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Coatti alla consolle

Può la settima potenza mondiale avere un governo così becero? Tocca alla sinistra difendere i nostri valori democratici. 

di Ernesto Trotta |

Può un Paese che è ancora la settima potenza mondiale (ancora per poco, a giudicare dall’andazzo …) avere un Governo di coatti, espressione del più trucido becerume nazionale? Può davvero?

Sì, può. “Yes, we can!” Abbiamo adottato il motto di Obama in modo originale, imprevisto, molto ma molto creativo.

E adesso? Dove stiamo andando? Dove arriveremo? Quanto tempo abbiamo per metterci una pezza?

E quante pezze deve preparare il mondo moderno, non solo la nostra povera Italia?

Rappezzare il clima violentato dalla nostra colpevole imprevidenza, rappezzare i mari e i territori violentati anch’essi dai rifiuti e dagli scempi idrogeologici, rappezzare il tessuto sociale, lacerato da astio, rancore, invidia, rappezzare la fiducia nel futuro, rappezzare le scarse competenze di tanti che si trovano a non saper fare NULLA in un mondo che non ammette più l’incompetenza e anzi chiede sempre più conoscenza.

Quante pezze …! Ce l’avremo il materiale adatto per tutte queste riparazioni?

Pensiamoci bene, mentre ci lasciamo andare allo sconforto nel vedere Salvini che balla a torso nudo dietro una consolle da DJ sulla spiaggia.

Cosa c’è che va oltre la nostra portata? Quale fenomeno è aldilà delle nostre competenze, delle nostre capacità di analisi, della corrente scienza e conoscenza sia umanistica che tecnica o tecnologica?

Nessuno. Non c’è nulla che non potremmo rappezzare, compreso il clima, che oggettivamente pare il problema più spinoso, ma per il quale disponiamo delle risorse e dei mezzi adatti ad almeno contenere il degrado. Non c’è nulla che non sapremmo affrontare in modo efficace, se lo volessimo.

Una volta c’erano le pestilenze, le carestie, le bizzarrie di un clima anche allora molto severo di per sé, evenienze contro le quali l’umanità era totalmente disarmata, e poi terremoti, vulcani e inondazioni per i quali non c’era riparo né alcuna capacità di soccorso organizzato.

Per non parlare di quando (invero qualche milione di anni fa) ci piovevano addosso meteoriti come quello che estinse i poveri dinosauri e quasi tutte le altre forme di vita.

Eravamo in totale balìa del caso, senza alcuna possibilità di intervento.

Oggi non è così: sono più i guasti che ci provochiamo da soli (e che potremmo limitare, se ci decidessimo a volerlo fare) che quelli che ci arrivano addosso e che in larga misura sapremmo pure fronteggiare (forse il meteorite ancora no, ma ci stiamo lavorando …!).

Siamo sani, siamo ricchi, siamo ben nutriti (va be’, non tutti, ma buona parte sì, anche troppo nutriti!). Cosa diavolo ci rode, cosa ci mette addosso questa angoscia, questa rabbia, questo senso di straniamento, questa poca voglia di socializzare, di crescere tutti insieme in concordia?

In tanti hanno cercato di dare risposte e le cause sono in effetti tante, dalla mancanza di quei terribili e crudeli “reset” che erano le guerre e le pestilenze (solo 100 anni fa la “spagnola” uccise alcune decine di milioni di persone, più delle due guerre mondiali messe insieme), alle disparità di reddito, alla globalizzazione, alle tecnologie che espellono dal mondo del lavoro i meno preparati, e tanto altro ancora.

Ma in ogni caso OGGI non siamo sguarniti né di mezzi né di idee.

Cosa ci manca allora? Risposta semplice e complessa nello stesso tempo: ci manca la politica, ma non in generale, ci manca una politica che tenda senza tentennamenti a concretizzare quelle tre speciali parolette che ci accompagnano da un paio di secoli almeno: uguaglianza, libertà, solidarietà.

Tutta la storia del mondo moderno è stata indirizzata da quei concetti. Ora non più. Sono sempre più evidenti i segni di ben altre tendenze: interi Paesi/Continenti sono governati da altri princìpi, e non solo Cina, India, Russia, ma anche buona parte del Sud America, dell’Est Europa e perfino gli Stati Uniti, il Regno Unito ed il nostro povero Belpaese, preda dei coatti sul balcone o alla consolle.

A guardare bene siamo (sono) rimasti in pochi i baluardi della democrazia liberale e solidale.

E allora si può, sì che si può ridursi così, a guardare i coatti al governo mentre l’opposizione balbetta.

Sarà il caso che ci diamo una mossa, se vogliamo evitare di avvitarci su noi stessi, col paradosso che sapremmo benissimo cosa fare per difenderci e per produrre uno scatto in avanti, ma non lo facciamo perché siamo lì a guardarci addosso e chiederci chi è più di sinistra.

È davvero da irresponsabili non capire che solo la reazione di tutti gli altri (quelli non coatti), tutti ma proprio tutti, può arrestare questo declino dei valori democratici e far rinascere la speranza di un mondo più giusto, più equo, più gradevole, più gratificante.

Ci stiamo facendo prendere dallo scoramento, ci lasciamo travolgere dalla marea montante di questa destra che rimette in discussione princìpi che pensavamo acquisiti per sempre; come se tutto questo fosse ineluttabile.

Sarà banale, ma dall’alta marea ci si salva solo salendo più in alto; a volte basta poco, ma bisogna farlo, tutti insieme.

I dirigenti della politica democratica, e non solo in Italia, hanno una gigantesca responsabilità: devono organizzare la salita, e devono farlo presto, e bene.

E noialtri dobbiamo contribuire, ciascuno nel suo piccolo, ciascuno nel suo ambito.

Questa NON è un’esercitazione: è realtà vera.