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Promemoria per il PD

Solo andando al governo con una maggioranza solida si può cambiare il Paese. Solo convincendo gli indecisi si può vincere. 

di Ernesto Trotta |

Non voglio sembrare presuntuoso, ma a volte è proprio necessario ripartire dai “basics”, dai fondamentali della politica.

Perché tutte le volte che si ottiene una qualche seppur sporadica vittoria, una qualche piccola soddisfazione, l’Emilia-Romagna, per dire, ecco che riparte in tromba il tormentone: dobbiamo riscoprire la vera sinistra, il linguaggio giusto, la gente, l’identità di sinistra, riscoprire l’anima vera e originale del movimento, le parole d’ordine, …, come se il milione e duecentomila voti raccolti da Bonaccini fossero tutti di rivoluzionari duri e puri e non anche di gente che semplicemente ha apprezzato le capacità di governo sue e della sua squadra e non è disposta a mettersi nelle mani di populisti e sovranisti.

Giusto per fare un esempio, è di questi giorni tutto un incensamento, tutto un peana, per la “coraggiosa” Elly Schlein, che ha raccolto ben 22.000 e più preferenze, come se fosse l’ultima scoperta, l’ultima novità, l’ultima spiaggia, l’ultima Thule, per tutto il movimento. E via con interviste, ospitate, proposte di Presidenze, Nobel e medaglia Fields.

Ora, non c’è alcun dubbio, e lo dico senza neanche l’ombra di una polemica, che la persona è di valore, sicuramente è risorsa da valorizzare e non deludere, ma per favore, guardiamo bene cosa la signora rappresenta. Un segmento di sinistra radicale, certamente congruente con il “campo” di centrosinistra (come lo chiama Zingaretti), ma oggettivamente minoritario, un pezzetto del totale, sicuramente interessante, ma un pezzetto.

E qui torniamo ai fondamentali. Per cambiare un Paese, per incidere davvero sul suo futuro e su quello della sua gente, bisogna prendere il potere.

Dovrebbe essere scontato: per capirci, prendere il potere non è dare l’assalto al Palazzo d’Inverno dopo il colpo di cannone dell’incrociatore “Aurora”, ma, molto più semplicemente, vincere le elezioni, diventare maggioranza, se non assoluta, almeno relativa. Altrimenti il Paese lo cambiano gli altri, e abbiamo potuto intravedere “come” lo potrebbero cambiare.

Per diventare maggioranza serve raccogliere i voti di molti milioni di elettori (ad occhio e croce, una quindicina almeno), che devono riconoscersi tutti in una proposta politica per loro convincente. Non basta declinare qualche contenuto “di sinistra”, che scaldi gli animi di pasionarie di ogni età. Intendiamoci, non è sbagliato farlo: è semplicemente insufficiente.

Vale per Corbyn in UK (appena battuto sonoramente dal variopinto Boris Johnson), o in USA per Sanders, Ocasio-Cortez, Warren, e via così.

Barack Obama, che le elezioni le ha vinte per due volte, è stato chiarissimo in un suo recente monito ai candidati democratici: non si vince se non si convincono gli elettori di centro, gli indecisi, i moderati, gli scettici, quelli senza ideologia, pragmatici ed anche un po’ cinici. NON SI VINCE.

E allora, cosa scegliamo? Vogliamo fare finta di nulla? Vogliamo fare finta di correre verso il “sol dell’avvenire”, col rischio ben solido di correre a cercare la fine dell’arcobaleno?

Diciamocelo una volta per tutte. Senza infingimenti, senza ipocrisie.

Ho apprezzato molto la posizione del ministro Gualtieri che, appena nominato sfidante per le elezioni suppletive del collegio di Roma 1, ha detto molto chiaramente che il campo deve essere davvero largo, altrimenti (questo lo aggiungo io) è un orticello e dà da mangiare a pochi affezionati. Gualtieri è espressione di tutto il “campo”: vincerà, ne sono certo, perché è bravo e ha le idee chiare.

Nel frattempo, i soliti opinionisti corrono dietro a qualsiasi parvenza di novità, purché abbia anche solo un sentore di nuovo.

Elly Schlein deve trovare il suo posto all’interno di un complesso di forze che riesca a rappresentare un mondo vasto, interclassista, si sarebbe detto una volta, un mondo che vuole buon governo e non chiacchiere al citofono.

Come le sardine: che devono LORO decidere come spendersi e non hanno bisogno di essere corteggiate con la speranza mal nascosta di disinnescarle e normalizzarle.

Sono uno stimolo, sono una testimonianza, e i Partiti si lascino permeare, se ne vogliono acquisire l’esperienza e la linfa vitale.

Ancora una volta, la scelta di fondo è: governare o testimoniare, cercare i milioni di voti o accontentarsi di sceglierne “pochi ma buoni”.

Non sto predicando il cinismo: pretendo solo che chi si candida a governare il Paese lo faccia sul serio, e metta in campo tutti, dico tutti, gli strumenti per arrivarci.

“Tutto il resto”, come cantava Califano, “è noia”.