Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Sei riforme per governare

Istituzioni, Ambiente, Tecnologia, Lavoro, Migrazione, Sicurezza: se il Pd vuole tornare a governare, deve parlare di riforme.

di Ernesto Trotta |

Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, e le attuali conclusioni…,
anche se qui nessuno accetta il “crucifige”
e così sia…

Dopo esserci amabilmente baloccati sulla storia ed il futuro di Matteo Renzi (purtroppo è un baloccamento un po’ triste, visti i risultati), bisogna inevitabilmente e di corsa ritornare alla fredda attualità e mettersi seriamente a pensare alle cose da fare.

Renzi o non Renzi, non può esserci nessuna persona di buon senso che non senta l’urgenza di preparare una proposta politica alternativa a quel pastone immangiabile che ci stanno propinando i gialloverdi (o verdegialli, visti gli attuali rapporti di forza), con dovizia di disinformazione, tendenziosità, e direi anche perversa fantasiosità.

Deve farlo il PD, in quanto unica forza politica organizzata e, seppur litigiosa, viva e vegeta, come deve farlo chiunque senta la necessità di chiudere questa incredibile parentesi (sperando che lo sia davvero) di follia della politica italiana.

Auspico vivamente che la si smetta di parlare di contenitori (nuovi partiti, partitini, movimenti e aggregazioni varie) e che si parli solo di contenuti, di proposte, di riforme, di norme da inventare, elaborare e portare come programma alternativo di governo. Su queste proposte (quando ci saranno) si cercherà il consenso maggioritario degli elettori (evviva la vocazione maggioritaria!).

Credo che tutti dovremmo sforzarci di mettere in fila alcuni (pochi) temi imprescindibili, da elaborare e sottoporre alla cittadinanza. Io ci provo, con nessuna pretesa di essere né esaustivo né convincente.

Le istituzioni - Pensiamola come vogliamo sul referendum del 2016, ma resta intatta l’urgenza di mettere mano ad un aggiornamento della Costituzione e di conseguenza alla legge elettorale. Andare verso una democrazia decidente può spaventare qualcuno, visti i campioni che abbiamo al potere, ma nessuno Stato moderno può sopravvivere senza che la classe dirigente diriga davvero, assumendosi tutte le responsabilità di quello che combina. L’elettorato deve saperlo, quando vota, ed il quadro politico deve conformarsi come serve (e non viceversa).

L’ambiente - Greta o non Greta, tutto il mondo sta finalmente cominciando a percepire che si tratta di una sfida imprescindibile per la difesa della nostra civiltà, in senso davvero molto lato.

Primum vivere, deinde philisophari. Possiamo discutere quanto vogliamo di politica, ma se le condizioni di sopravvivenza delle nostre civiltà sono a rischio, finiremo per discutere intorno ad un cadavere. Questo tema si porta inevitabilmente appresso il cosiddetto modello di sviluppo (qualsiasi significato vogliamo dare al termine). Per risolvere il problema servono studi, ricerche, sperimentazioni, investimenti, tutta roba molto impegnativa sia dal punto di vista culturale che finanziario. Servono apertura mentale e di portafogli. Guai a entrare in una recessione, che toglierebbe l’ossigeno agli sforzi necessari per affrontare e possibilmente risolvere il problema. Parliamo di riscaldamento globale, ovviamente, ma anche di approvvigionamento energetico e qualità delle fonti vitali (aria, acqua, mari, …).

Le migrazioni - Sono e saranno molto connesse col tema precedente, come è stato ampiamente dimostrato. Si fugge da condizioni pessime in cerca di condizioni migliori. È così da migliaia di anni e così sarà per sempre. Non è un’emergenza, è una condizione strutturale. Ciò non toglie che essa vada gestita con regole, buonsenso, umanità e rispetto della dignità delle persone. Bisogna mettere in campo tutto quello di cui possiamo disporre su accoglienza, integrazione, formazione, rispetto della legalità, ordine pubblico, ma anche investimenti ingenti e mirati nei paesi africani. L’Africa è la chiave del nostro futuro prossimo: un gigantesco problema oppure una gigantesca opportunità; una bomba demografica oppure un formidabile terreno di sviluppo per tutta l’economia globale. Già nell’Ottocento il mondo occidentale ha fatto terribili disastri in quell’area, ora bisogna agire con raziocinio e lungimiranza.

La sicurezza e la legalità - È innegabile che il cittadino dell’occidente, non solo quello italiano, si senta oggi più minacciato nel suo benessere, nella sua persona, nei suoi beni. Inutile cercare di convincerlo con le statistiche: bisogna restituirgli il “senso” della sicurezza e questo lo si fa da una parte con un forte presidio del territorio, dall’altra migliorando le prospettive di vita, quindi creando sviluppo ed occasioni di promozione sociale. Non è estranea al punto l’equità e la fedeltà fiscale, sia a livello di Stati (paradisi fiscali) che di cittadini.

La formazione ed il lavoro - Sono argomenti da non scindere mai. Il mondo moderno è diventato troppo complicato per illudersi che il lavoro prescinda dal “saper fare”. L’educazione e la formazione dei giovani va curata in modo maniacale e va mantenuta lungo tutto l’arco della vita. Oggi non si impara più un mestiere (che sia il falegname o l’astrofisico) per sempre: la tecnologia, alla quale non vogliamo e non dobbiamo rinunciare, ci richiede un continuo aggiornamento tecnico e culturale, aggiornamento che coinvolge ed accomuna tutti i “produttori” (la famosa “alleanza tra produttori”), imprenditori e dipendenti, pubblici e privati, più o meno specializzati, cittadini attivi, insomma.

La tecnologia - Permea tutti i punti precedenti, ma una cosa serve in modo assoluto ed urgente: la regolamentazione dell’uso e della gestione della rete. Fino a quando non saremo ragionevolmente sicuri che non sia facile manipolare le opinioni dei cittadini ed usare la rete ed i social come arma di offesa e disinformazione, tutto quanto sopra poggerà sull’acqua e sarà in ogni momento messo a repentaglio da forze incontrollabili. Servono regole, procedure, codici internazionali chiari e stringenti. Poi ci sarà sempre chi li viola, ma almeno ci saranno mezzi certi per perseguire i violatori e chiari modelli di comportamento.

Ecco, a me pare che ci sia materiale in abbondanza per stilare un programma di governo intorno al quale aggregare consenso.

Si usino Leopolde, circoli, comitati, bar, spiagge e bocciofile per elaborare e veicolare proposte. L’importante è parlare di quelle e solo di quelle. La classe dirigente del centrosinistra dovrebbe rinfoderare il narcisismo e l’orgoglio personale (avessi detto un prospero, dicono da qualche parte!) e mettersi al servizio di un progetto di questo tipo. Non ci mancano né le idee né le risorse umane; ne abbiamo da vendere. E non è escluso che qualcuna vada proprio venduta, se insiste a parlare di ceti politici, di alleanze, partiti e partitini invece che concentrarsi sui progetti e le proposte.

Il leader? Sarà indispensabile, ovvio, ma non escludo che il processo di preparazione non evidenzi e selezioni “naturalmente” il più adatto. Dopotutto, Darwin non ha parlato invano…