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Quel treno per Chiasso

La democrazia è sotto attacco.

di Ernesto Trotta |

Difficile sottrarsi alla tentazione di immaginare come andrà a finire questa incredibile crisi di governo in questo incredibile Paese!

Siamo tutti lì a ipotizzare, a prevedere, a sperare, tifare una cosa o l’altra, uno sbocco o l’altro.

Maratone televisive, lenzuolate di giornali, pagine e pagine di siti internet, blog, commenti, analisi, retroscena a non finire.

Non ci si annoia mai, in questo c…o di Paese!

Però, però, qualcosa di slegato dalla più stretta attualità (scrivo mentre manca pochissimo alla ripresa delle consultazioni di Mattarella) bisogna dirlo, bisogna fissarlo, altrimenti tutto questo farà l’effetto di un serial televisivo. Dopo l’ultima puntata si resta normalmente delusi, si aspetta un seguito che non sempre viene prodotto, e poi si passa ad un’altra serie, forse più appassionante.

Non dovrebbe andare così.

Qui c’è in ballo molto di più dei destini di Di Maio, di Zingaretti, di Conte, o di Salvini, di Renzi, o persino Mattarella.

In Italia siamo stati i primi a sdoganare per la politica un tycoon di incerta provenienza (Berlusconi), i primi a portare ex-fascisti al governo, poi i primi a mettere in piedi un partito di centrosinistra che voleva (e vorrebbe tuttora) rappresentare tutte le anime della sinistra (vocazione maggioritaria), i primi ad ospitare un esperimento di ingegneria sociale, basato solo sulla rappresentanza dei mugugni della gente qualsiasi, mugugni elevati a programma politico e gestiti in modo oscuro attraverso la rete, i primi a mandarli al governo insieme ad una destraccia sovranista, con tendenze autoritarie e razziste, anch’essa basata solo sugli istinti più belluini di gente arrabbiata, scontenta, emarginata, in attesa di assistenza, e insofferente di ogni regola sociale e civile.

Adesso siamo i primi a testimoniare la caduta, il fallimento plateale, di un simile governo e stiamo quindi cercando di ritrovare e ricostruire una perduta, forse per sempre, normalità.

Destra e sinistra. Conservatori e progressisti. Paura del futuro e speranza nel futuro. Democratici “storici” e nuovi finti democratici “illiberali”.

Non è cosa semplice. Non è indolore. Non è roba priva di rischi. Anzi. Ad ogni passo si può ruzzolare indietro, con fragore e disonore.

Ci sono osservatori per niente disinteressati e tifoserie feroci, che buttano bastoni in tutte le ruote, anche in quelle ferme (non si sa mai!), che giocano sporco, mestano nel torbido, parlano ad uno per parlare ad un altro, riferiscono ad uno per conto di altri; un gioco complicato, oscuro, nel quale chiunque può buttare merda e veleno. In più ci sono i social …

Allora, finirà come finirà, lo vedremo, ma non dovremmo dimenticare come siamo arrivati fin qui e dove vorremmo andare. Non dovremmo ridurre tutto a rissa da cortile, non dovremmo solo guardare a oggi o al massimo a domani. Dovremmo sforzarci di non perdere la prospettiva storica.

Ho già scritto in altre occasioni che le democrazie occidentali sono sotto attacco e sono pure in netta minoranza nel mondo. Ci sono focolai dovunque (mica solo quelli roventi dell’Amazzonia!), pericoli di retrocessione verso regimi dispotici ed illiberali, tentazioni autoritarie, protezioniste, nazionaliste. Cose che possono precipitarci tutti verso drammi epocali, dio non voglia.

Però c’è anche tanta gente che non mette cervello ed intelletto in stand-by, che è vigile, attiva e reattiva. Dobbiamo serrare le fila, dobbiamo non perderci di vista, dobbiamo costituire una rete (oggi non dovrebbe essere difficile) e cercare di rintuzzare gli attacchi che arrivano da ogni parte: dai potenti, che usano spregiudicatamente il potere e ovviamente non mollano la presa, ma anche dai diseredati che purtroppo non hanno tanti strumenti per opporsi e spesso si rendono complici (consapevoli o meno che siano) degli attacchi. Nessun populismo vince senza il popolo.

Non voglio fare il radical chic, né riproporre governi di ottimati, ma la coscienza non si vende un tanto al chilo e chi ce l’ha dovrebbe metterla in gioco.

Sono convinto che tutti vivono meglio in una società ordinata e civile, altrimenti saremmo ancora nelle caverne o sugli alberi.

Se siamo arrivati fin qui, vuol dire che la risultante delle forze in campo spinge in avanti e verso la civiltà, il progresso e l’emancipazione.

A volte non sembra, è vero, è lecito dubitarne, ma è proprio allora che bisogna resistere, resistere dal chiedere: “A che ora è il treno per Chiasso?”

Ernesto Trotta

Torino