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Riforme per governare / Ambiente

La sua difesa fa parte del DNA della sinistra e comporta scelte importanti. E anche grandi opportunità, come sostiene Renzo Piano.    

di Ernesto Trotta |

L’ambiente, dicevamo…

Greta o non Greta (ma meno male che c’è), pare stia finalmente diventando chiaro a tutti (forse persino a Trump, che comunque ha sentito l’odore dei soldi…) che non è argomento da fighetti radical-chic, ma un problema globale con implicazioni tecnologiche, economiche e sociali non ancora del tutto prevedibili, ma certamente poco piacevoli per il genere umano.

Primum vivere…, dicevo. Infatti, è delle possibilità di vita della nostra specie che stiamo parlando. Tutta la politica poggia su quello, destra sinistra centro, tutto. Ma le soluzioni NON sono proprio tutte bipartisan. Anzi.

Bisogna avere ben chiaro in mente che la soluzione NON è tornare al Settecento o prima, NON è abbassare i livelli del tenore di vita, NON è penalizzare i popoli che stanno faticosamente uscendo dal sottosviluppo e che chiedono energia per migliorare il proprio livello di benessere, NON è insomma una decrescita, felice o infelice che sia, che provocherebbe solo disastri sociali non gestibili.

La soluzione è studiare, studiare, studiare, alzare il livello delle conoscenze diffuse a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’università e oltre, quindi investire in ricerca e sviluppo, sperimentare soluzioni anche ardite, investire nelle infrastrutture, nelle imprese, nelle attività che possono contribuire a modificare in tempi certi il nostro ormai critico rapporto con l’ambiente.

Insomma, servono tanta intelligenza, tanta scienza e soldi, tanti soldi: guai quindi ad entrare in una recessione, che bloccherebbe tutto lasciandoci disarmati di fronte ad un degrado che noi umani abbiamo provocato e che solo noi possiamo riparare.

Serve “un nuovo modello di sviluppo”? Non so esattamente cosa questo voglia dire, ma certamente servirà cambiare, e forse non di poco, le nostre abitudini di vita, le nostre competenze, i nostri lavori, anche i prodotti, le cose che compriamo, consumiamo, ma non necessariamente cambiarle in peggio e nemmeno in modo traumatico. Dipenderà da noi gestire in modo razionale il passaggio ad un mondo più in equilibrio con l’ambiente, qui da noi nel mondo occidentale e soprattutto in Africa, dove il cambiamento climatico è uno dei moventi principali delle emigrazioni di massa (argomento della prossima puntata).

Tre sono i problemi principali:

  • L’emissione in atmosfera di gas serra, in primo luogo l’anidride carbonica, che viene emessa soprattutto bruciando i combustibili fossili, e poi il metano, principalmente emesso dagli allevamenti; quindi ridurre progressivamente l’utilizzo delle fonti fossili a favore di fonti rinnovabili (solare nelle varie tecnologie conosciute, eolico, geotermico, idroelettrico, marino, biomasse, …) e riutilizzare il metano.
  • L’efficienza energetica, ovvero fare le stesse cose, o di più, usando in assoluto meno energia, qualunque sia la sua provenienza.
  • La qualità dell’ambiente (aria, terreni, acque, mari, da cui dipendono le nostre possibilità di sopravvivenza).

Non c’è da fare drammi né creare allarmismi catastrofici; non partiamo da zero, ci sono idee, conoscenze, esperienze utili, anzi preziose; bisogna solo studiare e lavorare tanto, senza perdersi in inutili polemiche sugli aspetti morali della faccenda. La natura non conosce il bene ed il male: un meteorite, un violento terremoto o l’esplosione di una caldera gigante possono fare danni molto maggiori. Cionondimeno anche noi, esseri senzienti e dotati di saldi principi morali, danni (in primis a noi stessi ed alla nostra capacità di sopravvivenza) ne abbiamo fatti e ne continuiamo a fare. Adesso forse abbiamo capito e dobbiamo operare di conseguenza.

Renzo Piano (che nel frattempo ha meditato la lezione di architettura impartitagli dal preclaro ministro Toninelli) ha lucidamente spiegato qualche giorno fa che la difesa dell’ambiente è un’enorme opportunità di business, altro che onere per la collettività!

C’è da creare, sperimentare, costruire, gestire, sviluppare nuove professionalità e competenze tecniche, posti di lavoro; insomma c’è da costruirci sopra quella che tutti chiamano “green economy”.

È un settore tutto da valorizzare e nessuno impedisce all’Italia ed all’Europa di acquisire una posizione dominante nel settore. Questo sì che dipende dalla politica industriale dei Governi. Solo che bisogna parlarne, forte e chiaro, assiduamente, con precisione, determinazione e competenza. Nel centrosinistra non mancano certo capacità, esperienze, visione. Tiriamole fuori e martelliamo i media: facciamo vedere che noi sappiamo di cosa parliamo, noi abbiamo le idee chiare, e gli altri no. Oppure fanno orecchie da mercante.

L’innovazione (e non c’è nulla di più innovativo che ripensare il nostro rapporto con l’ambiente) è connaturata alla sinistra, è nel suo DNA. Vogliamo litigare anche su questo? O vogliamo parlarne solo con qualche pseudo-leaderino delle ennemila formazioni cosiddette “verdi”?