Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Democrazia digitale

Ancora fermi alla matita copiativa, ormai tutto va on line.

di Nicola Capozza e Alfonso Pascale |

Cara Politica, a quando il passaggio alla democrazia digitale?

Siamo rimasti ancora alla vecchia cabina elettorale, con matita copiativa

 

Chi si ricorda dei vecchi uffici postali, dove per spedire un vaglia con somma di denaro si assisteva al lavoro paziente degli impiegati che lavoravano di forbici e di colla per elaborare le procedure di spedizione, apponendo alla fine il fatidico timbro a coronamento del lavoro eseguito e a conclusione pure delle nostre lunghe e snervanti attese dietro il vetro? Per fortuna, da tempo, le Poste si sono modernizzate, grazie alla digitalizzazione e automatizzazione delle procedure di spedizione. Anche da casa si può fare da sé coi servizi on line H24, soprattutto ora, aderendo alla campagna contro il coronavirus “Io resto a casa”: gestione del proprio denaro, invio pacchi e corrispondenza, verifica di una spedizione, pagamento di bollette utenze domestiche, di F24 e di bollo auto.

Tutte queste opportunità non toccano per nulla le procedure democratiche, come ad esempio l’espressione di voto e quella del confronto nelle aule istituzionali. Siamo rimasti al rito della vecchia e cara cabina elettorale, con schede cartacee delle liste e matite copiative per mettere la croce, nel primo caso; e in quello del pulsante luminoso rosso verde o di alzata di mano o quello, più lungo, della chiamata nell’urna centrale per nome degli onorevoli, nel secondo caso. 

Nel nostro ordinamento non è prevista una regolamentazione degli stati di emergenza. E allora cosa si fa? Arriva il coronavirus e la Politica proroga sine die il referendum sul taglio dei parlamentari e gli appuntamenti elettorali di rinnovo di molte amministrazioni locali. Lo stesso Parlamento rischia di essere espropriato delle sue funzioni, per i contagi avuti dai parlamentari e per paura di quelli che essi rischiano di avere con le attività ordinarie. La Politica è rimasta a penna e calamaio, colla e timbro. E nemmeno nelle situazioni di emergenza è spinta ad autoriformarsi, preferendo la difesa dell’esistente.

Non viene per nulla presa in considerazione la grande opportunità, a prescindere dalle emergenze pandemiche, di facilitare e sveltire, comodamente da casa o dal lavoro, le procedure di espressione della volontà popolare tramite una piattaforma digitale che garantisca il massimo di segretezza del voto. Per il Parlamento e le altre assemblee elettive le tecnologie disponibili permettono, oltre al voto a distanza, anche il dibattito. Nell’era tecnologica in cui viviamo, il concetto di “presenza” va inteso in senso ampio come “connessione”. Per questo, nelle università finanche le sessioni di laurea si stanno svolgendo in questo periodo in videoconferenza. 

Tutta l’attenzione e l’importanza che pure riserva la Politica alla digitalizzazione delle informazioni e delle comunicazioni si concentra solo sulla costruzione del consenso. Dapprima è stato utilizzato l’approccio del “marketing induzionale” per ottenere la collaborazione delle persone che entrano in contatto coi partiti e i candidati, inducendoli a cooperare. Questo tipo di approccio ha l’obiettivo di indurre l’elettore a votare e persuadere altri ad agire in favore del partito o del candidato. Con l’”Esperimento” di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo nasce l’approccio del nesso inscindibile tra partito e azienda per cui una forza politica presente in Parlamento diventa essa stessa un asset economico dell’azienda. L’obiettivo è la costruzione del consenso mediante la “peer pressure”, la pressione sociale dei pari. Parte dall’idea che facciamo qualcosa se ce lo chiede qualcuno che ci sta vicino; ci adeguiamo con facilità a quello che si fa nel nostro piccolo mondo. Se tutti parlano di un argomento siamo spinti a parlarne anche noi. L’obiettivo è creare uno sciame di persone che segue una data idea. Ogni persona è convinta che sia la propria e che nasca dal basso, dalla spontaneità dei propri pari: “Una formica – scrive Casaleggio – non deve sapere come funziona il formicaio”. 

Oggi la Politica utilizza i social con le stesse modalità dell’”Esperimento”. In questo senso si può parlare di una “grillizzazione” della Politica. La differenza tra le forze politiche è essenzialmente nella gradazione di emotività negative e positive nel confezionamento dei messaggi. Ma la finalità resta identica: costruire il consenso nei social e misurarlo coi sondaggi, indifferentemente dai contenuti, dalle visioni e dalle proposte. 

Ma questa modalità, se non si inserisce in una riforma complessiva della Politica, delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione, porta ad uno snaturamento della democrazia: accentramento e incanalamento sulla monarchia di comando di tutte le spinte corporative e populiste, travestite e fatte passare da virtù democratiche.   

Per non snaturare la democrazia, occorre riformarla, costruendo un assetto costituzionale che faccia proprie e regoli le opportunità del digitale. Naturalmente, come tutte le riforme, anche questa ha i suoi costi e i suoi benefici. I partiti dovranno rinunciare alla rete clientelare dei capi bastone e dei raccoglitori di tessere e di voti nei territori. Non a caso anche il M5S oggi è strutturato nei territori come la Dc, il Pci, e i loro eredi e un loro esponente, Fico, presidente della Camera, si oppone al voto a distanza degli eletti. E sostituiranno questo vecchio modo di connettersi con le persone, superficialmente riverniciato di modernità, gli strumenti digitali presenti nelle case e nelle articolazioni della società civile che svolgono funzioni pubbliche: associazioni di volontariato, patronati, fino agli uffici postali e ai tabaccai. Una Politica connessa ai cittadini in modo trasparente, semplice e non costoso, rifondando le modalità della partecipazione democratica.