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Interventi

Un colpo al cerchio e uno alla botte

Mai una posizione netta. Mai il coraggio di andare fino in fondo. La stampa italiana si destreggia. E l'opinione pubblica la segue.

di Ernesto Trotta |

Un colpo qui, un colpo là! Cerchio e botte! Franza o Spagna! (purché se magna). Ecco la vera caratteristica nazionale, il vero sentimento popolare (che, come dice un Grande, nasce da meccaniche divine …).

Mai prendere una posizione netta, precisa, chiara, inequivocabile. Sopire, troncare, …, troncare, sopire.

L’abilità dell’equilibrista sul filo, apprezzabile in sé, ma prima o poi il filo finisce e devi mettere i piedi per terra. Dovresti. Salvo vivere sospesi …

Insomma, io credo che davanti allo scempio della logica, del buonsenso, dei più basilari principi di civiltà e democrazia, propinatoci tutti i giorni da questa vergognosa, presunta “classe dirigente” al potere, non si possa tenere alcun equilibrio: o li appoggi o li combatti. Tertium non datur, tanto per insistere con le citazioni.

Sarò tranchant, ma il resto mi pare solo ipocrisia, opportunismo. Cerchiobottismo, appunto!

E invece i distinguo ci sono sempre: bizantini, sottili, striscianti, equivoci, sotto sotto, e neanche tanto, ma ci sono.

E su quegli equivoci la situazione ristagna, il tempo passa, si tira a campare, in attesa di chissà che miracoloso intervento.

La responsabilità dei mezzi di informazione è grandissima, inutile girarci intorno.

Per i nuovi media (social e altro) servono normativa, codici, regole (ne ho scritto giorni fa e mi dispiace che la battaglia di civiltà contro l’anonimato non riesca a prendere quota: evidentemente non c’è coscienza della sua centralità).

Ma per i media tradizionali serve cultura politica, serve chiarezza di idee, insomma serve CORAGGIO!

Coraggio degli editori, dei giornalisti, degli opinionisti che non dovrebbero, dall’alto della loro influenza, avere paura di nessuno, anzi dovrebbero metterne paura, a chi di dovere (watchdogs, cani da guardia, si dice nel mondo anglosassone).

Questo coraggio manca, drammaticamente manca, ed allora si va avanti così, stancamente, verso un probabilissimo ed annunciatissimo disastro.

Una Repubblica in difficoltà avrebbe bisogno di supporto, di solidarietà, di spinta propulsiva, non di una terzietà ipocrita.

A mio parere (e sono cresciuto alla scuola di quella Repubblica, quando era un giornale schierato, sempre e chiaramente schierato, cosa che ha fatto la sua fortuna negli anni, almeno i primi) lo scetticismo, il cinismo, il qualunquismo, crescono se li si alimenta, se gli si dà spazio, se li si accredita culturalmente.

Oggi invece lì si ospita un nostalgico Gad Lerner, con dubbi tardo-ideologici e oltretutto tecnicamente inconsistenti sulla TAV, poi il Fondatore che da un po’ fa la corte alla sua nuova star, il premier Giuseppe Conte, poi ancora il nuovo Direttore che si indigna ma non indica alcuna strada, e poi Feltri figlio (l’editore è lo stesso) che si lamenta del naufragio della politica sul delitto del carabiniere: la “politica”, non la destra barbara e incivile che attua lo sciacallaggio in modi scientifici e preordinati. E via così.

Per non parlare delle interminabili campagne a senso unico fatte dal Corriere sulla “casta” (grande fortuna editoriale, ma anche infaticabile lavoro preparatorio al populismo grillino).

Ci si aspetterebbe che la stampa cosiddetta borghese e illuminata insorgesse come un sol uomo contro tanto scempio delle norme della convivenza civile o contro l’altrettanto insopportabile scempio in atto nell’informazione pubblica, peggiore di quello attuato dal peggiore Berlusconi, che almeno di televisione qualcosa capiva.

E invece no, si fa attenzione, un colpo qui, un colpo lì, cerchio e botte, perché il futuro chissà cosa ci riserva ed è meglio tenersi abbottonati. Coi 5 stelle poi, attenzione, perché prima o poi bisognerà allearcisi e anche se non valgono una cippa e sono più dannosi delle cavallette, non screditiamoli troppo.

Sinceramente trovo terribile questo atteggiamento e trovo che esso sia responsabile anche delle difficoltà nelle quali si agita l’opposizione, che viene privata dei necessari punti di riferimento presso chi forma la pubblica opinione. Poi l’opposizione ci mette del suo … figuriamoci!

Sarò un illuso, ma io mi aspetterei toni fermi e forti, prese di posizione nette, battaglie portate avanti senza paura e con dovizia di mezzi, opinionisti schierati senza infingimenti, risposte nei talkshow sempre all’altezza dello scontro in atto.

Non è così. Ed anche nel nuovo secolo, ormai avviato e non bene, non resta che ricorrere al Grande di cui sopra per trovare conforto e guida: questo secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità, mi spinge solo ad essere migliore con più volontà.

E ce ne vuole proprio tanta, di volontà!


(Grazie a Franco Battiato e tanti auguri per il suo futuro)