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La polpetta avvelenata

L'Umbria non è diventata improvvisamente razzista. I suoi elettori, però, hanno deciso di eleggere chi è a favore del TAV. 

di Giorgio Cavagnaro |

Una brevissima riflessione a caldo sui risultati delle elezioni regionali in Umbria (nella foto Matteo Salvini con Donatella Tesei, la senetrice leghista appena eletta Presidente della RegioneUmbria). Politici e commentatori rigorosamente di parte sono già impegnati nell’attribuzione di meriti e colpe, a seconda dell’orientamento. Personalmente credo che il risultato di queste elezioni non faccia altro che confermare una tendenza chiara, già emersa da precedenti consultazioni e dagli umori popolari, indicatore ormai smarrito da troppi anni, soprattutto a sinistra.

Voglio dire che non credo affatto che l’Umbria sia diventata improvvisamente razzista e populista, premiando la Lega in modo così netto. Penso invece che la parola magica nella corsa al potere sia oggi un’altra: stabilità. Gli elettori non ne possono più di alleanze cervellotiche, di bizantinismi destinati a durare il tempo di una lite tra comari di paese. Vogliono una gestione della cosa pubblica coi piedi per terra, ed eleggono una candidata che si dichiara favorevole al passaggio del TAV in Umbria.

I soldi russi? Chissenefrega. Sempre soldi sono. La volatilità dell’elettorato, fatto ormai così evidente da apparire scontato, è chiaramente figlia di uno stato confusionale dei vecchi partiti duri a morire, di un’egemonia culturale perduta da molti anni che si vuole tenere in piedi come gli assediati di antiche fortezze issavano tra i merli i cadaveri dei soldati armati per ingannare il nemico straripante sotto i bastioni e illudere se stessi del sogno di una resistenza impossibile.

Questo vale per la sinistra obsoleta, vera sconfitta di questa tornata, e vale anche per la destra di marca berlusconiana.

Ora è necessario che i destinatari di questa polpetta avvelenata proveniente dal cuore d’Italia si diano un regolata. Il messaggio non può essere ignorato.