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Giochi da spiaggia

Fuori la Lega e dentro il PD. Ecco l'ipotetico ribaltone per salvare il governo e mandare Salvini all'opposizione. Con il placet di Conte. 

di Ernesto Trotta |

Eccolo ancora l’ipotetico ribaltone, nel quale il PD potrebbe sostituire la Lega nel Governo di Conte, per salvare la legislatura e soprattutto mandare Salvini all’opposizione.

Vecchio tormentone: se ne parla da un anno e più, e adesso arriva Franceschini, con Sassoli, e chissà chi altro, a far ventilare di nuovo l’idea. E Cerasa, sul Foglio, gli dà un certo spazio.

Persino Repubblica, col grande vecchio Scalfari, rivaluta a statista il premier Conte e auspica …

Io capisco tutto (o almeno ci provo): la politica è l’arte del possibile, nulla è mai definitivo, tutto può essere preso in considerazione, serve laicità, pragmatismo, ecc. ecc. ecc. E poi un ex-democristiano come Franceschini non si spaventa di nulla, figuriamoci di ipotizzare un accordo con Conte e Di Maio … Scalfari s’era pure innamorato di De Mita …

D’altronde le vie del potere sono infinite e quindi “mai dire mai”.

Ma questa cosa, oltre che essere un simpatico giochino da spiaggia, potrebbe in qualche modo stare in piedi? Potrebbe diventare davvero un’opzione sul tavolo? Che condizioni si dovrebbero creare perché diventi qualcosa di più di una boutade?

Nella storia della Repubblica ne abbiamo viste di tutti i colori, e anche all’estero: in Germania, dopo una campagna elettorale tutta contro l’ipotesi di Grande Coalizione coi Democristiani, la SPD ha dovuto accettare l’invito del Presidente a rimettersi al tavolo con Merkel per far partire una legislatura che correva il rischio di capottare in parcheggio. Schultz si è dimesso, ma ha ubbidito e così è ripartita la tanto deprecata Grande Coalizione di governo.

Lì però parliamo di partiti veri, di politici veri, di professionisti seri, che a viso aperto affrontano le situazioni da adulti e da adulti le risolvono, con poche sbavature e dirette responsabilità personali.

Qui parliamo di Di Maio, di Casaleggio, di Grillo e Di Battista, forse Fico e Toninelli, Lezzi e Taverna, Crimi e Bonisoli: quanto di più improbabile la politica italiana ha fornito in settant’anni di storia.

Di che si parla con questi qui? Quali programmi, quali ipotesi politiche, quale approccio alla realtà, con gente che ha fatto perdere a Torino e Roma le Olimpiadi ed anche la faccia, rischia di mandare a monte l’accordo sull’ex-ILVA di Taranto, perde tempo con insulse analisi sulla TAV (che sa benissimo di non poter fermare), minaccia di rovinare i Benetton e poi li chiama per entrare in Alitalia anche se fanno “precipitare gli aerei” (Di Maio dixit!), e via così fino al «questo lo dice lei» e «ma che cosa ci va a fare uno a Lione, col treno?».

Ci vuole fantasia, tanta fantasia.

Proviamo allora ad immaginare la telefonata del “capo politico” Di Maio al Segretario Zingaretti.

«Pronto, Nicola, sono Giggino; ti chiamo con una SIM del Venezuela (o del Cile, non mi ricordo mai) perché le altre me le intercetta Salvini col KGB. Telefonata breve, mi raccomando. Ti faccio una proposta».

Nicola resta un po’ imparpagliato (dopotutto è il fratello del Commissario), ma all’apparecchio non c’è Catarella, quindi può essere davvero Di Maio.

«Dimmi, cosa vuoi? Stai cercando un posto in Regione per la Raggi? Guarda che non se ne parla nemmeno!».

«Ma no! Raggi e Appendino le mando a Mediaset; qualcosa trovano da fare, le sindachine, che ne so. No, no, ti volevo proporre un inciucio. Non riattaccare, non sto scherzando!».

«Inciucio a me? Mica sono D’Alema, io!» fa piccato Nicola.

«No, Nico’, è che qua co ‘sto Salvini nun si campa cchiù; chillo sta niscenn’ pazz’ e fa uscire pazzo pure a me. S’è miso in capa idee grandiose, vuole fare ‘o Ggenerale, Capitano nun basta cchiù. Soffre ‘e mania di grandezza, vuole parlare solo con Vladimir, o Donald, ma quelli manco sanno chi è, lui lascia i messaggi sulla segreteria telefonica e loro non lo richiamano. Ha mandato gente a Mosca, ma hanno fatt’ nu casino che nun t’o dico, tanto ‘o ssai! E io aggio perduto ‘o suonno e ‘a fantasia!».

«E mo’ che vuoi da me, Giggì? Pure io tengo i guai miei; qua mi tolgono la vita, un giorno sì e l’altro pure: e chi rivuole la “vocazione maggioritaria”, chi vuole rifare lo Statuto, chi vuole fare accordi e compromessi, la corrente di chi non vuole le correnti, Renzi è un tarlo con le fake news, non si sta mai zitto, Calenda che pure da Bruxelles mi tempesta coi video su Facebook, e Sala che si crede La Guardia, …».

«Pecché, nun fa cchiù ‘o sindaco a Milano, mo’ fa ‘o viggile urbano …?».

«No, Giggì, non hai capito, poi un’altra volta ti spiego. Ma tu che vuoi da me?».

«Nico’, facciamo ‘o Governo insieme. Non lo dicimmo a nisciuno, ma io faccio le proposte che mi dici tu e tu me le fai votare. Nessuno se ne accorge e Salvini lo mettiamo KO in quattr’ e quattr’otto. Tu mi passi nu poco di ministri bravi, che vanno a stare insieme a questi miei, che sonn cchiù ciofeche di me, e gli danno i consigli giusti. Guarda che o’ Premier Conte ci sta: a lui gli basta che resta là a fare ammuina; pure Casaleggio è d’accordo: quello non sape cchiù che pesci pigliare, è rimasto alloccoluto. Grillo non ne parliamo neppure: continua a chiamare “i suoi meravigliosi ragazzi” e nessuno gli risponde. Qua pare l’otto di dicembre».

«Settembre, l’otto di settembre: l’otto dicembre è quasi Natale. Ma fammi capire, Giggì, tu vuoi che io ti sostituisco i voti di Salvini e ti do pure le idee per governare? E a me che me ne trase? Cioè, che ci guadagna il Piddì».

«Come che ci guadagna? Voi diventate i salvatori della Patria, i responsabili, quelli seri, facite comm’ co’ Monti. Perché co’ isso sì e co’ nui no? Poi alle prossime elezioni vi diamo un poco di seggi sicuri, dove si vince facile».

«Giggì, forse c’hai le idee confuse. Voi alle prossime elezioni prendete poco o niente. Che mi vuoi dare, che non ti rimangono manco gli occhi per piangere?».

«Nico’, io ti posso pure fare una proposta sconvolgente: facciamo un partito nuovo e lo chiamiamo “Partito Democratico a Cinque Stelle”. Un successone, ti faccio aiutare da Rocco Casalino che ne capisce, potete pure aumentare i prezzi, come l’hotel Fritz».

«Ritz, Giggino, Hotel Ritz, cinque stelle superiore. Tu lo sai come diceva Totò? Ma mi faccia il piacere …!».

Ecco, una roba così. Grandioso, formidabile, politica davvero creativa, ore e ore di talk show, paginate e paginate sui giornali, pure all’estero, ché tanto ormai dall’Italia si aspettano di tutto.