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Salvini ko ma il merito non va al Pd

Quest'estate Renzi e adesso Bonaccini: sono stati loro ad aver spinto nell'angolo il leader della Lega. 

di Ernesto Trotta |

A ben guardare i risultati elettorali in Emilia-Romagna (ma anche in Calabria), non si può non considerare che il Truce Padano ha in effetti conteso e minacciato fino all’ultimo una Regione dove mai poteva pensare di contare qualcosa più di una cippa, prendendo oltre il 30% dei voti con una candidata francamente imbarazzante, ed anche nel profondo Sud ottiene numeri quasi incredibili (12%, come Forza Italia).

Avrebbe di che essere contento, il Salvini “rude ma villano”; ed infatti lui cerca di far vedere che lo è. Sparge sorrisi e ringraziamenti, come se avesse fatto l’impresa, come se passasse sul carro trionfale, tra due ali di folla plaudente, lanciando fiori e caramelle…

Lui ci prova. E che altro potrebbe fare?

Ma la realtà, quella vera e non quella virtuale della sua comunicazione di bottega, è un tantino diversa. Ed è spietata.

Questo “abile” e “spregiudicato” (non si sa fino a quando, visti i procedimenti in corso) politico ha giocato per due volte “all-in”, come dicono quelli del poker, e per due volte HA PERSO.

Ad agosto, stoppato dalla prontezza di Renzi, adesso, neutralizzato da Stefano Bonaccini, con la partecipazione di un simpatico movimento ittico. Di nuovo HA PERSO.

E adesso cosa farà? Proverà ancora un altro “all-in”, non so dove, non so come? I suoi sodali glielo permetteranno? O gli toglieranno tutte le fiches?

Quanta credibilità gli verrà ancora accreditata dai media compiacenti? Quanta paura potrà fare ancora?

Il prossimo giro di elezioni prevede tra l’altro Toscana e Marche: ahi, ahi, altre partite fuori casa dal risultato molto difficile per lui! E anche Campania, Puglia e Liguria …, tutte sfide che acquistano nuovo interesse, soprattutto se gli altri (ovvero quella che dovrebbe essere la sinistra) arrivassero a capire che il vento sta girando e che bisogna “ripartire” in contropiede (tanto per restare ai moduli calcistici).

Insomma, il “fenomeno” Salvini è come minimo molto ammaccato; si è rivelato un gradasso, un finto ammazzasette, capace di alzare tanto la voce, ma non capace di articolare altro che urla belluine, che dopo un po’ stufano anche i più pazienti.

Bisogna non dargli tregua, ora che è oggettivamente indebolito. Bisogna incalzarlo, non lasciargli spazio: in questo aiutati dai tanti della sua parte, che hanno capito che la strada salviniana non porta da nessuna parte. Anzi, porta alla disfatta e forse vorrebbero provarne altre.

Mi si dirà: ma l’Emilia-Romagna è l’Emilia-Romagna, bella forza. La Calabria intanto è persa. Vero, indubbiamente. Ma in Calabria Salvini vale il 12%, Forza Italia altrettanto, FDI pure: sono partiti fortemente competitivi tra di loro. Non gli lasceranno certo pascoli da brucare… E poi la sinistra esiste, il PD è il primo partito della Regione (oh basta là, si dice in Sabaudia)

Ecco però il vero ed unico problema. La sinistra esiste?

Esiste come progetto, come capacità riformista, come proposte concrete, come classe dirigente da opporre alla becera destra? In Emilia certo che esiste, e si è visto. In Calabria e da altre parti, non è così chiaro. A Roma poi, è tutto da costruire. Sul tavolo le proposte ci sono: bisogna realizzarle, e in fretta.

Già si sentono i soliti opinionisti, saggi ed infallibili, col ditino alzato e il sopracciglio inarcato, obiettare che il M5S è finito e non si può governare con un Partito che non esiste più.

Quindi, subito alle elezioni, così un altro po’ di casino nel quale razzolare è assicurato per qualche tempo. Allo sfascio, allo sfascio! Fa tutto più audience, fa tanti like, fa tanti clic, il circo guadagna, girano soldi e pubblicità.

E invece no. Adesso bisogna che gli avversari di questa destra (che teoricamente sarebbe la sinistra, il centrosinistra o quello che volete voi) capiscano che si aprono quasi tre anni di possibilità di buon governo. Basta chinare la testa e lavorare. Pensare di contrattare con Bonafede e soci ogni provvedimento è pura perdita di tempo. Serve determinazione, propositività, rapidità di esecuzione.

Difficile? E c’è qualcuno che pensava fosse una passeggiata? Preferiamo accordarci con Raggi a Roma e con Appendino a Torino? Pensiamo che sia quella la strada giusta?

O speriamo che nasca il partito delle sardine a complicare ulteriormente la situazione? Vogliamo farci ancora del male?

In certi casi risulta indispensabile il “Rasoio di Occam”, che non è un’alternativa al Barbiere di Siviglia, ma un principio logico che dice: «A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire».

E in questo caso la cosa più semplice da fare è una e una sola: GOVERNARE.

En Marche!