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In nome del popolo italiano

E' la formula che precede ogni sentenza. Eppure la maggioranza degli italiani non crede più a nulla. Tanto meno nella Giusitizia. 

di Giorgio Cavagnaro |

Con le cinque parole che formano il titolo di quest’articolo inizia la lettura in aula di ogni sentenza emessa dalla magistratura italiana.

È una formula così solenne e democratica, nella sua scarna precisione, da suonare disarmonica rispetto al momento storico che il nostro Paese sta vivendo.

Il popolo italiano, il garante ultimo di Giustizia richiamato quotidianamente nelle innumerevoli sedi di processo, quali caratteristiche comuni ha, chi è realmente oggi?

Per me è un agglomerato di individui che, in maggioranza, non crede a quasi niente.

Non crede che le centinaia di vittime falciate da bombe, mitraglia e attentati di ogni tipo, abbiano mai avuto davvero Giustizia, e mai l’avranno.

Non crede di esercitare fino in fondo il libero arbitrio nell’unico momento, le elezioni politiche o amministrative, in cui è chiamato a esprimere la sua volontà.

Non ci crede perché la propaganda impiegata dalle parti politiche è intrisa in modo imbarazzante e metodico da quelle che oggi si chiamano fake news, diffuse scientificamente sui mezzi di informazione.

Non ci crede perché è abituato a considerare l’influenza straniera nelle decisioni nazionali una costante fissa dalla nascita della Repubblica.

Non ci crede perché non crede nella politica tout court, come strumento imprescindibile per migliorare le cose.

Crede che le forze dell’ordine non facciano sempre correttamente il loro dovere, e che cadere per una qualunque circostanza nelle mani dei Carabinieri, della Finanza, della Polizia o della magistratura costituisca un rischio per la propria incolumità o per i propri beni personali.

Crede che chi è potente abbia i mezzi per sfuggire ad ogni condanna, anche le più gravi e ignominiose.

Non crede più in nessuna religione, pur continuando ad andare in chiesa la domenica a pregare un Dio in cui non ha, di fatto, nessuna fiducia.

Non crede nemmeno nella regolarità del campionato di calcio, pur discutendo la settimana intera di 4-2-3-1, pressing alto e intensità di gioco.

Vi riconoscete in questa fotografia amara, o sono stato troppo pessimista?