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L'autobus della politica

Si può mica votare ogni volta che a uno gli gira.

di Ernesto Trotta |

Un’idea bizzarra si sta facendo strada, sia a destra che a sinistra: quella delle elezioni a richiesta, come certe fermate sulle linee secondarie.

Quando qualcuno (chicchessia) ritiene che il Parlamento non sia sufficientemente rappresentativo di quella che a lui sembra la realtà corrente, fa un fischio e: “Signori, si scende!”.

Come se le istituzioni fossero un autobus a disposizione di chiunque voglia disporne.

E se qualcuno obbietta qualcosa, ecco che scatta: “Ma allora hai paura del parere degli elettori …! Hai paura della democrazia …!”.

E allora tanto varrebbe organizzare elezioni continue, gestite da sondaggisti oppure direttamente dai social, che adeguino giorno per giorno le istituzioni al fixing del momento.

Insomma, chissenefrega delle istituzioni, che governi il sentimento popolare, lo spirito che aleggia tra quelli-che-sanno, quelli che sentono il polso e che non hanno bisogno di tutto l’ambaradan connesso al normale ciclo elettorale. Si chiama “democrazia illiberale”, ovvero non più democrazia. Un ossimoro, come il ghiaccio bollente. Esiste nella retorica ma non in natura.

Ovviamente mi rendo perfettamente conto di stare estremizzando, portando al paradosso un’esigenza politica, ma non è un caso se tutte le democrazie vere prevedono che le consultazioni popolari siano rigidamente normate e non lasciate al giudizio arbitrario di qualcuno. Quando e come si vota è scritto nelle Costituzioni, e il potere di anticipare i tempi è dettagliatamente attribuito.

Quindi, basta con questa stucchevole storiella delle elezioni anticipate ad ogni intoppo politico, chiunque sia a chiederle, da destra o da sinistra.

“Si vota quando arbitro fischia”, avrebbe detto la buonanima di Boskov. E l’arbitro, se è un arbitro vero, fischia a ragion veduta e non perché dagli spalti la tifoseria reclama la fine della partita.

In una democrazia rappresentativa si vota o scadenza naturale o quando non c’è più alcuna possibilità di formare una maggioranza parlamentare. Tutto qui.

Venendo a noi, è evidente che questa condizione non si è verificata: una maggioranza c’è e ha autonomamente deciso di provare a governare. Deve poterlo fare, assumendosi tutte le responsabilità del caso.

Inutili, inopportuni, fuorvianti gli appelli al voto che provengono di qua o di là.

L’unico argomento politico concreto, discutibile, tremendamente serio, è: ha senso questo tentativo, potrà funzionare, porterà benefici allo stato del Paese?

Lecite tutte le risposte, lecite le argomentazioni. Ci sono momenti in cui la politica deve scegliere ed è un bene che scelga, anche senza appellarsi al corpo elettorale, che già si è espresso nei modi previsti dalla logica e dalla legge.

La storia, basta aspettare anche poco tempo, darà torti e ragioni; come sempre, non ci sarà la controprova e quindi dovremo giudicare gli esiti in assoluto, al massimo fidandoci di parametri indiretti come gli indicatori economici e quelli sociali, tant’è.

È un bene che la politica si prenda le sue responsabilità. Noi cittadini dobbiamo vigilare, l’informazione dovrebbe informare (e non fare tifo interessato, con modi da ultras), le istituzioni devono funzionare secondo la legge.

Questo capita in un Paese normale. Che lo siamo, o lo stiamo diventando, è lecito dubitarlo, ma provarci non può fare male.

Auguri a tutti, almeno fino al prossimo “coup de theatre”.

Ernesto Trotta

Torino