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Interventi

Renzi sempre nel mirino

Attuare riforme non è mai indolore. Lo sa bene l'ex premier. Ancora oggi bersaglio di critiche e inutili polemiche. 

di Ernesto Trotta |

Ma perché mai Eugenio Scalfari, dall’alto della sua quasi secolare esperienza, col peso dei suoi 95 anni, nel suo personale e commovente ricordo di Enrico Berlinguer, sente il bisogno irrefrenabile di sottolineare, alla fine dell’intervento, così, quasi all’improvviso, che “Berlinguer è il contrario di Renzi”? Che c’entra? Che ci azzecca?

Attenzione! La sua rievocazione è tutta storica, ricorda i rapporti di Berlinguer coi sovietici, i principi fondanti della sinistra (uguaglianza e libertà), la questione morale, il rapimento Moro ed il partito della fermezza … Scalfari sostiene anche che Berlinguer per primo trasformò il Partito Comunista in un partito democratico di sinistra.

Non è un commento politico sull’oggi. Eppure, alla fine, in modo apparentemente incongruo, Scalfari si sente in dovere di sottolineare che “Berlinguer è il contrario di Renzi”.

È un segno della vecchiaia? È un assillo senile? Oppure esprime qualcosa di più profondo, qualcosa di più radicato nell’animo del più autorevole commentatore politico ancora vivente?

Parrebbe incredibile che il passaggio (rapido, quasi fugace) di Matteo Renzi sulla scena politica italiana possa averne segnato così in profondità l’assetto culturale ed anche l’immaginario. Possibile?

Il caso vuole che sulla stessa pagina di Repubblica online sia pubblicata una rievocazione di Berlinguer dello stesso Renzi, nella quale egli afferma con convinzione che il suo (di Berlinguer) merito principale fu quello di “avere portato il Partito Comunista dalla parte giusta della Storia”. Affermazione molto condivisibile e non lontana dalle riflessioni scalfariane.

E allora? Perché diventa così importante sottolineare che “Berlinguer è il contrario di Renzi”?

Non voglio mettermi a fare analisi psicologiche da strapazzo: debbo però constatare che, comunque la si voglia vedere, Matteo Renzi occupa ancora i pensieri (e forse gli incubi) di certa parte della sinistra che in lui ha visto il diavolo. Un diavolo tentatore che per primo, dopo appunto Berlinguer, ha posto con estrema ed inequivocabile chiarezza il problema dei problemi: quello dei rapporti tra la sinistra ed il governo. Ovvero, una sinistra che testimonia, rappresenta, consola e conforta, ma che non governa, è inutile, anzi è dannosa, perché illude quelli che vorrebbe emancipare.

Questo lo capì bene Berlinguer negli anni Settanta e costituì la prima vera svolta impressa alla storia della sinistra. Da lì derivò il compromesso storico, il rapporto con Moro, la legittimazione a governare.

Morto Moro, la reazione fu feroce e la stagione finì in fretta. Berlinguer non ebbe la forza (o il coraggio) di fare quello che fece dieci anni dopo Achille Occhetto: togliere la parola “comunista” dal nome del Partito e approdare nella sinistra moderna, democratica ed europea.

Berlinguer non sopravvisse a quella stagione; pagò con la vita quel fallimento, passando attraverso momenti terribili (l’occupazione di Mirafiori, la difesa ad oltranza della scala mobile, la rottura con un Partito Socialista non ancora affondato nel magma del potere), tutti momenti che portarono il Partito indietro di anni.

Dopo Occhetto arrivò l’Ulivo, primo barlume di forza politica nata (tra mille difficoltà) per governare, poi di nuovo il buio dalemiano fino al 2007, al Veltroni del Lingotto (l’ho rievocato nella sua attualità non molto tempo fa), la nascita del Partito Democratico, la sua affermazione (pur non vittoriosa) nel 2008, ancora buio fitto fino all’arrivo sulla scena del ciclone Renzi, che mette il PD per la prima volta in condizioni di attuare riforme e politiche a lungo discusse, preparate, accarezzate, come la riforma costituzionale. Peccato che attuare riforme non è mai indolore …

Il resto è storia di oggi. Via anche Renzi con “damnatio memoriae”. Arriva il Governo peggiore della storia repubblicana, peggiore del continente, peggiore ma osannato e stravotato.

E le persone come Scalfari si ostinano a non voler vedere l’evidenza. Altro che un “Berlinguer è il contrario di Renzi”, buttato lì con tanto astio e nessun approfondimento!

Lasciamo i morti dove sono, non è bello né onesto strattonarli così.

Oggi si pone di nuovo e con sempre maggiore urgenza il tema del governo: abbiamo bisogno di TUTTE le migliori risorse, e non di bizzose polemiche, anche se vengono da un vegliardo da cui ci si aspetterebbe maggiore equilibrio, saggezza e lucidità storica.

Ma si sa: Renzi non ha voluto leggere tutti i libri che gli consigliava (ordinava) Eugenio Scalfari …!