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Don Chisciotte e Sancio Panza

Il più riformista dei nostri politici ha bisogno di uno 'scudiero' saggio e modesto. 

di Ernesto Trotta |

Sostiene Luca Medici, in arte Checco Zalone, che Renzi gli ricorda Don Chisciotte. Data la nota e straordinaria capacità del Medici (grande cognome!) di giocare con le parole e con i nostri sentimenti (anni fa disse ai ragazzi del primo giorno di scuola: “Per fare il cafone e l’ignorante, ho dovuto studiare tanto!”), è difficile capire che senso intendesse dare a quella affermazione.

Ma non ha alcuna importanza. Prendiamola per sé, così come la si legge. In effetti, accostare Renzi a Don Chisciotte ha un suo fascino, perché trasporta una vicenda politica ed anche umana molto particolare in un ambito romanzesco, fantastico, surreale.

Ma esiste davvero Matteo Renzi? È un uomo o un personaggio? Un mito (costruito o deformato in mille narrazioni diverse) o un vero leader, protagonista della commedia politica nostrana?

Dopo una decina d’anni che ce lo troviamo davanti, incrollabile, inossidabile, malgrado sia stato sottoposto ad indicibili prove di stress, ancora con un sorriso un po’ beffardo, la battuta pronta e incline a spandere ottimismo, è lecito chiedersi di che materia sia fatto.

Sicurezza di sé, arroganza, narcisismo, autostima, ambizione, senz’altro sono ingredienti basilari, ma sono sufficienti per resistere ed insistere, su una parabola ormai abbastanza lunga, tanto che nessuno, detrattore o sostenitore che sia, è in grado di valutare a che punto si trova? Ben oltre il massimo e quindi discendente, alla fine e quindi a terra, nel punto più basso, o ancora in un punto imprecisato, su una traiettoria di cui nessuno, forse nemmeno lui, vede la proiezione?

Non avrà anche una dose di umanità, di intuito politico, di coraggio, di capacità analitica della nostra società, di conoscenza dei suoi vizi, delle storture, delle esigenze ed anche delle sue eccellenze?

Dà così tanto fastidio quel suo avere sempre la risposta pronta, quella tendenza a fornire sempre un’interpretazione, una prospettiva, e senza indulgere troppo nelle melliflue forme, generiche e omnicomprensive, tipiche del nostro linguaggio politico?

Lo hanno affiliato a Berlusconi, ora lo associano all’altro Matteo, dato per sicuro futuro alleato (sic! mezza stampa nazionale ci scommette!), i più gentili lo hanno assimilato a Tony Blair (ma solo per le sconfitte!), domani chissà a chi lo accoppieranno; gli hanno attribuito le peggiori intenzioni autoritarie, i machiavellismi più subdoli, salvo poi considerarlo quasi lo scemo del villaggio. Mefistofele o Arlecchino, oscuro massone o boy-scout in servizio permanente effettivo, tutto tranne che un uomo politico con qualche progetto riformista in testa e la voglia di provare a realizzarli.

Così va il mondo: uno ci prova, si espone, si butta, tutti applaudono entusiasti, poi alle prime difficoltà (o alle prime delusioni) nessuna indulgenza, nessuna pietà, giù all’inferno! La storia è strapiena di esempi.

Ma ci sarà una via di mezzo? Ci sarà la possibilità di analizzare con freddezza e senza tifo una decina d’anni della politica italiana?

Oppure c’è solo la damnatio memoriae (nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona, come se essa non fosse mai esistita – fonte Wikipedia)?

Ora sicuramente non è il momento. Ma quando lo sarà, semmai?

Anche perché il Nostro non pare avere alcuna intenzione di considerarsi dannato, anzi reclama ulteriore attenzione per le sue iniziative. Il bello è che solitamente la ottiene, alimentando sì qualche aspettativa presso i sostenitori, ma anche sentimenti non proprio amichevoli presso i tanti detrattori, in una matassa che pare non avere più un capo.

Resta comunque un alieno, palesemente inviso a tutto l’establishment ufficiale della Repubblica, che lo considera senza mezzi termini un rompiscatole, inopportuno e fastidioso.

Don Chisciotte, appunto.

Salvo maledire la sua capacità quasi incredibile di mettersi al centro della scena, attirando strali, invettive, lazzi e sberleffi, comunque attenzione mediatica, e spesso anche giudiziaria.

Si dovrebbe riuscire a trovare un modo per mettere a frutto le sue indubbie capacità per il bene dello Stato, invece che utilizzarlo come puntaspilli.

Lui deve accettare gli altri e gli altri devono accettare lui: e deve cercare di andare a tempo, perché avere ragione fuori tempo non serve a nulla.

Dice sempre: il tempo è galantuomo. Ma spesso la galanteria non basta. Serve incidere, cambiare, nel tempo e nei modi giusti. Avere ragione “dopo” non aiuta, anzi rende antipatici e forse persino vagamente iettatori. E in un Paese come il nostro …!

Ma adesso viene un altro anno nuovo. E mi viene voglia di augurargli di trovare un Sancho Panza (uomo o donna, il genere non ha importanza), saggio e modesto, pratico e sbrigativo, che lo tenga sempre legato stretto alla realtà, gli impedisca di sentirsi troppo sicuro, gli permetta di incassare i tanti colpi che riceve, senza la smania di restituirli subito e con gli interessi.

Farsi accettare è difficile, lo ha sperimentato direttamente, ma il potere e la politica lo pretendono.

Concludo dedicandogli due storiche quartine di Francesco Guccini:

Sancho:

In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero?

Don Chisciotte:

Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte !