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Renzi, istruzioni per l'uso

Come far funzionare al meglio "Italia Viva".

di Ernesto Trotta |

La nascita del nuovo soggetto politico voluto da Matteo Renzi cambia il quadro politico e pone non pochi problemi di coesistenza all’interno del centrosinistra.

Dando per scontato che di quell’area stiamo parlando, si tratta di immaginare e stabilire alcune regole di comportamento che dovrebbero servire a massimizzarne l’impatto sull’altra parte politica, ovvero la destra, più o meno moderata che sia. Ecco un elenco assolutamente non richiesto, ma che ho la smodata presunzione di ritenere abbastanza utile.

  1. Il corpo elettorale: si parla a tutti, e gli unici voti che puzzano davvero sono quelli della malavita, più o meno organizzata, compresa quella piccola malavita, ahimè piuttosto diffusa, che taglieggia la brava gente con vessazioni medievali, spesso nascoste sotto la burocrazia. Corrotti e corruttori, insomma. Se ne farà volentieri a meno. Abbiamo capito che oggi si spostano milioni di voti in poco tempo: quindi sarebbe sciocco escludere a priori chicchessia, sinistra, centro o anche destra.
  2. Il linguaggio: deve essere comprensibile e adatto a tutte le persone. Rifuggire quindi da messaggi cifrati, in politichese, soprattutto dall’effetto “nuora – suocera”, in base al quale non si capisce mai con chi uno ce l’abbia. Si dicano cose chiare, verificabili, con esempi legati alla vita di ognuno. All’interno ed all’esterno, nessuno deve perdere tempo ad interpretare messaggi criptici o trasversali: più si parla chiaro, meno si viene fraintesi.
  3. I rapporti con il PD: Italia Viva è e deve apparire un’aggiunta di offerta politica e non un’alternativa; ci saranno ovviamente ampie sovrapposizioni, ma obbiettivo delle due forze politiche NON deve essere quello di rubarsi voti a vicenda. Oltre che essere inutile a livello di consenso complessivo, in ottica di maggioranza, ciò rovinerebbe ulteriormente i già non tanto idilliaci rapporti, anche personali, tra le due forze, innescando polemiche continue e gratuite, che nessuno capirebbe e di cui tutte le persone di buona volontà vorrebbero fare a meno. Mai dimenticare il famoso “competition is competition” di Romano Prodi (era il 1999, credo, e lui l’ha bellamente dimenticato, sarà per il troppo yogurt!), che non portò alcun bene a nessuno nel centrosinistra. Allargare il campo, quindi, non presidiarlo e picchettarlo.
  4. I rapporti con il M5S: non c’è bisogno di andarci a letto insieme, e nemmeno di rispondere ad eventuali e probabili insolentimenti. Bisogna usare la forza delle cose e delle proposte, la competenza e la conoscenza della realtà, tutte cose di cui loro sono carenti e che dovranno attingere, lo vogliano o no, dal patrimonio ideale della sinistra riformista.
  5. I rapporti con la sinistra-sinistra: sono problemi del PD e di Zingaretti. Lasciare a loro l’incombenza ed il piacere di discutere con Bersani e Speranza. Con tanti auguri!
  6. I rapporti con l’Europa: interlocutore naturale sarà ovviamente Macron, ma sarebbe sciocco ed imprevidente non mantenere un raccordo anche con il gruppo S&D. Un giorno quell’area potrebbe e dovrebbe confluire in un’unica area di centrosinistra riformista, e per allora bisognerebbe avere pronte e funzionanti le necessarie cerniere.
  7. I rapporti con i media: pare evidente che buona parte del sistema di informazione tenderà (e già oggi tende) a mettere zizzania, a creare confusione, a ironizzare su questo e su quello; l’operazione (la composizione della maggioranza in particolare) si presta e nessuno rinuncia a succose opportunità di gossip, di illazioni, di retroscena. Dovrebbe essere quindi consegna rigidissima quella di non fare dichiarazioni se non su argomenti oggettivi, progetti, proposte, meglio se già scritte e depositate e non solo immaginate, e soprattutto non cedere a polemicucce di bassa lega. Bisogna dare da subito il segno di un comportamento diverso dal consueto. Se chi provoca non ottiene reazioni, forse smette di provocare, oppure non fa una bella figura. Infine, mai usare i media per comunicare all’interno della maggioranza: esistono telefoni, messaggerie, persino incontri fisici, per dirsi le cose a quattr’occhi, senza che incomba l’onnipresente retroscenista.
  8. I rapporti con i social: tema delicatissimo, visto che siamo in presenza di forze che del loro uso hanno fatto un punto di distinzione (ultimamente più Salvini che il M5S, in verità). Questo tema riguarda non solo il personale strettamente politico ma anche i semplici militanti, i simpatizzanti, i fan di questo o di quel personaggio. Bisogna anche qui convincere e convincersi che, se si vuole apparire diversi e non omologati, bisogna darne dimostrazione. A partire quindi dai dirigenti, si dia l’esempio di una presenza sui social sì molto forte, molto assidua, ma sempre legata alla politica e mai alla polemica. Rinunciare quindi ai Twitter spiritosi o sarcastici e dare messaggi di sostanza, anche duri, ma seri.
  9. I rapporti con gli intellettuali e i maître a penser: altro punto dolente, visto lo scetticismo, o addirittura il malanimo, con il quale è stata accolta l’operazione. Pur rinunciando a convincere Eugenio Scalfari, Massimo Giannini, e compagnia bella, ormai lanciati in una crociata anti-renziana dal sapore quasi dannunziano, bisogna comunque spiegare bene a tutti gli altri che scopo di Italia Viva è riuscire laddove il PD ha purtroppo fallito: superare le famiglie culturali novecentesche, sebbene importanti fonti di ispirazione ed eredità, fondendole in progetti e programmi di riforma profonda della società, secondo i principi di uguaglianza, libertà e solidarietà, ed in un’ottica di integrazione europea.

La sinistra moderna (o come la vogliamo chiamare?) vince se non si lascia irreggimentare in schemi ideali predefiniti e se è capace di proporre sempre la cosa migliore per l’efficienza della società ed il bene comune, siano diritti civili, diritti sociali, lavoro, meritocrazia, impresa, innovazione, scuola, ricerca, ambiente, famiglia, sicurezza, legalità e quant’altro.

  1. I rapporti con le istituzioni: la Costituzione è sacra ma non intoccabile. Malgrado l’esperienza negativa del referendum, i temi ad esso associati sono ancora attuali e non bisogna rinunciare a riproporli. Cum grano salis: ovvio che i tempi dovranno maturare di nuovo, ma l’obbiettivo deve pur restare una coalizione maggioritaria ed una democrazia efficiente. Per questo non bisogna smettere di considerare il PD, comunque esso evolva, come partito associato ed associabile per il Governo del Paese. Quindi, ponti sempre aperti e contatti sempre ben lubrificati.

Senza volerlo ho scritto un decalogo. Forse c’è altro ancora, forse i consigli elencati costituiscono un cumulo di ovvietà, ma la partita è difficile e, se si sbaglia questa complessa operazione, il rischio è ritrovarsi al Governo una destra nazionalista feroce ed ignorante per chissà quanto tempo. Dio non voglia, ma gli uomini devono pure metterci del loro.

Cauti ma coraggiosi, innovativi e riflessivi, decisi e coordinati, rapidi e determinati. Questa non è un’esercitazione!

Ernesto Trotta

Torino