Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Interventi

I limiti alla libertà di espressione

Il web è uno straordinario strumento di propaganda, un enorme centro di potere, economico e politico. Ecco perchè va regolamentato. 
 

di Ernesto Trotta |

Evviva! Dai e dai, il tema della regolamentazione della Rete, con annessi e connessi come l’anonimato, le fake news, le “bestie” varie, gli odiatori seriali, …, è finalmente emerso nel dibattito politico e subito le conseguenze si sono rese evidenti.

Un incredibile e nutritissimo fuoco di sbarramento, a volte apparentemente compìto e dialogante, ma molto più spesso di una violenza (logica e verbale) inaudita. E mi riferisco agli interventi di alcuni youtuber molto in voga nell’ambiente o al confronto andato in onda da Formigli tra Luigi Marattin (Italia Viva), reo di avere messo la faccia su una proposta concreta, e una “famosa esperta” (che di proposito non nomino per non farle immeritata pubblicità), che si è distinta per aggressività, presunzione, mancanza di rispetto per le idee altrui, tutto in nome della libertà … sua, forse.

Evidentemente il nervo è scoperto e se lo tocchi fa male. Molto male in questo caso, viste le reazioni provocate.

Le obiezioni emerse sono sostanzialmente di due tipi: tecniche e ideali.

Quelle tecniche sono molto contrastanti, perché da una parte si dice che gli ostacoli ad una normativa in genere, ed in particolare sull’anonimato, sono insormontabili, dall’altra si riconosce che tutti rilevano dati dalla navigazione di chicchessia; quindi non si vuole tracciare l’uso della Rete, ma nel frattempo tutti sappiamo di essere tracciati fin nei più minimi dettagli della nostra vita.

Perché diavolo quindi rifiutarsi di regolamentare in modo chiaro e trasparente la nostra presenza sulla Rete? Perché rigettare possibili norme tendenti a rendere più pulito questo losco traffico di dati?

Nell’epoca della tecnologia più raffinata, vogliamo far credere che non ci sono, o non si possono allestire, gli strumenti necessari? Più facile che non si voglia, come era per la web tax, altro obbiettivo impossibile ...

Subito dopo arriva però l’obiezione più subdola, quella ideale. La Rete DEVE essere com’è, perché è diritto delle persone nascondersi dietro l’anonimato per esprimersi.

Qui diventa tutto più delicato: parliamo infatti di diritti (dovremmo parlare anche di doveri, ma non è popolare), si toccano corde come quella della libertà di espressione, cose serissime per le quali milioni di persone sono morte, si sono fatte guerre e rivoluzioni; è facile buttarla sul patetico. Liberticidi, sopraffattori! Internet è una conquista sociale nella lotta per la libertà! Guai a chi la tocca!

È dura difendersi da così tanta indignazione. Molto pelosa, temo.

Perché qualcosa di grosso non torna: prima di Internet l’espressione anonima era sì quella artistica delle pasquinate, ma in un contesto di libertà negate dai Papa Re, o quella dei Resistenti, in un contesto di lotta partigiana, ma più spesso e più recentemente, in epoca di Costituzioni e democrazie consolidate, è quella delle scritte sui muri dei cessi delle stazioni e degli autogrill. Davvero non un bell’esempio di cultura popolare.

Tutto il resto è regolato da leggi, da regolamenti, anche da consuetudini, ma che si basano SEMPRE sulla responsabilità personale degli individui nei confronti della società organizzata ed escludono qualsiasi zona franca. Salvo i cessi, appunto.

È questo che si vuole contrabbandare per libertà di espressione? Vogliamo lasciar intendere che tutti, dico tutti, anche noi dei Paesi occidentali, viviamo in realtà dentro regimi illiberali, dai quali dobbiamo difenderci con l’anonimato (del tutto presunto, in verità, perché ci hanno detto che siamo lo stesso tutti tracciati)?

Vogliamo vincolarci a questo ipocrita e peloso sogno romantico della Rete liberatoria, quando sappiamo che essa sottende business di miliardi e miliardi ed è spregiudicatamente utilizzata per il controllo delle opinioni delle masse (indifese)?

Vogliamo davvero prenderci in giro, cari santoni esperti, youtuber, blogger, influencer, provider, social manager e sapientoni vari? Volete proprio prenderci per scemi?

Non vogliamo confessarci che la Rete è un ENORME (forse MOSTRUOSO) STRUMENTO DI POTERE, sia economico che politico, e che chi ci sguazza dentro non ha alcuna voglia di vederlo regolamentato come sempre è stato fatto con tutte le realizzazioni tecnologiche nei Paesi civili?

Vogliamo buttarla sull’idealismo, sperando di raccattare tutti i fricchettoni residui, le belle anime delle finte sinistre di tutto il mondo, anelanti alla libertà?

Chi vuole regolamentare la Rete vuole farlo in piena trasparenza, con leggi democraticamente discusse e votate, portando a conoscenza dell’opinione pubblica l’uso distorto e davvero liberticida che se ne va facendo sempre più spesso, bestie o non bestie, ovvero macchine costose e ben oliate che nessuno promuoverebbe, se non funzionassero alla grande.

Dobbiamo credere che gli strenui difensori della “libertà” della Rete, dell’anonimato, dell’anarchia informatica siano tutti angioletti puri, candidi, disinteressati, amanti della libertà?

Sveglia gente, giorni fa Massini da Formigli ha fatto una ricostruzione agghiacciante degli strumenti di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, morto suicida dopo aver ucciso moglie e sei figli nel bunker di Hitler. Un vero gentiluomo.

Ebbene, si dimostra che quegli strumenti funzionano tuttora, e all’ennesima potenza, visto che il gerarca disponeva solo della radio, della stampa, del bocca-orecchio.

Con pochi mezzi, ben mirati e gestiti, i nazisti scatenarono l’inferno. Non oso e non voglio pensare a cosa si possa scatenare con i mezzi odierni, se non correttamente e democraticamente utilizzati.

P.S.: ma per quale diavolo di motivo Google (dico uno per tutti) deve sapere di me anche quante volte al giorno vado in bagno, mentre io non posso sapere nulla, dico nulla, di uno che mi insulta o mi minaccia di morte su una pagina Facebook? È questo il favoloso mondo di Internet, intoccabile ed immutabile, simbolo di libertà?