Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Interventi

Non bullismo, ma ragionamenti

La sinistra ha una buona classe dirigente. Meno tifo per i cari leader e più riflessioni.

di Ernesto Trotta |

Caro Turani,

leggo con voracità e preoccupazione articoli, interviste, commenti, dichiarazioni, chat di amici ed anche militanti.

Tutti forniscono certezze; tutti dicono di avere le idee chiare su cosa vada fatto in questo difficile frangente: tante sono le ipotesi sul tavolo, e ognuno caldeggia la sua come fosse in assoluto l’unica proponibile e ragionevole, il resto solo merda. Non va bene, non è così che ne veniamo fuori.

La situazione è complessa come non mai, intricata, piena di insidie e a mio parere richiederebbe riflessione. Ma i tempi della politica non permettono incertezze, bisogna subito prendere una posizione e difenderla alla morte. E così di nuovo spaccature, insulti, diktat, ultimatum, tutto quanto non contribuisce per nulla ad una soluzione praticabile e ragionevole.

Ieri ho provato a mettere in fila qualche considerazione oggettiva, senza giungere ad alcuna conclusione operativa, se non la speranza che qualche leader vero, non improvvisato o autonominatosi tale, potesse provare ad avviare un processo meno rovinoso e distruttivo di quello brutalmente intimato da Salvini.

È in momenti come questo che servono i leader, che serve la visione, la cultura politica, anche l’intuito; altrimenti diventiamo tutti commissari tecnici che fanno la formazione della nazionale, e senza aver neanche mai tirato un calcio ad un pallone.

La politica in questi frangenti non è per tutti: tutti possono e devono seguirla, farsi un’idea, ma non tutti possono compiere quelle operazioni di analisi e di sintesi, di bilanciamento di pro e di contro, che portano ad un’azione piuttosto che ad un’altra. Bisogna imparare anche a fidarsi.

Ecco: a me pare che in questo momento la sinistra, perché è quella che mi interessa, debba smettere di fare il tifo e ragionare.

Abbiamo una classe dirigente, direi di prim’ordine: vorrei che tutti loro facessero il loro mestiere con coscienza e decidessero per il meglio.

Mi illudo? Certamente, ma non è facendo il tifo a priori per Renzi o per Zingaretti, per Franceschini o per Calenda, che salviamo l’Italia da questo sfacelo.

Voglio sperare che sia l’interesse collettivo ad ispirare le scelte e non meschini calcoli di bottega. Speranze, non certezze, ahimè.

D’altronde, la democrazia prevede la delega. Abbiamo istituzioni che hanno resistito al terrorismo; sapremo resistere anche al bullo del Papeete.

Come sempre, non ci sarà la controprova. Giudicheremo i risultati, e probabilmente ci divideremo anche su quel giudizio.

Ernesto Trotta

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Si possono trovare non una ma cento buone ragioni per non seguire il percorso istituzionale imperiosamente dettato dal bullo Matteo Salvini, un vero bullo di quartiere che sta imponendo la sua agenda, i suoi tempi, le sue priorità a tutto il sistema politico nazionale ed anche europeo.

È logico chiedersi: ma perché assoggettarsi a tanta prepotenza? Un partito che conta per il 17% può condizionare un Paese di 65 milioni di persone per soddisfare la folle smania di potere (pieno potere!) del suo capo? Possibile che non si riesca a rispondergli con un sonoro vaffa…?

Dov’è l’inghippo?

Purtroppo, l’inghippo c’è ed è evidente a chiunque non voglia mettere la testa sotto la sabbia (vista la stagione).

In un Paese normale l’83% del Parlamento non accetterebbe di farsi calpestare da un tale prepotente e troverebbe rapidamente la maniera per contrastarlo.

Che diamine! C’è da fare una difficilissima Legge Finanziaria, i mercati sono in ebollizione (anche per altri serissimi motivi), questo minaccia il Paese chiedendo pieni poteri per traghettarci tra i Paesi dell’Est Europa sotto l’egida di Putin (e forse nell’indifferenza persino di Trump), insomma un incubo al cubo, e non si trova una soluzione per bloccarlo?

Bisognerebbe essere un Paese normale, con normali forze politiche che hanno coscienza di quello che fanno, perseguono obbiettivi forse diversi ma legittimi, accettano le regole scritte e non scritte delle democrazie occidentali moderne.

Ebbene, noi NON siamo un Paese così.

Perché si dà il caso che un altro 32% del Parlamento faccia capo ad un sedicente movimento che ha anch’esso oscuri collegamenti internazionali, semina e fomenta odio sociale, non crede nella democrazia rappresentativa, è convinto che l’economia vada sostenuta dall’assistenza pubblica invece che dallo sviluppo delle attività produttive di beni e servizi, considera uno schifo tutto il resto della politica, nella folle presunzione di rappresentare una diversità che peraltro non è mai stato in grado di manifestare (se non in peggio!), né dall’opposizione né tantomeno dal Governo, ed in più è gestito e rappresentato da un manipolo di ignoranti abissali, di incompetenti per giunta presuntuosi, di assoluti incapaci di intendere e concepire strategie politiche, che non siano la pedissequa applicazione dell’algoritmo di Casaleggio (che poi sarebbe: sosteniamo tutto quello che si presume soddisfi il popolo incazzato …; e il popolo incazzato, si sa, non è mai un esempio di lucidità).

Questa è la tragica realtà di queste ore.

Sarebbe facile costituire un Governo alternativo, di salute pubblica, di emergenza, del Presidente, quello che volete, per fare un po’ di cose sensate e rimettere l’Italia nel novero dei Paesi normali, fondatore della Comunità Europea, pilastro della NATO, settima potenza mondiale con un’economia non magnifica, non un esempio di produttività, ma certamente in grado di stare da protagonista nel consesso del mondo civile, democratico, moderno.

Avremmo uomini, idee, risorse per cancellare questa orribile pagina di storia patria e rimetterci in carreggiata. Tutto il mondo occidentale sarebbe felice di riaccoglierci a braccia aperte intorno ai tavoli giusti.

Si può fare? Certo che sì: basta mettersi intorno ad un tavolo tra persone serie, ragionare con calma e procedere, anche se siamo a Ferragosto e fa un caldo becco.

Poi però fai la lista degli inviti (al tavolo) e scopri che devi invitare anche Di Maio, Toninelli, Fico, Di Battista, Bonafede, Lezzi, Taverna, Castelli, Airola (Airola no: sta ancora cercando di capire quali sono i numeri della TAV!), forse persino Grillo e Casaleggio “di pirzona pirzonalmente”. Mancherebbe Catarella, in effetti, ma sarebbe ben rappresentato.

E ti cadono le braccia …

Ma come si fa? Di che si parla? Chi introduce il discorso, chi tira le conclusioni, chi fa un programma operativo, chi si occupa di spiegare al mondo che non è uno scherzo, che è tutto vero?

Credeteci, per favore, mercati, fondi norvegesi, vedove scozzesi, agenzie di rating, banche mondiali, Commissione Europea, credeteci, per favore! Ci stiamo provando sul serio …! Per favore …

Ecco, questa è la situazione odierna: papale papale, piatta piatta, per il colto pubblico e l’inclita guarnigione.

Qualcuno è capace di avviare e gestire questa fantastica procedura?

Se sì, si faccia avanti e dica: “Lo giuro”.

Noi pubblico, accaldato e ormai quasi sopraffatto dallo sconforto, assisteremo estasiati al miracolo e saremo sempre grati e riconoscenti all’Eroe: però serve come minimo un eroe wagneriano …, o per stare più terra terra, un supereroe, come quelli della Disney, della Marvel, dei videogiochi! Avanti!

Ernesto Trotta

Torino