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Come tornare al governo

Più che alleanze, al Pd servono programmi e idee forti per conquistare nuovi elettori.  

di Ernesto Trotta |

Forse non riusciamo a capirci, qui, tra quelli che ancora si sbattono per cercare un’alternativa di centrosinistra a questa manica di pericolosi sfasciatori che abbiamo al Governo.

Si continua a parlare (giornali, tv, social) delle possibili alleanze del PD in vista di forse probabili (ma lo sono davvero?) elezioni politiche.

Ma quali alleanze? E con chi? Con quali regole e programmi? E dove sono le altre forze politiche da coinvolgere?

Parliamo mica di quegli ectoplasmi che vagano ciascuno intorno all’1-2%, che cambiano nome e simbolo ad ogni occasione, che di fondono e si separano alla velocità della luce manco fossero protoni, che non riescono a mettere in fila due idee due, non di più?

In realtà sono solo “classi dirigenti” (nome spropositato, vista la caratura dei personaggi), totalmente fallite, autoreferenziali, inconcludenti, bizzose e rissose oltre ogni limite.

Credetemi: vanno semplicemente ignorate, dimenticate, cassate dal dibattito politico.

Attenzione: non sto parlando degli elettori, che continuano ancora, stancamente ma con incrollabile fede, a dargli un po’ di fiducia, raggiungendo comunque tutti insieme un totale che sarebbe da stolti trascurare.

No, no, parlo dei “dirigenti”, quelli che si vedono sempre in televisione, col microfono sotto il naso a pontificare su cosa e come dovrebbe essere la sinistra in Italia ed anche nel mondo (e già, perché la prosopopea è tanta da farli allargare ben oltre i confini).

Quei dirigenti che pretendono di avere tutti la verità in tasca e che per difenderla ed esporla con il proprio nome e sigillo sono disposti a frazionarsi fino alla molecola politica.

Basta! La verità non ce l’ha nessuno; qui tutti ci dovremmo impegnare per far fare al Paese, che è in stato catatonico, qualche passo avanti, anche piccolo, ma in modo coerente.

Il Partito c’è già e non ha barriere (salvo mettercele a forza!); che bisogno c’è di farne altri e poi altri, e poi altri ancora, solo per soddisfare la vanità di qualche piccolo dirigentucolo?

Mi spiace che in questa categoria siano finiti anche personaggi che per la loro storia si pensava potessero dare un contributo costruttivo. E invece no. Troppo forte è il loro desiderio di apparire, di contarsi, di mettere qualche paletto, anche se così facendo danneggiano (quella che dovrebbe essere) la “causa” comune.

Ignorarli bisogna, dimenticarli, far finta che non esistano, negare loro qualsiasi tipo di accredito. Ovviamente includo in questo novero anche i “dirigenti” del M5S.

Si parli invece con gli elettori, coi cittadini, si presentino progetti, idee forti, si discutano, si approvino, infine si portino alla valutazione dell’elettorato.

Chi ci sta, ci sta. Chi no, prego accomodarsi.

Dite che così si perde? E invece finora cosa abbiamo fatto? Abbiamo vinto?

Qui non si tratta di assurde pretese di egemonia. Si tratta di attrezzarsi per ritornare al più presto al governo del Paese con un progetto chiaro, eseguibile, comunicabile. Le idee non mancano.

Serve un leader? Certo che serve. Senza, non si va da nessuna parte. Serve un leader forte, autorevole, riconoscibile e riconosciuto.

E serve dare voce a tutta la parte attiva del Paese, a chi lavora, a chi vorrebbe crescere, svilupparsi. Ce n’è tanti, silenti magari, ma tanti. E non ci stanno ad essere trattati da idioti.

Questa è la vera politica popolare: quella che ristabilisce un contatto diretto con la parte migliore del Paese.

Basta parlare di contenitori, di strutture, di partiti e partitini.

Parliamo di come tornare al governo. Presto, il più presto possibile, prima che questa manica di pericolosi incompetenti ci porti definitivamente fuori dal mondo che conta.

Il mare è già molto agitato di suo. Affrontarlo con dei dilettanti in plancia significa davvero volersi fare del male.