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Sillogismi pericolosi

Salvini come Renzi: entrambi arroganti e antipatici, vittime della personalizzazione di un voto. Lo sostengono in tanti. Ma è proprio così?

di Ernesto Trotta |

Matteo come Matteo. Salvini come Renzi.

Ecco il nuovo mantra dell’informazione politica italiana che impazza nei talkshow, negli editoriali, in articolate articolesse, dense di piombo e di significato.

Era un po’ che covava sotto la cenere, allettante sillogismo, stimolante analogia, euclideo parallelo che unisce vite e destini di due leader invisi da certi ambienti benpensanti quanto altri mai prima d’ora.

Entrambi sconfitti dalla Storia (con la maiuscola), entrambi vittime della personalizzazione, l’uno del referendum, l’altro delle regionali in Emilia-Romagna, entrambi arroganti, entrambi antipatici, entrambi destinati a soccombere alla loro smodata brama di potere assoluto, entrambi infine ridimensionati e rimessi al loro posto da un popolo saggio e giusto, che punisce i gradassi e premia gli umili e i modesti.

Non c’è che dire: sembra proprio allettante come paragone, sembra inattaccabile, persino poetico, nemesi storica che alla fine vede trionfare su tutto la giustizia.

E poi, pensa che bello, se ne colpiscono due in un colpo solo, si associano nella sconfitta e nella sventura due tipacci, due improbabili figuri di cui diffidare, due presuntuose e temerarie minacce della pubblica tranquillità. Due al prezzo di uno, come alla Conad. Impossibile resistere… è la quadratura del cerchio, per millenni cercata e non trovata.

E invece no. Il cerchio non si quadra neanche stavolta: c’è un maledetto “pi greco” di mezzo, con tutti i suoi scomodissimi decimali, che letteralmente non finiscono mai (credetemi, è proprio così!).

Mi dispiace per le Preziosi e i Geremicca, per i Travaglio e le Gruber, per altri cento preclari opinionisti, da televisione, da salotto, da social, o perfino da Bar Sport.

Non quadra, per quanti sforzi si possano fare.

Perché c’è un piccolo dettaglio, che inceppa un così ben oliato meccanismo e lo rende improponibile: e sono i contenuti, le cose, i provvedimenti, insomma le idee e le loro realizzazioni.

Per carità, ognuno ci ha le sue, e i seguaci di Salvini tengono moltissimo agli atti audaci e spericolati del loro Capitano, che ferma le navi con lo sguardo, snida temibili narcos col citofono, annichilisce dislessici e ridicolizza sardine con ogni altro tipo di pesce azzurro. Ci tengono molto e guai a toccarglieli. D’altronde, “ogni scarrafone è bell’ a mamma soja”. Poco rispettabili, ma comunque contenuti, di più, perfino atti di Governo.

Ma anche l’altro ci ha i suoi di contenuti, che sono cari a non pochi aficionados. Sono quelle cosette come le riforme, lo sviluppo, il fisco, la scuola, le infrastrutture, “un euro per la sicurezza e uno per la cultura”, i diritti civili, il “dopo di noi”, il caporalato, i reati ambientali, le banche popolari, insomma tutta quella geremiade di azioni, leggi, riforme, prodotte in un migliaio di giorni di Governo.

Sono lì, innegabili, sfrontate, negli annali: potranno non piacere, e a molti in effetti non piacciono, ma sono lì, elencate mille e mille volte, anche oltre lo sfinimento.

A questo punto i baldanzosi propugnatori della similitudine di cui ci occupiamo dovrebbero rifletterci un po’ su: se il sillogismo funziona, se Matteo è come Matteo, una faccia un destino, vuol dire che funziona anche sui contenuti; e allora bloccare i migranti in mare deve essere come andarli a prendere, anche a 500 metri sott’acqua, citofonare ad un tunisino per chiedergli se spaccia deve essere come dare il bonus giovani, prendere per il culo un dislessico deve essere come fare la legge sul “dopo di noi”, fottersi 49 milioni è come riformare le banche popolari, e così via. O no?

Dite di no? Dite che c’è differenza? Sottile? Ma davvero?

E allora il sillogismo si rompe e NON funziona: può servire per un’ospitata, per un editoriale, per “epater” qualche “bourgeois”, per attizzare qualche rissa mediatica, roba che, come coi giornali, il pomeriggio ci si incarta il pesce. Spazzatura, insomma. Spazzatura mediatica, non certo raffinata analisi politica.

Ma tutto fa brodo, che diamine! Non stiamo lì a sottilizzare. Matteo è Matteo: “simul stabunt vel simul cadent”, insieme staranno o insieme cadranno.

Wishful thinking (pio desiderio)! Non credeteci: alla fine, uno solo resterà in piedi, come Highlander; quindi non lasciate lo stadio prima che l’arbitro abbia fischiato la fine della partita. Ci sarà da divertirsi.