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Interventi

Riforme per governare / Tecnologia

La democrazia è in pericolo. Serve un codice di comportamento per il web. Ma finora nessuna forza politica ha avanzato una proposta simile. 

di Ernesto Trotta |

Adesso era il padrone del mondo, e non sapeva affatto che cosa fare in seguito.
Ma avrebbe pensato qualcosa.
(2001: Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke)

 

La tecnologia è figlia del fare, è il frutto della capacità, specifica dell’essere umano, di trasformare il mondo intorno a lui; comincia con il fuoco, la piroga, l’aratro, la ruota, arriva fino all’intelligenza artificiale e poi chissà cos’altro ci aspetta in futuro.

L’homo sapiens è ed è sempre stato un animale tecnologico, uno che guarda, capisce, elabora, adatta, sbaglia, corregge, modifica, perfeziona, sempre, di continuo.

Ha affinato gli strumenti, ha inventato il metodo scientifico, è sempre andato avanti a risolvere problemi, producendo oggetti, macchine per alleviare la fatica, per aumentare la qualità del proprio livello di vita e la durata della vita stessa, arrivando a traguardi considerevoli ed impensabili. Dall’uomo scimmia di 2001 ad oggi qualche centinaio di miliardi di persone hanno cambiato il mondo, e a volte anche in modo sconsiderato …

Tant’è: oggi la tecnologia occupa grande parte nella nostra esistenza, costituisce parte dei nostri problemi ma fornisce anche buona parte delle soluzioni.

Non possiamo considerarla con sufficienza, men che meno con fastidio, anche se ci costringe ad apprendere modi di fare che a molti sembrano solo complicazioni.

Ma provate a restare sei ore di fila senza corrente elettrica, come è capitato a me per ben due giorni di seguito, nel pieno centro di Torino, e poi ditemi se non vi sembra di impazzire…

Dobbiamo per forza convivere, apprendere, gestire… ma sulla necessità della formazione continua ho già scritto.

Qui invece voglio tornare brevemente sul punto che ritengo particolarmente delicato: quello della gestione e dell’uso della rete, che oggi, e domani sempre più, sarà l’infrastruttura che ci metterà a disposizione la tecnologia di cui abbiamo bisogno.

La rete, che Alessandro Baricco ha ribattezzato The Game, perché ci trasporta nei suoi meandri attraverso le tecniche allettanti del gioco, tra le tante realizzazioni tecnologiche dell’essere umano, ha un impatto formidabile sul funzionamento delle nostre società. E noi continuiamo a considerarla con colpevole leggerezza.

È vero, sempre più si producono iniziative, allarmi, avvertenze, ma un’azione corale, coordinata, finalizzata a stabilire regole valide per tutti, non ancora si vede.

Eppure, il rischio di condizionamento pesante dei nostri delicati meccanismi di costruzione del consenso è sotto gli occhi di tutti, il rischio di imbarbarimento dei rapporti interpersonali è evidente a chiunque abbia voglia di passare anche solo mezz’ora a girare sui vari tipi di social. È semplicemente inaccettabile, spesso schifosamente inaccettabile, ma il livello di coscienza non è ancora sufficiente, la misura non ancora colma.

Tutti i mezzi di comunicazione di massa, lo sappiamo da decenni, influenzano e pilotano i modi di pensare … e di votare. Non è una novità, ma la capillarità e soprattutto la bidirezionalità (non solo leggo o ascolto, ma scrivo) dei social è davvero un’altra cosa. Bellissima ma anche terribile.

Per non farla troppo lunga io sostengo l’estrema urgenza di provvedimenti generali (roba da ONU o almeno da UE) su un punto essenziale: la trasparenza. Solo se si impedisce la gestione anonima di server, provider, account, e di chiunque lavori nella e sulla rete si potrà garantire un minimo di correttezza e di rispetto per tutti gli utenti. Oggi non è così, chiunque può camuffarsi, nascondersi e colpire, dall’hater di paese al creatore di fake-news, alle stazioni di disinformazione metodica e scientificamente organizzata.

Intendiamoci, stabilire regole non vuole dire risolvere il problema, ma almeno si creerebbe un quadro normativo al quale fare riferimento e si aprirebbe la possibilità di perseguire i contravventori.

Fare un Codice della Strada o della Navigazione non impedisce gli incidenti, gli abusi, le violazioni, ma almeno dice a tutti come comportarsi, con avvertenze e pene.

Non si capisce perché questo, applicato alla rete, si trasformerebbe in un’intollerabile limitazione della libertà di espressione!

Un mio collega di università, nel tardo ’68, si definiva “anarchico rousseauiano” (qualsiasi cosa questo potesse significare) e sosteneva che bisognava fregarsene dei semafori, intollerabili coercitori della libertà umana: lo guardavamo tutti con sospetto ed anche un po’ di compassione (non so che fine abbia fatto: spero non sia stato investito mentre attraversava col rosso).

C’è poco da scherzare: se oggi le cosiddette democrazie illiberali (e quelle che vorrebbero diventarlo, come forse pianifica il rozzo ma spregiudicato Salvini) sono così ferrate ed attrezzate in materia, vuol dire che la minaccia per le democrazie liberali è concreta. Sta alla politica disinnescarla, e approfittare per stabilire anche delle opportune regole fiscali su profitti stratosferici, assolutamente fuori controllo.

Insomma, abbiamo un potenziale mostro tra le mani e dobbiamo imparare ad addomesticarlo prima che ci divori.

Non c’è nessuna forza politica che ponga la questione con la dovuta energia e centralità, come se si facesse fatica a capire che ogni ragionamento politico, su qualsiasi soggetto, se viene distorto, condizionato, manipolato attraverso i meccanismi oscuri della rete, viene stravolto e reso inutilizzabile, anzi può venire rivoltato come un calzino.

È un fatto di civiltà dei rapporti umani: come si fa a non capirlo, a non esserne spaventati e non correre a prendere provvedimenti?

È di nuovo ora di pensare qualcosa …