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Un governo per cambiare

Non è l'ideale, ma forse può servire.

di Ernesto Trotta |

Ora che questo bizzarro esperimento politico è avviato, dopo un mese vissuto pericolosamente, un nuovo stato d’animo si sta diffondendo presso una parte della cosiddetta sinistra “storica”, quella che a torto o a ragione (più a torto, in verità) si ritiene depositaria di un qualche crisma di purezza degli ideali.

Sono quelli che: “abbiamo sdoganato i populisti”, “abbiamo santificato Conte, premier per tutte le stagioni”, “tolleriamo Di Maio agli Esteri”, “solo le elezioni sono la prova suprema della democrazia”, “non ci resta che sognare una sinistra fiera e pura, che si erge a baluardo contro il populismo e il sovranismo”, e via così, fino a irridere con più di una punta di sarcasmo gli sforzi non irrilevanti che hanno portato all’avvio di questa fase.

In realtà sognano qualcosa che non c’è, come sempre, sognano un mondo ideale, come forse lo si poteva sognare decenni fa, nell’altro secolo.

E tocca ricordare a tutti questi che è lecito continuare a sognare, ci mancherebbe, ma intanto il Paese, con tutti i suoi cittadini, si aspetta che qualcuno governi, facendo cose tangibili che, giorno dopo giorno, migliorino, anche poco per volta, la loro vita.

Questo Governo, a radicale differenza del precedente, ha la concreta possibilità di fare cose utili, anche se tutti siamo capacissimi di vedere le bizzarrie e le storture derivanti dall'anomalo procedere di questa legislatura.

Nessuno chiude gli occhi e fa finta di niente (forse solo chi sogna li chiude!), ma l'idea di una sinistra fiera ed eroica, che affronta la sconfitta con le bandiere rosse al vento ed il petto in fuori, rinserrata nel suo fortino di ideali e verità assolute, non negoziabili, non emoziona affatto.

Anzi, mette una tristezza infinita, comunica un senso terribile di inanità, di impotenza, di sconfitta storica, perenne.

No, non è così che si cambia il mondo. Mai nella storia il mondo è cambiato con la SOLA forza dei principi e degli ideali, anche se sacrosanti. Se a questi non si aggiunge il pragmatismo, la mediazione, la capacità di tenere i piedi ben piantati per terra, non si fa politica ma filosofia e, con tutto il rispetto per quest’ultima, non basta a gestire una società complessa come la nostra.

Questo atteggiamento non serve ad una sinistra di governo. Ed è dannoso. Una sinistra di governo deve rifuggire dall'immobilismo, deve incidere sulla realtà e deve farlo con tutti gli strumenti disponibili, purché siano declinati secondo principi e ideali congruenti.

Prepararsi a gestire le sconfitte, anche onorevoli, può forse scaldare i cuori, può dare il brivido della resistenza, può persino creare fraterna solidarietà, ma se nel frattempo il Governo lo guida uno come Matteo Salvini, beh, allora mi tengo qualche contraddizione in più e con una decina di ministri di un certo peso spero che si ottengano risultati tangibili, per tutti.

Questo non è un sogno, è una concreta possibilità.

Allora l’invito è, per chi vuol sentire: restate tra noi, non astraetevi, non sognate una purezza ideale che non esiste in natura. Contaminatevi, cercate strade percorribili, accettate sfide anche difficili, valutate le situazioni momento per momento.

Abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza per cambiare il mondo.

E ai molti, spero non tanti, che giudicano indigeribile questa situazione, ricordo che negli ultimi cent'anni noi di sinistra, progressisti, riformisti, chiamiamoci come vogliamo, abbiamo dovuto digerire davvero di tutto.

Potrei fare un elenco lunghissimo, ma credo che non ce ne sia bisogno (abbiamo una certa età …!).

Questa bizzarra combinazione, attuata in poche settimane, a valle dei 14 mesi più folli ed assurdi (oltre che vergognosi) della nostra Repubblica, può certamente naufragare in malo modo ma può anche inaugurare una fase inedita di riformismo.

Credo fermamente che sia dovere della sinistra progressista accettare la sfida e provare a rendere un servizio al Paese, anche se con un po' di scetticismo. Ma solo un po'.

Non stiamo vendendo l'anima, ammesso che ce ne sia rimasta una; oggi abbiamo margini operativi che un anno fa non avevamo. Chi fa finta di non vederlo è in malafede.

Avere marginalizzato un potenziale, ma tremendo, pericolo per la democrazia, avere costretto Matteo Salvini a battere in ritirata ha un valore che apprezzeremo sempre più nel tempo.

All'estero l'hanno capito meglio e prima di noi. E infatti ce ne sono grati.

Ernesto Trotta

Torino