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Giornalisti, è tempo di autocritica

All'imporvviso scoprono che dietro l'angolo c'è un altro Paese. Non se ne erano mai accorti? Di cosa hanno parlato finora?

di Ernesto Trotta |

Ezio Mauro su Repubblica scopre che “c’era dunque un altro Paese, dietro l'angolo”.

E loro, raffinati analisti politici, profondi osservatori della società e dei suoi movimenti, sommersi o evidenti, loro, tutti presi a descrivere un Paese allo sbando, distrutto, sfiduciato, pessimista, dov’erano?

Non si sono accorti di nulla? Adesso sono sorpresi? Hanno buttato l’occhio dietro l’angolo, finalmente?

Non è che, con gli occhi foderati di prosciutto, hanno sempre guardato il dito e non la luna? Hanno fatto a gara a spararla sempre più grossa sul declino, sul disastro, sulla destra imperante, sul Salvini trionfante, mentre solo dietro l’angolo c’era qualcos’altro. Bastava sporgersi un po’. Bastava.

L’Italia è così, spaccata, da lungo tempo e scegliere se raccontare una parte o l’altra della mela è solo e banalmente una scelta politica. Ovvero posizionarsi dove si prevede vada il vento.

È questo il compito del giornalismo politico?

Un esame di coscienza collettivo, se mai arriverà, e ne dubito, sarà sempre e comunque parziale e tardivo. Ezio Mauro, con la sua bella prosa, fa un passetto: molti altri ne servirebbero ancora per una completa assunzione di responsabilità.

Attendiamo fiduciosi. Attendiamo almeno dal 4 dicembre di 3 anni fa, quando il demone dell’antipolitica, a lungo covato e coccolato, fu fatto esplodere col rifiuto delle riforme ed il via libera al populismo.

Ora dobbiamo sperare che l’altra metà dell’Italia abbia voglia di restare in piazza, ben decisa a reclamare attenzione, con i Sindaci, Liliana Segre, le sardine giovani e meno giovani, tutti i cittadini di buona volontà. Che ci sono sempre stati. Dietro l’angolo, ma erano lì. Bastava cercarli.