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Le guerre di Nicola

Fra oggi e domani si decide.

di Giorgio Cavagnaro |

Ammettiamolo: l’Italia di centrosinistra sta chiedendo troppo a un grigio burocrate come Nicola Zingaretti. La guerra che il nostro Generale per Caso è chiamato a condurre consta infatti di ben tre insidiosissimi fronti: il primo, per fortuna, lo vede a capo di un esercito compatto, schierato fieramente contro truppe che innalzano un vessillo intollerabilmente nero. Parlo della Lega di Salvini il Truce,  terrore del Mediterraneo e alfiere di Putin il Terribile, munifico elemosiniere pronto ad usare i gasdotti a manetta, riempiti di rubli sonanti per il nobile scopo di spaccare l’Europa. Il generale per caso deve lottare insomma contro lo scenario di un’Italia (per estremo sberleffo definita sovranista) avamposto di Mosca ma probabilmente, va detto, più incline a un ragionevole sviluppo industriale di quanto non proponga il secondo esercito in campo, quello con cui il Generale per Caso Zingaretti cerca di allearsi. E’ questo il fronte più insidioso, per la natura liquida e costantemente mutevole della milizia M5S. Una truppa priva di idee, d’accordo, ma pronta a morire per difenderle e attuarle. Al punto di non far caso ad alleanze, considerate un fastidioso orpello da eliminare insieme alla legge elettorale che le prevede. Il Truce o il Burocrate per lor pari sono, pur di mettere le mani sul potere assoluto e far tabula rasa di istituzioni, leggi, cultura, lavoro, obiettivo un deserto disseminato di macerie, nel quale finalmente consegnare agli italiani il dolce far niente: felicemente ridotti, scemati, decresciuti ma con un sorriso ebete stampato sul volto. A Roma ne sappiamo qualcosa. Bel problema, affrontare questa armata forte di un 35% di entusiastico consenso e imporre un governo orientato alla costruzione di alcunchè. Anche perché aleggia il sospetto che a condurre la battaglia per il mantenimento dell’Italia almeno nei confini europei della Ragione sarebbe stato più adatto Renzi, il Generale Ribelle, quello temuto da tutti e spedito al confino, dove ha riorganizzato un piccolo esercito di guastatori con l’incarico di non farsi mettere troppo i piedi in testa da nessuno dei tre condottieri in campo.

E’ questo il terzo fronte aperto, per il Generale per Caso, o la risorsa che forse eviterà a lui e al Paese la triste, definitiva decadenza?

Lo sapremo presto.