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Il Massimo furioso

Le stupidaggini di Giletti.

di Ernesto Trotta |

Con l’aria che tira, con l’emergenza globale in atto, con il fosco futuro che ci attende, davvero non bisognerebbe perdere tempo a commentare prestazioni desolanti come quella messa in atto dall’ineffabile Massimo Giletti, domenica sera nel corso della sua trasmissione L’Arena su La7.
Il Tribuno del Popolo, nell’ora di massima audience, si è prodotto in un’autentica filippica, una lunga intemerata di inaudita potenza, contro il malcapitato politico di turno che, guarda caso, era Matteo Renzi.
Colpirne (oggi solo mediaticamente!) uno per educarne cento! dicevano i “rivoluzionari” di un tempo per fortuna andato.
 
Questo impavido conduttore televisivo, ergendosi stentoreo ed impettito a difensore dell’orgoglio italiano, ha violentemente cazziato la politica (però lì a rappresentarla c’era Renzi), rea di non avere chiesto l’impiccagione (lui in realtà ha detto “dimissioni”, ma il tono pareva un altro…) della signora Lagarde per le sue sconsiderate parole di giovedì scorso (sulle quali mi sono già espresso e non mi ripeto).
Massimo Giletti, l’invitto paladino del popolo ferito e malato, avrebbe avuto ben altro comportamento …, e non gli è bastato che a difendere la Nazione intera sia sceso tempestivamente in campo il Presidente in persona (il numero UNO dello Stato, cosa che al furibondo conduttore, per troppo impeto, deve essere sfuggito) con una presa di posizione che non ha eguali nella storia della Repubblica.
Per non parlare delle smentite della Commissione Europea al massimo grado.
Il Massimo Furioso se ne sbatte i cabasisi delle note ufficiali di Mattarella e della Commissione e urla a pieni polmoni (di questi tempi è pure una bella prestazione, davvero…), anzi pretende di essere lui quello che le canta chiare alle istituzioni europee e tramite Matteo Renzi non le manda a dire a quella banda di mollaccioni della politica italiana.
Meno male che Giletti c’è! Verrebbe da dire.
 
Invano Renzi ha cercato di calmarlo, di spiegargli che di fronte ad un’emergenza globale l’atteggiamento necessario deve essere un po’ diverso, che bisogna sforzarsi di ragionare per ottenere quello che serve, che il populismo, perché di puro e cristallino populismo si tratta, non è la ricetta giusta. Macché! Lo show era stato predisposto con cura ed è stato portato a compimento, col risultato di ottenere un bello spazio il giorno dopo su tutti i siti di tutti i giornali che, manco a dire, esaltano la prestazione del tribuno, arrivando persino a sostenere che “Renzi difende Lagarde”.
Tra parentesi: è lo stesso Renzi che fu violentemente bastonato (sempre mediaticamente!) quando, all’indomani di una ennesima strage di migranti della quale all’Europa importava un fico secco mentre ci contestava qualche decimale di deficit, osò qualche anno fa togliere la bandiera con le stelle da dietro la scrivania in una diretta televisiva. Come passa il tempo…!
 
Il simpatico battibecco sul quale vi sto intrattenendo (tanto siete in casa e non avete altro di meglio da fare…!) era stato preceduto da un’altra pre-intemerata sui mitici “tagli” alla Sanità: su uno schermo gigantesco, nello studio deserto, troneggiava la scritta in giallo “37 miliardi”, scritta alla quale il tribuno continuava ad attribuire valore iconico (“Guardi, è scritto lì!”, come fossero le Tavole della Legge appena ricevute dall’Altissimo e non una slide di PowerPoint predisposta dal suo staff).
Tu vagli a spiegare “la rava e la fava” (modo di dire in uso qui tra i sabaudi, scusate) sull’evoluzione dei finanziamenti nel tempo, le differenze di prestazioni tra nord e sud, i costi standard, l’autonomia regionale, l’evoluzione tecnologica, e via discorrendo. Impossibile. La scritta gialla suonava come una condanna inappellabile e definitiva per tutta la politica, ed in particolare, ça va sans dire, per il malcapitato di turno. Populismo mediatico allo stato puro. Eco mediatica assicurata.
 
Pochi minuti dopo, su un’altra rete, le scoppiettanti “minchiate” di Lucianina Littizzetto mi sono sembrate dense e proficue, anche più di una lezione di Massimo Recalcati.
 
Buona settimana.
 
Ernesto Trotta
Torino