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Procedura d'infrazione rimandata all'autunno

A meno che il governo non si convinca a dare priorità alla stabilizzazione finanziaria nella Legge di Bilancio 2020. 

di Intesa Sanpaolo |

In un comunicato diffuso ieri, la Commissione UE ha deciso di non proporre al Consiglio l’apertura di una EDP basata sul criterio del debito per l’Italia. Secondo la Commissione, l’aggiustamento di 7,6 miliardi presentato dal governo italiano vale lo 0,4% di PIL in termini nominali ma è anche maggiore in termini strutturali (8,2 mld ovvero lo 0,45% del PIL). Pertanto, il pacchetto consente di abbassare il deficit 2019 dal 2,5% previsto dalla Commissione nelle Previsioni Economiche di Primavera al 2,04%, e soprattutto implica un miglioramento strutturale quest’anno di due decimi (anziché un peggioramento della stessa entità stimato precedentemente). Tenuto conto della flessibilità di 0,18% già concessa per “eventi anomali” (da confermare ex post sulla base dei dati a consuntivo 2019), l’andamento del saldo strutturale quest’anno mostrerebbe un aggiustamento di 0,4%, rispettando “nella sostanza” la regola per l’anno corrente e compensando sia pur “in parte” il deterioramento del 2018. In pratica, il rispetto “di massima” del criterio sul saldo strutturale (comprensivo di clausola di flessibilità) nel 2019 ha consentito alla Commissione di “chiudere un occhio” sul mancato rispetto della regola sul saldo strutturale nel 2018 e della regola del debito nel 2019 (che nelle nostre stime è atteso salire di oltre un punto quest’anno, visto che continua a non esserci traccia del previsto pacchetto di privatizzazioni per un punto di PIL).

Per il 2020, la Commissione:

- prende atto delle rassicurazioni del governo italiano, che in una lettera inviata il 2 luglio a Bruxelles ha ribadito l’impegno a implementare un ulteriore sforzo strutturale in linea con le regole del Patto di Stabilità e Crescita, in particolare attraverso un nuovo processo di spending review e una revisione delle tax expenditures, assieme al miglioramento tendenziale dei saldi derivante dall’andamento migliore del previsto osservato quest’anno;

- oltre a monitorare l’implementazione delle misure proposte per l’anno in corso, si assicurerà che il budget 2020 sia rispettoso delle regole del Patto, e verificherà, nel contesto del Semestre Europeo, la realizzazione delle riforme strutturali incluse nelle raccomandazioni specifiche per Paese.

In pratica, il governo ha guadagnato tre mesi di tempo, ma lo scontro con la Commissione potrebbe ripresentarsi in occasione della prossima sessione di bilancio. In teoria, secondo le ultime raccomandazioni-Paese, la richiesta all’Italia per il 2020 è di ridurre il disavanzo strutturale di 0,6%, e la spesa pubblica primaria netta dello 0,1% del PIL.

Poiché il deficit strutturale era stimato peggiorare di 1,2% nelle Previsioni Economiche di Primavera, la manovra restrittiva da implementare per ottenere un pieno rispetto del Patto sarebbe pari all’1,8% del PIL ovvero circa 33 miliardi.

Pare improbabile che la Commissione imponga una manovra di tale entità, tuttavia sembra parimenti difficile che Bruxelles possa accettare viceversa un deterioramento del saldo strutturale (dunque l’asticella minima sarebbe all’1,3% del PIL, circa corrispondente all’ammontare delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette ovvero 23 miliardi).

Nelle stime del governo nel DEF di aprile, basterebbe una piena copertura delle clausole di salvaguardia per ottenere un lieve miglioramento del saldo strutturale. Tenuto conto degli effetti sui saldi tendenziali dell’andamento migliore del previsto osservato quest’anno (sotto diverse ipotesi: se gli effetti di tax compliance della fatturazione elettronica fossero confermati come strutturali, se i risparmi da reddito di cittadinanza e quota 100 risultassero dell’ordine di 5-6 miliardi l’anno prossimo, se fosse confermato nei prossimi mesi il calo dei rendimenti dei titoli di Stato con conseguente risparmio sulla spesa per interessi), l’asticella potrebbe abbassarsi attorno a 15 miliardi. Ma se a tali risorse dovesse sommarsi la necessità di coprire il primo modulo della cosiddetta flat tax per le famiglie, l’ammontare della manovra salirebbe a 30 miliardi.

Insomma, la partita più importante è tutta da giocare, e sarà quella relativa alla Legge di Bilancio 2020. Il compito di evitare una procedura d’infrazione in autunno appare arduo, a meno che i partiti di governo si convincano a dare priorità alla stabilità finanziaria rispetto alla comprensibile attenzione al consenso politico interno.