Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Interventi

Climate change, opportunità per industria e politica

Solo guardando al futuro e all'innovazione si può fermare il riscaldamento globale. E chi ci governa non può ignorare il problema.

di Ernesto Trotta |

Caro Direttore,
con questa missiva vorrei rispondere alle tue osservazioni sul “climate change”.

  1. La nostra civiltà, per come l’abbiamo costruita nei secoli, è molto sensibile agli eventi atmosferici ed in particolare agli effetti del riscaldamento globale, indipendentemente da come esso si sia verificato (attività umana o madre natura). Ai dinosauri non importava granché se c’era qualche uragano di troppo o se i mari salivano di qualche metro. Al massimo migravano da un’altra parte e c’è voluto un pietrone caduto dal cielo per estinguerli, poveretti. Lo stesso dicasi (non il pietrone) per i più recenti nostri antenati di qualche millennio fa. Quindi il problema è la salvaguardia della nostra civiltà, così delicata e sensibile ad ogni “stormir di fronde”.
    1. Quanto alle cause del riscaldamento globale, esso è universalmente attribuito al cosiddetto “effetto serra” (il calore resta intrappolato dentro l’atmosfera) e quest’ultimo è certamente provocato dall’abbondanza di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera stessa. Questa abbondanza di CO2 ce l’abbiamo messa noi negli ultimi secoli, bruciando a più non posso materiali come gli idrocarburi, che prima giacevano inerti nel sottosuolo, senza emettere un bel nulla. Questo è un dato di fatto.
    2. Per convincersi degli effetti della CO2 sulle temperature basta confrontare la temperatura superficiale di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, quasi del tutto privo di atmosfera, con quella di Venere, pianeta più lontano dal Sole, ma provvisto di una densissima atmosfera, fortemente carica di CO2 (circa 97%), sempre lei! Bene, Venere ha una temperatura superficiale superiore a quella di Mercurio, malgrado la distanza dal Sole. Ciò dimostra in modo inequivocabile l’“effetto serra” della CO2, che trattiene al suolo il calore aumentando la temperatura superficiale. Le grandi quantità aggiuntive di CO2 immesse nell’atmosfera negli ultimi secoli sono quindi certamente causa di riscaldamento. Forse si può discutere dei tempi e dei modi, ma non del rapporto causa-effetto.
  2. “Decarbonizzare” la nostra civiltà non è uno scherzo, questo è certo, ma neanche è cosa impensabile, soprattutto se riusciamo a guadagnare tempo, a rallentare gli effetti. Servono non meno automobili, industrie, riscaldamenti o quant’altro, ma prodotti e processi diversi, con tecnologie diverse, in buona parte anche conosciute. Altre sono da sviluppare, con un positivissimo effetto volano sull’economia globale, se saremo capaci di metterci d’accordo. Altro che recessione! Questo problema si può risolvere solo se le migliori risorse dell’umanità si mettono a dare il meglio di sé. Gli effetti potrebbero essere molto, ma molto, positivi.
  3. “Decarbonizzare” il mondo nei prossimi decenni non deve essere visto come un costo, ma come un investimento: mette in moto talmente tanta intelligenza che non può essere considerato solo un onere; la corsa alla Luna ebbe effetti simili, sessant’anni fa. Per non parlare delle guerre …
  4. I paesi emergenti dovranno essere i primi a sperimentare i nuovi processi, proprio per evitargli quella fase intermedia che abbiamo passato noi. Faccio un esempio: nessuno fa infrastrutture telefoniche a linea fissa nei paesi emergenti; passano subito alla rete cellulare o addirittura satellitare. Anche per loro può essere un’opportunità formidabile, purché ci sia un’organizzazione degli sforzi a livello globale e non solo lo sfruttamento delle loro risorse.
  5. Lasciamo perdere Greta, che al massimo può essere un detonatore momentaneo, come ho già scritto. Non è il pianeta la vittima, figuriamoci. La Terra se ne fa un baffo di due, tre o anche dieci gradi in più. Siamo NOI umani che ne patiamo conseguenze disastrose, vista la sensibilità del nostro stile di vita. E gli Stati, quindi la politica, debbono agire di conseguenza.
  6. Sul nucleare ho già espresso il mio (e non solo mio, per fortuna) pensiero e non sto a ripetermi. Dico solo che su una “boccia persa” non bisogna buttare più soldi di quanti ne serviranno in ogni caso per gestire l’esistente (sono meno di 500 centrali, costruite in oltre sessant’anni, e ci sarà un motivo …). Il nucleare di fusione è invece molto promettente, e serve investire (non spendere!).
  7. È vero che qualche sedicente ecologista sogna cavalli, carrozze e lumi a petrolio, ma questi sono più pericolosi delle cavallette. Vanno isolati, tenuti sotto osservazione, perché rischiano di mandare davvero tutto a puttane con le loro insane idee di decrescita (felice? Ma quando mai?). Come sempre, dai problemi si esce guardando avanti e non indietro. In questo caso ancora di più, perché non tutto è disponibile e molto va sviluppato e costruito.

Per concludere, la diffusione della conoscenza del problema (quindi anche Greta e i ragazzi per strada) può essere molto utile per sensibilizzare le popolazioni e convincerle ad essere meno attaccate ad abitudini che saranno sì da cambiare, ma non da stravolgere. Nessuno tornerà indietro e quelli che stanno crescendo (Paesi, Stati ed anche uomini, ora ragazzi) dovranno farlo meglio e più in fretta.

C’è uno spazio da conquistare e serve tanto spirito di iniziativa.

Ovvio che la politica deve assumersi la responsabilità di guidare. Senza una guida, solida e ben supportata dalla comunità scientifica, faremo solo casino e, man mano che le condizioni dovessero peggiorare, nulla potrebbe evitare la diffusione di un pericoloso panico millenarista di cui, in tempi di populismo e sovranismo, proprio non abbiamo bisogno.

Ecco il rischio che dobbiamo a tutti i costi evitare, con l’informazione, la scuola, l’esempio, la buona politica. Ammesso che con uno come Trump, o come Bolsonaro, si possa ragionare.

Noi europei siamo storicamente più sensibili alle tematiche globali e questo ci dà un’opportunità in più.

Ah, se l’Europa fosse davvero unita, potrebbe assumere la leadership. D’altronde Airbus, Fincantieri (+Leonardo), Eni, Total, Bosch, non sono già leader globali?