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Avanti popolo delle sardine

Siete voi a dover colonizzare i partiti. Non è la politica a dovervi mettere un'etichetta. 

di Ernesto Trotta |

Qui lo dico, e non lo nego. Non sono i partiti a dover mettere il cappello alle sardine, sono le sardine che devono invadere i partiti.

Non tutti i partiti saranno contenti e disposti a farsi invadere, ma chi lo farà godrà di un sano ricambio culturale e di tanta salutare aria fresca, di cui beneficerà a lungo. In pratica, cosa significa questa sparata?

Le sardine sono solo cittadini che stanno riappropriandosi delle piazze fisiche, virtuali ed anche ideologiche; piazze che per troppo tempo sono rimaste alla mercé dei peggiori istinti, belluini, barbari, spregiudicatamente scatenati negli ultimi anni.

La colpa non è di tutti; non sono tutti uguali, come piace sostenere ai soloni dei talk-show. Guai a farsi infettare dal germe del qualunquismo!

La colpa è di quelli che hanno voluto solleticare il ventre molle del Paese, che hanno alimentato e sfruttato cinicamente le paure, che hanno favorito lo sdoganamento (oddio, quant’è brutto questo temine! Bisogna urgentemente inventarne un altro …) dei peggiori istinti perennemente antagonisti, egoisti, provinciali, nazionalisti (che poi la nazione è solo una provincia un po’ più grande…), infine sovranisti. La destra peggiore, insomma.

Bene, queste persone, questi partiti, questi opinionisti, questi maître à penser, cattivi maestri davvero, hanno la precisa responsabilità dell’imbarbarimento, dell’incattivirsi, della spregiudicatezza del linguaggio e dei contenuti politici di cui siamo costretti a nutrirci ogni giorno. Hanno nomi e cognomi, li vediamo ogni giorno, dappertutto, dilaganti.

Poi in verità c’è sempre, anche altrove, chi si fa trasportare, chi non resiste a scendere sul terreno della rissa; male, molto male. Ma la responsabilità primaria sta in capo a quelli là. Non altri.

Allora, le sardine, ovvero cittadini non qualunque, ma cittadini che hanno capito che bisogna fare tutti un passo indietro e ripartire dalle basi della convivenza civile, si sono fatte avanti e reclamano il loro spazio, affermano la loro presenza. È quindi sciocco cercarci dentro PD, M5S, renziani, sinistra tradizionale, moderati, radicali, è sciocco ed inutile. Dentro ci sono tutti e molto di più, com’è giusto e sacrosanto che sia. Sono cittadini che chiedono a gran voce una politica lucida, razionale, basata sulla realtà e non su raffigurazioni false, faziose, fuorvianti, di comodo.

Fortunatamente queste cose non le dico solo io. Le ho sentite pronunciare ai promotori del movimento. Ed io ho il dovere (ed anche il piacere) di crederci.

Quindi avanti sardine! Invadete i Partiti e vediamo chi sarà più permeabile, chi sarà più ricettivo, chi sarà più reattivo.

I Partiti siamo noi: lo dice la Costituzione, all’art. 49, chiaramente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Il soggetto della frase è “tutti i cittadini”, non è la parola “partiti”. L’italiano è lingua esatta, non si può giocarci sopra.

Purtroppo, la politica ha giocato a lungo con quella frase, commettendo delitti, provocando disastri, fisici e morali, senza mai fermarsi a leggere con attenzione e soprattutto a dare seguito a quello che lì è scritto così chiaramente. Ora pare venuto il momento di riprendere il filo. Un obbiettivo politico prioritario dovrebbe darsi il movimento delle sardine: quello di aprire questo dibattito e portare a compimento il senso profondo dell’art. 49. Ovvero partiti che “concorrono con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Ogni singola parola ha un suo senso compiuto e ad ogni parola bisogna dare attuazione, senza paura. In termini normativi (statuti), in termini organizzativi (finanziamenti), in termini culturali (pluralismo).

E quindi sono sardina anch’io e da sardina provo a proporre, a provocare: quali partiti sono disposti a mettersi in discussione, e di conseguenza ad evolversi nel vero senso costituzionale? Forse a parole tutti, o quasi. Ma nei fatti, nei fatti …

Ecco perché chiedo alle sardine di invadere i partiti. Da qualche parte sarete (saremo) scacciati, o isolati, forse anche circuiti. Da qualche altra no. La differenza sarà tutta lì.

La politica la fanno i cittadini, e i partiti sono lo strumento. Spesso è scordato e dissonante, cacofonico ed incomprensibile. Tocca a tutti noi accordarlo. Accordarlo alle esigenze di un Paese civile e moderno.