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Draghi for President

Otto anni a capo della Bce hanno messo in luce le sue doti eccezionali di leadership. Allora perchè non chiamarlo alla guida del governo italiano?

di Ernesto Trotta |

Mario “whatever-it-takes” Draghi è senza alcun dubbio persona dalle qualità eccezionali. Ha fatto bene dovunque è passato, ha dimostrato leadership, visione, determinazione, perfino resilienza (ovvero capacità di assorbire i continui urti dei falchi tedeschi, olandesi, finlandesi, …).

Ovvio che uno così tutti lo vorrebbero, anche alla conduzione della Nazionale di calcio, o del Festival di Sanremo.

I suoi illustri predecessori Luigi Einaudi e Carlo Azelio Ciampi (perfino Lamberto Dini, che comunque ci traghettò verso la vittoria dell’Ulivo del 1996 …), tutti di estrazione Bankitalia, hanno dimostrato che se uno è competente, ha metodo, ha visione, diventa anche utile e convincente nella gestione della cosa pubblica. E allora cerchiamo di non farcelo scappare.

Dato che è difficile che il Nostro passi i prossimi anni ai giardinetti coi nipotini o a scrivere memorie, la concorrenza sarà dura: in tanti ci metteranno su gli occhi.

In effetti la Comunità Europea, ad esempio, avrebbe un gran bisogno di una persona così, come s’è ben visto in questi ultimi otto anni. Anni nei quali Draghi ha fornito all’Euro quella credibilità “politica” che i suoi padri non erano riusciti a dargli. Ha gestito una moneta, nata senza un background politico federale, senza un vero Governo, senza un Ministro delle Finanze, come se invece ce li avesse davvero, e a fornirlo è stata la sua credibilità di leader e di professionista. Davvero un grande risultato.

Ma la Comunità Europea oggi è una realtà ancora troppo confusa e ramificata per poter accettare una leadership così caratterizzata. Troppi compromessi, troppi patteggiamenti al ribasso, troppa poca chiarezza istituzionale. Dovremmo prima deciderci se vogliamo tendere alla Federazione, gli Stati Uniti D’Europa, oppure rimanere una confederazione un po’ rissosa e molto inconcludente.

Draghi non basta da solo e ora sarebbe sprecato. Allora si apre la possibilità del suo impiego in Italia, suo Paese natale.

Ma per quale ruolo? Il primo pensiero è quello di Presidente della Repubblica, nel 2022. Potrebbe piacere a tutti, perfino alla destra, anche se la cultura, la formazione di Draghi sono quanto di più distante esista dalla destra sovranista e populista che c’è in Italia. Ma tant’è. Ha talmente una buona reputazione che nessuno si sentirebbe di ostacolarlo.

Ma al 2022 bisogna arrivarci, ed anche al 2023, anno elettorale ufficiale. Non è domani e tre anni sono un’eternità; bisogna quindi porsi il problema di “come“ arrivarci.

Con Giuseppe Conte? Non per sminuirlo, ma a me pare che abbia ben poca esperienza e ben poca visione. Forse adatto al piccolo cabotaggio. Ma qui bisognerebbe saper veleggiare in mare aperto, altro che!

E allora servirebbe dare respiro a questi tre anni, usarli per fare scelte coraggiose, per mettere mano ai problemi atavici del Paese, avviare riforme profonde, dal fisco alla giustizia, dal lavoro alla scuola, senza guardare in faccia a nessuno. Per un compito così Draghi, oltre che ovviamente adattissimo, potrebbe anche essere disponibile, ma a patto che in Parlamento si costituisca una maggioranza stabile, che si fidi di lui e lo supporti, senza mettere i bastoni tra le ruote. A patto che la squadra dei Ministri sia fatta da persone di comprovata competenza, che tutto il Paese moderno e civile, compresi i media che si definiscono progressisti, contribuisca all’impresa.

Sembra assurdo solo pensarci, vero? Il lunedì dopo l’Umbria, poi … Ma parliamoci chiaro: che alternative abbiamo? Vogliamo traccheggiare e traghettare il Paese verso una vittoria sovranista, vogliamo lasciare il campo a Salvini e Meloni per un decennio?

Io credo che la “ggente” stia votando un’alternativa: non penso che siano diventati tutti fascisti (anche se le tendenze non mancano). Sono stufi dello status quo e votano qualcun altro, sia pure gente improbabile come Salvini o Meloni.

Vogliamo offrirla noi un’alternativa diversa o ci arrendiamo, come diceva Grillo ai (suoi) “bei” tempi? Dobbiamo capire che “facendo sempre le stesse cose, non si può pretendere di ottenere risultati diversi”. Serve aprire un’altra strada. Subito. Senza esitare. Purtroppo, siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo più poco da perdere.