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Meglio di niente

Tortuosità e accadimenti curiosi alla base della nascita del nuvo governo.

di Giorgio Cavagnaro |

Dunque abbiamo un nuovo governo, il secondo presieduto dall’avv. Giuseppe Conte. La nascita di questo esecutivo è figlia di una delle operazioni più bizzarre e stravaganti che si siano mai viste, almeno nel mondo occidentale.

Noi italiani, si sa, siamo estrosi, creativi. Ne è la prova l’elenco di tortuosità che hanno portato al sospirato parto istituzionale, che cercheremo qui di riassumere.

Innanzitutto, l’hara-kiri sbalorditivo del governo precedente: l’avv. Conte presiedeva un gabinetto imperniato sul sodalizio populista Lega-Movimento 5 stelle. Un governo pesantemente di destra, prendendo per buone le annose categorie di riferimento. Ma anche infarcito di decisioni demagogiche finto-gauchiste, come il Reddito di Cittadinanza e la Quota 100 per le pensioni, cui si deve un vertiginoso aumento del debito pubblico, e di non-decisioni su un minimo di politica di investimenti, cui si deve invece la brusca caduta del PIL .

L’uomo forte, l’assopigliatutto di questo governo era Matteo Salvini, irriducibile nella lotta all’immigrazione ma agente segreto oltremodo flessibile alla promozione di ingenti flussi di denaro, Dalla Russia con Amore. E per ancora imperscrutabili motivi, l’assopigliatutto ha rovesciato il tavolo, o meglio, ha tagliato il ramo su cui era seduto.

Voleva il potere assoluto? Probabile. Perché dividerlo con un avvocato e un gruppo di incompetenti allo sbaraglio, quando nuove elezioni gli avrebbero immancabilmente consegnato lo scettro?

L’alternativa sembrava improbabile, che dico: impossibile. E invece.

L’avvocato si è rivelato un furbo di tre cotte, riempiendo di pubbliche, parlamentari contumelie quel Salvini con cui andava allegramente a cena fino a poche ore prima. E intessendo poi un rapporto con la forza politica più sgangherata del mondo, vale a dire i due Partiti Democratici attuali, casualmente riuniti sotto la stessa bandiera. Facendo leva sulla velocità di pensiero e di azione di Matteo Renzi e sul revanchisme del vecchio Pci, impersonato dall’incolore Nicola Zingaretti e dai diabolici burattinai di lungo corso mai domi, i nomi li sapete.

Ebbene, costoro, per motivazioni diverse ma legittimamente riunite dalla necessità reale di evitare il baratro targato Lega, dopo trattative estenuanti con accenti anche grotteschi (leggi la consultazione sulla piattaforma Rousseau), come la sventurata monaca di Monza, risposero.

Il nuovo governo benedetto anche da Donald Trump, l’avrete capito, non mi convince. Ma è sempre meglio di niente.