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Errori fatali

La sinistra è stata disintegrata e il paese è caduto in mano a Lega e M5S. E' valsa la pena votare NO al referendum costituzionale? 

di Ernesto Trotta |

Siamo tutti giustamente molto amareggiati dal momento terribile che stiamo attraversando, con un Governo di pericolosi incompetenti ed un’opposizione che stenta a trovare una strada per incidere sulla situazione politica.

È un momentaccio, davvero, e non so a quale altro frangente paragonarlo, nella storia della nostra Repubblica (che ha solo pochi anni più di me).

Viene voglia di mandare tutto e tutti al diavolo e partire per qualche Paese straniero dove il buon senso e la razionalità abbiano un po’ più di spazio (non ce n’è tanti, ma qualcuno c’è).

Però, dato che per adesso siamo ancora qui, “hic Rhodus hic salta”.

E non mi pare il caso di saltare a piè pari sulla storia recente del nostro disgraziato Paese.

Nel senso che attribuire alla sconfitta del referendum costituzionale del 2016 la responsabilità della situazione odierna è a mio avviso corretto (e lo si disse anche allora che tempi bui si sarebbero prospettati…), ma presentarlo come un ghiribizzo capriccioso di Matteo Renzi mi pare francamente esagerato.

Napolitano gli aveva dato l’incarico di Governo con il compito esplicito di procedere alla riforma istituzionale ed al cambiamento della legge elettorale (il famigerato Porcellum), incarico puntualmente eseguito con ben sei passaggi in Parlamento senza la fiducia ed una legge elettorale che aveva comunque ottenuto la maggioranza. Ciò malgrado il clamoroso e bizzoso voltafaccia di Berlusconi, questo sì un errore di dimensioni colossali, che ne ha probabilmente segnato la fine politica definitiva.

La famosa personalizzazione sarebbe avvenuta comunque, anche se Renzi avesse fischiettato allegramente invece di esporsi così come fece.

Era evidente infatti la volontà del vasto fronte conservatore ad addossare a lui tutte le responsabilità, in modo da poterselo togliere in fretta dai piedi.

La riforma riproponeva vecchi cavalli di battaglia sul tappeto dal tempo di Aldo Bozzi, trasformava le nostre istituzioni in una democrazia decidente, limitando consociativismi, corporativismi e quant’altro.

Era frutto di compromessi né più né meno come quella del 1948, e come quella conteneva cose molto apprezzabili insieme a cose certamente meno eclatanti. Era comunque un passo avanti assolutamente necessario.

Il referendum, non una libera scelta ma un obbligo costituzionale dovuto alla defezione di Berlusconi, pareva una pura formalità, fino a quattro mesi prima del voto, quando si scatenò la campagna per il NO, ma soprattutto per la defenestrazione del Renzi medesimo. L’occasione era infatti troppo ghiotta…!

Ora sappiamo e vediamo quali conseguenze nefaste quella campagna scellerata abbia avuto, come essa abbia aperto un lungo periodo di instabilità, di crisi profonda nel centrosinistra, una voragine dalla quale sono usciti mostri che adesso facciamo fatica a controllare. Ne è valsa la pena? Qualcuno si pone questa domanda?

Quel referendum non era molto meno importante di quell’altro istituzionale che ci regalò la Repubblica il 2 giugno 1946.

Cosa sarebbe successo se avesse vinto la monarchia, per la quale votarono, non dimentichiamolo mai, anche i primi due Presidenti della Repubblica, De Nicola ed Einaudi.

Persero loro, per fortuna, vinse la Repubblica e la storia del nostro Paese prese una strada moderna.

Il 4 dicembre 2016 è avvenuto il contrario, e ne stiamo pagando care le conseguenze. Esagero?

Sui dati economici poi non mi pare ci sia tanto da discutere: nel 2014 la situazione era molto diversa da quella che trovò Monti alla fine 2011, su questo non ci piove.

Renzi ed il suo governo fecero il possibile per cavalcare quella ripresina, con risultati forse non esaltanti, ma certamente non irrilevanti.

Perlomeno si usarono molti tasti, forse anche troppi, e gli 80 euro erano uno di questi ma non l’unico (chiedete a Padoan e Calenda quanto fu fatto per le imprese), ma il Paese comunque si rimise in moto ed una serie molto lunga di argomenti furono affrontati in modo non fittizio, con riforme non di facciata.

Che non piacquero a tanti, questo è innegabile, e scatenarono reazioni inconsulte.

Il resto è storia di oggi. Zingaretti intanto ha messo alle Riforme Istituzionali un esponente del fronte del NO al referendum. Qualcosa vorrà dire…!