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La realtà travisata

Con gli ideali non si governa. Ci vogliono idee, pragmatismo, inclusione. Senza questo, la sinistra resterà a lungo a guardare la destra al potere. 

di Ernesto Trotta |

Michele Serra si pone l’interessante quesito, all’apparenza vagamente marzulliano, se sia «meglio perdere da vivi o vincere da morti».

Da ingegnere pragmatico, forse anche un po’ naif, quale sono, rispondo subito: meglio vincere da vivi, senza dubbio. I due corni del dilemma posto sono entrambi da rigettare.

Ma forse serve un passo indietro: di cosa stiamo parlando?

Parliamo della sinistra, ovviamente, questa eterna e fatale dispensatrice di gioie/dolori, illusioni/delusioni, allegria/tristezza e via così contrapponendo.

Si dà il caso che nulla al mondo come le idee della sinistra (uguaglianza, libertà, solidarietà) riesca a scaldare le menti e i cuori delle persone perbene, delle persone cioè che sono contente di vivere in una società organizzata e regolata, e vorrebbero che questa fosse sempre di più lo strumento per vivere meglio, in pace, con prospettive di crescita e di emancipazione per sé e per i propri figli.

Peccato che non tutti la pensino così, che ci sia da battagliare, insomma, con persone (alcune altrettanto perbene, molte altre no) che invece privilegiano valori come l’individualismo, la combattività (cosa diversa dalla sana competitività), l’aggressività, la voglia di primeggiare senza troppe regole, vincoli e costrizioni.

Va be’, niente di nuovo sotto il sole, direte voi, sono millenni che ci si confronta su questi temi, con alterne sorti e prevalenze.

È in fondo il confronto tra gli istinti più primitivi ed aggressivi dell’essere umano e quelli più associativi, più relazionali e dialoganti, che derivano dall’evoluzione della specie, da una crescente abitudine alla vita in comune e da un naturale stemperamento degli istinti più primordiali, a loro volta legati alla necessità di sopravvivenza in un ambiente ostile.

Man mano che l’ambiente diventa meno ostile, gli istinti associativi dovrebbero tendere a prevalere. Dovrebbero.

Ebbi a scrivere tempo fa che l’uomo primitivo era certamente di destra, dura e pura, mentre l’homo sapiens, più evoluto, si è progressivamente spostato a sinistra (quanto vediamo oggi in Italia sembrerebbe una clamorosa conferma di ciò, ma forse sono scandalosamente di parte …).

Allora, tornando al dilemma di Serra, la deputata democratica al Congresso USA Alexandria Ocasio-Cortes (AOC, anni 29, beata lei!) sta facendo sognare la sinistra del suo Paese e non solo, propugnando con sagacia e vigore proposte politiche di sinistra dura e pura, anche oltre quanto sostenuto da quel pur simpatico e scorbutico vecchietto di Bernie Sanders.

Tutti sanno (Serra compreso) che con quel programma nessuno diventerà mai POTUS (President Of The United States), ma intanto AOC scalda i cuori, mobilita tante forze giovani e attive, crea movimento e suscita speranze (anche illusioni).

Che si fa? Le si dà ragione e si corre felici incontro ad una batosta elettorale o si cercano altre vie?

“Vincere da vivi” è la via giusta.

Che vuol dire recepire gli slanci ideali di AOC, temperandoli in una politica applicabile, concreta, positiva, che sappia coinvolgere decine di milioni di cittadini elettori e non solo una minoranza più idealista ed illuminata.

Non è impossibile: Barack Obama fece esattamente questo e vinse per due volte. Ha “vinto da vivo” (“yes, we can”, si può fare!).

Insomma, gli ideali, gli slanci, il sogno e la visione, “ma anche” (quanto fu deriso Veltroni per questa allocuzione, in realtà la chiave fondamentale della possibilità di vittoria!) capacità di governo, pragmaticità, gradualismo, inclusione di idee diverse, anche di tendenze moderate e, si direbbe, centriste.

È tutto qui: pare poco ma è una montagna ardua da scalare. Ed è deleterio rimanere legati ad una visione romantica, letteraria, nostalgica, anche piacevolissima, della sinistra tutta “pace, amore e musica”.

Servono ENTRAMBE le spinte, ENTRAMBE le tensioni, ENTRAMBE le visioni, ENTRAMBE le capacità. L’una senza l’altra posta solo alla sconfitta contro la destra o all’opportunismo di corto respiro.

Ed il fatto che l’estremismo, la semplificazione brutale della destra attechisca ed alligni tra i meno attrezzati, i meno socialmente evoluti, i più semplici, non è che la palmare dimostrazione di quanto sopra.

Il messaggio della sinistra è ben più complesso, più evoluto, più difficile da trasmettere e far recepire di quello trachant della destra. È sempre stato così, non è una novità.

Ad esempio di quanto complessa sia la relazione tra sinistra e realtà, concludo segnalando una (non metto aggettivi) intervista ad Andrea Camilleri da parte di Marco Travaglio, di oltre un anno fa (è comparsa postuma anche su Dagospia), nella quale è possibile toccare con mano la evidente discrasia tra l’ideale del letterato, dell’intellettuale colto e raffinato e la mancanza totale di visione concreta delle necessità della politica.

Davanti ad un gongolante Travaglio l’ultranovantenne icona della letteratura (e della sinistra) italiana si profonde in acutissime lamentazioni sul PD diventato di destra ed asservito a Berlusconi, sulla mancanza di idee e ideali, sul sindacato maltrattato, su quanto fosse insopportabile e presuntuoso Matteo Renzi con le sue riforme, tutte sbagliate; racconta anche un gustoso aneddoto, a suo parere illustrativo dei terribili difetti del personaggio, ma in realtà dimostrativo dell’esatto contrario. Leggere per credere.

Poi dichiara grande fiducia nei 5 Stelle, evidentemente speranza di una “nuova sinistra”, poi delusa (il che forse spiega perché Travaglio abbia finora tenuto l’intervista nel cassetto …), ma l’oggetto della sua feroce critica è il falso riformismo del PD, contrapposto ad una visione celestiale e mistica di una sinistra ideale quanto immaginaria.

Cosa c’entri Travaglio, noto erede del più autentico giornalismo di destra, con tutto questo lo lascio immaginare a voi: a lui basta che qualcuno di sinistra parli male del PD ed è tutto contento…

Ma tant’è: la sensazione che se ne ricava è che, con queste premesse, noi di sinistra rimarremo a guardare la destra al potere, maledicendola e maledicendoci l’un l’altro, convinti ognuno di essere sempre quello più a sinistra.

A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura (Pietro Nenni).