un evento pubblico non ad inviti, ma a pagamento? Che gli editori fascisti non sono mai mancati?

Serve ricordare che in una società liberale la libertà di espressione, qualora non infranga leggi vigenti (infatti è stata coinvolta la magistratura), è indiscutibile?

Serve ricordare che sono 75 anni che noi italiani ci arrovelliamo sul rapporto con i fascisti, rapporto MAI del tutto risolto, né dal punto di vista politico, né legale, né culturale?

Il Movimento Sociale Italiano, partito politico di chiara e mai negata origine fascista, fu fondato nel 1946, prima ancora della scrittura della Costituzione.

Ha costituito per decenni un serbatoio di voti di scorta per la destra democristiana, arrivando ad appoggiare governi e giunte, usato come baluardo estremo verso la minaccia (vera o presunta) del comunismo.

Togliatti firmò l’amnistia, la pubblica amministrazione e le forze dell’ordine riciclarono fascisti in quantità, mai un provvedimento giudiziario (in forza della Costituzione e delle leggi vigenti) ha decretato lo scioglimento delle formazioni di estrema destra non palesemente terroristiche, insomma con tutta evidenza questo Paese non ha mai chiuso i conti col fascismo.

Mi risulta che in Germania quasi tutti gli Hitler si siano fatti cambiare il cognome. E ciò non ha comunque impedito il successo elettorale (parziale) dell’AFD, chiaramente orientata verso quel mondo.

Noi abbiamo avuto dei Mussolini in Parlamento, ancora oggi un Caio Giulio Cesare Mussolini è candidato alle Europee, infine (cosa davvero più grave di tutte!) abbiamo al governo dei palesi epigoni e simpatizzanti della destra estrema che, stando ai sondaggi, godono pure del favore popolare.

E ora si scatena l’inferno per uno stand di venti metri quadri di un editore in cerca di pubblicità? A due settimane dal voto europeo e regionale? Scagliandosi contro una realtà come il Salone del Libro di Torino che di tutto ha bisogno, viste le tante pregresse peripezie, tranne che di polemiche sanguinose?

Perché è questa la goccia che farebbe traboccare il vaso e non le altre migliaia di gocce che avrebbero dovuto far traboccare non vasi, ma laghi interi?

Perché rovesciare sul Salone del Libro una responsabilità che è tutta nazionale, e vecchia di 74 anni?

Perché è adesso l’ultima spiaggia? Perché tanta veemenza non viene diretta sul vero problema di oggi, e cioè i fascisti nell’area di governo?

Dobbiamo dargli pure la patente di perseguitati, vittime dell’intolleranza antifascista? O farci prendere in giro da Matteo Salvini, che l’altra sera faceva il pesce in barile davanti a Gruber e De Angelis, palesemente spiazzati e imbambolati dalla sua faccia tosta, tanto che alla provocatoria domande (ma chi le fa le domande, il politico o il giornalista?): “E’ più pericolosa la droga o il fascismo?”, non hanno trovato la forza di rispondere forte e chiaro: “Il fascismo, perdio, nulla è più pericoloso del fascismo!”.

Ora la soluzione tardiva dell’esclusione all’ultimo momento non risolve nulla: intanto il fascista fa la vittima, e noialtri abbiamo dato l’ennesima prova di scollamento, tanto che la vittoria dell’antifascismo sembra giocata più contro quelli che avevano accolto la domanda dell’editore piuttosto che contro i fascisti stessi.

Dobbiamo tutti tenere alta la guardia contro questi rigurgiti, dobbiamo manifestare in ogni sede tutto il nostro dissenso e la nostra distanza, ma non sprechiamo le occasioni di lotta contro il fascismo di ritorno per trasformarle in una lotta intestina tra i presunti duri e puri, custodi dell’ortodossia antifascista, ed altrettanto presunti “mollacchioni” accondiscendenti, semmai proni al potente di turno.

L’antifascismo non passa solo da uno stand al Salone, che è una festa della Cultura (e la Cultura non ha paura del confronto); dovrebbe piuttosto passare per il TG2, che fa servizi su Predappio, oppure per la capacità di non farsi mettere in buca dall’improntitudine del Ministro dell’Interno.

Mi viene voglia di occuparmi di astrofisica … almeno lì i buchi neri cominciamo a capirli, a misurarli, persino a fotografarli.