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Il re è nudo

Cala la maschera. Il M5s è in dissolvimento. Tutti a casa. Adesso il Paese ha bisogno di riforme vere.  

di Ernesto Trotta |

È evidente a tutte le persone dotate anche solo di un briciolo di buonsenso (ahimè, sono meno di quanto si potrebbe sperare…) che “il fantastico mondo dei 5 stelle” sta crollando giorno dopo giorno, si sta disfacendo, smontando, sciogliendo sotto il peso neppure tanto gravoso della realtà. È che era tutta fuffa, tutta aria montata a neve (lo so che è impossibile, ma a loro è stato permesso), una costruzione mediatica, un mito, proprio come i famosi vestiti del Re, che erano visibili solo a chi aveva già deciso di volerli o doverli vedere, almeno fino a quando il ragazzino pestifero ma puro non ha il coraggio di esclamare: “il Re è nudo!”, appalesando a tutti la sgradevole realtà.

Tutto questo pistolotto solo per sottolineare come sempre più, in Italia, il problema sia ormai diventato quello di disinnescare un’ombra, un ectoplasma di partito politico, che non vuole essere un partito politico, ma si comporta come i peggiori modelli, e che in soprammercato nemmeno esiste più né come entità organizzativa (praticamente ognuno fa corrente a sé), né come progetto politico (mai andati oltre il “vaffa”), e nemmeno come rappresentanza di interessi (ormai i deputati cercano solo di arrivare al 2023 e di accasarsi da qui ad allora).

Malgrado gli sforzi titanici del loro nuovo capo politico chiamato in piena emergenza (Marco Travaglio), che ha legato all’esperienza 5 stelle la sua residua reputazione (quale che essa sia!), non c’è nulla da fare. Il vecchio capo s’è tolto la cravatta e adesso teme che lo mandino in missione in Cina, a vedere da vicino com’è la situazione.

Per loro, direbbe l’ex alleato Salvini, “la pacchia è finita”.

E adesso qualcuno deve dirglielo, deve farglielo capire, deve convincerli che è finita ma che, nonostante tutto, il mondo può ancora andare avanti (e forse è meglio occuparsi del corona-virus).

Questo compito tremendo (come dover dire al bimbo ancora troppo assonnato e un po’ frignante che Babbo Natale è passato, non si è fermato e ha lasciato solo qualche caramella alla menta: una roba terribile e crudele!) spetterebbe al Premier Conte, che viene dal loro entourage, e ben prima di loro ha dovuto fare i conti con la dura realtà, a partire dal 20 agosto scorso. Però almeno l’ha fatto, con una certa dignità, e tutti abbiamo dovuto dargliene atto!

Ora bisogna che Bonafede (Fofò) capisca che è solo contro l’universo mondo (esclusi Travaglio, Davigo e pochi altri pasdaran), che non potrà reggere a lungo, e poi, come se non bastasse, arriverà la rinuncia alla revoca della concessione ai Benetton, e poi bisognerà smontare i decreti sicurezza, modificare il reddito di cittadinanza, disinnescare quota 100, rimettere in piedi una struttura che si occupi di far partire tutte quelle opere pubbliche che loro sognavano di sostituire con prati, allevamenti di cozze e forse anche di ostriche e madreperla. Bisognerà perfino costruire qualche termovalorizzatore…!!

Insomma, questo sciagurato Paese deve rimettersi a fare tutto quello che compete alla settima, ottava, nona, fate voi, potenza del mondo.

Abbiamo già perso troppo tempo con le fole di un comico in declino e di un visionario millenarista (che se ne è andato prima di vedere le conseguenze dei suoi vaneggiamenti).

Oltre 300 benedetti dalla sorte hanno avuto la fortuna di trovarsi in Parlamento, con un abbonamento valido almeno per altri tre anni.

E quando gli ricapita? È così difficile farglielo capire? Uno ad uno, mica tutti insieme.

È come nelle feste poco riuscite, quando gli ospiti vanno via uno alla volta, alla chetichella, e in poco tempo il padrone di casa si ritrova solo, a chiedersi cosa ha fatto di male.

Ecco, in questo caso ha fatto molto, di male: le tartine erano vecchie, lo spumante troppo zuccherato, anche lustrini e cotillons troppo vistosi e sopra le righe. Non parliamo poi della compagnia, davvero inqualificabile: anziani ruderi terzomondisti, gilets jaunes del modello casseur, affaristi di tutte le repubbliche, vecchi arnesi NO-TUTTO e reduci di centri sociali, tutta gente così, senza arte né parte, affratellata dalla bonanza elettorale.

Tutti via, e che l’ultimo spenga la luce. Resta un vago ronzio alla testa, dato dal vino cattivo, e la voglia di mettersi a letto sotto le coperte, come quando si deve smaltire un’influenza (e questa, ahimè, è tristemente autobiografica…!).

A presto.