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Interventi

Basta stare in panchina

Dopo il buon risultato delle europee, per il Pd scatta l'ora di entrare in campo. Al partito adesso serve un leader, non un mediatore. 

di Ernesto Trotta |

Non ci voleva molto a prevedere che un paio di milioni di voti (radicali, verdi, fantasiose sinistre di varie confessioni) sarebbero stati buttati via dalla finestra, invece di trasformarsi in 4 o 5 preziosissimi deputati in più nel Parlamento Europeo, dove le possibili maggioranze sono appese a numeri molto piccoli.

Così è avvenuto puntualmente, contribuendo al risultato abbastanza deludente della sinistra italiana.

“Deludente” perché il PD sopravvive, prende in assoluto qualche voto in meno dello scorso anno, scavalca i 5 stelle in caduta libera (vero risultato davvero positivo di questa domenica), ma resta ancora attaccato a percentuali assolutamente insufficienti per costituire un’alternativa credibile per il governo del Paese.

“Meglio l’osso del bastone”, l’ho già ricordato, ma adesso serve la carne, la sostanza vera (non voglio offendere i vegetariani), per togliere a Salvini il potere che ormai ha saldamente nelle mani.

Può il PD continuare a perdere tempo e risorse per corteggiare i partitini che non riescono a capire che da soli “giocano” alla guerra, mentre i grandi la devono fare per davvero?

Può il PD cercare compromessi con gruppetti che non hanno altro obbiettivo che non sia mettersi in mostra di tanto in tanto, facendo pure i preziosi col ditino sempre alzato?

Dispiace per persone come Emma Bonino, ma le sue scelte vanitose e presuntuose sono nefaste, inconcludenti, in definitiva autolesioniste. E siamo stufi di dirlo ogni volta.

Il PD deve recuperare consensi tra la gente normale, tra chi lavora, tra chi manda avanti la carretta, tra chi paga le tasse e non si aspetta di vivere di assistenzialismo.

Voglio essere brutale: i poveri, quelli veri, che non sono affatto cinque milioni, vanno debitamente assistiti, non coccolati. E non è affatto detto che poi ti voteranno, anzi.

L’art. 4 della Costituzione parla chiaro. Primo comma: diritto al lavoro (nessuno può impedirti di lavorare). Secondo comma: dovere di dare il proprio contributo, “concorrere al progresso materiale o spirituale della società”.

Adesso l’obbiettivo, direi meglio l’ossessione, deve essere allargarsi, crescere, trovare progetti concreti, mettere in mostra una classe dirigente giovane, preparata, vivace, coraggiosa (e per fortuna le persone non mancano!).

Usare bene i social e la comunicazione in generale, mostrarsi sempre umani e solidali ma rigorosi ed attenti alla legalità. Una società vive di regole, di comportamenti, di esempio e di valori.

Questo è il compito del centrosinistra. Il PD c’è, è vivo, ha risorse umane, culturali, organizzative. Le usi senza paura, con generosità.

Nessuno può permettersi di rimanere in attesa di tempi migliori. Bisogna alzarsi dalla panchina (chi ci sta) ed entrare in campo. C’è spazio per tutti, tutti quelli che vogliono costruire un progetto.

Salvini ha preso 9 milioni di voti, mica 20. Il PD nel 2014 ne prese oltre 11, anche se dal giorno dopo partì la guerriglia.

Ultima annotazione: basta avere paura dei leader! Senza, non si va da nessuna parte. E un leader bisogna curarlo, proteggerlo, valorizzarlo, e non delegittimarlo o azzopparlo.

Zingaretti ci provi, alzi la voce, alzi il tiro, faccia davvero il leader e non solo il mediatore. E se non è nelle sue corde, passi la mano a qualcun altro.

E vorrei metterci l’apostrofo lì nel mezzo, perché è maturo (e lo sostengo da tempo) il tempo per UNA leader del centrosinistra, contro il trucidume imperante