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Interventi

Finzione e realtà

La crisi da coronavirus non è un film, ma cosa vera.

di Ernesto Trotta |

Fossimo in un blockbuster hollywoodiano, a questo punto della sceneggiatura si manifesterebbe fatalmente il cattivo, il “villain”, la Spectre, la Potenza nascosta, che nell’ombra trama per il dominio del mondo e intanto lo ricatta con minacce terrificanti. Grande allarme, tensione alle stelle, crisi globale. Suspense…
Subito dopo però entrerebbe in azione l’Eroe positivo, che so, James Bond, Dirk Pitt, Kurt Austin, Ethan Hunt, Jack Ryan, …, che con audacia, tempismo, sagacia e l’aiuto di tecnologie strabilianti e di qualche ragazza dalla bellezza mozzafiato, andrebbero al contrattacco del “villain” e lo distruggerebbero dopo una lotta immancabilmente feroce e senza quartiere, lasciando sì tracce di morte e distruzione, ma promettendo a tutti, lettori e spettatori,  un futuro radioso e pacifico. Fino alla prossima avventura.
 
Il fatto è che NON siamo in una trama letteraria o cinematografica, anzi lo schema narrativo non è affatto chiaro, anzi ancora il “plot”, l’intreccio, ce lo dobbiamo inventare e scrivere da soli, senza un Ian Fleming, Clive Cussler, Tom Clancy, che ci diano uno spunto narrativo valido.
Il “villain”, mannaggia a lui, è un corpuscolo invisibile che chissà in quanti ci portiamo dentro e in giro dovunque andiamo, le potenze mondiali annaspano arrangiandosi come possono, e soprattutto non c’è l’Eroe che ha capito tutto e sa dove e come colpire, per eliminare la minaccia e far tornare il sereno. Così è, anche se non vi pare.
 
Spetta dunque a noi poveri e realissimi mortali arrabattarci per risolvere il problema. E non vorrei che dopo tanti fantasmagorici esempi letterari, fossimo davvero portati a pensare che qualcuno ci risolverà il problema. Il qualcuno c’è, eccome, ma siamo noi, solo noi, con i nostri vizi, i nostri difetti, le nostre piccolezze, le nostre ubbie. I nostri governanti, quelli ce li siamo scelti da soli, buoni o cattivi che siano, e anche loro sono costretti a sbattersi al meglio per organizzare la resistenza. Probabilmente non sono molto preparati a farlo, devo averlo già scritto, ma quelli abbiamo e possiamo solo riflettere su come li abbiamo scelti e soprattutto su come sceglieremo i prossimi. Pensiamoci bene.
 
Nel frattempo, qui ed ora, qualcuno è costretto a stress terribili perché si trova in prima linea sul fronte ospedaliero o lì nei dintorni, qualcun altro deve continuare a lavorare, in condizioni senza dubbio precarie dal punto di vista sanitario, per assicurare beni e servizi a tutti gli altri, che invece sostanzialmente debbono ubbidire alle consegne di stare a casa e non fare casino. Questa è la pura realtà.
Jack Ryan non arriva e ognuno deve imparare a scoprire il Jack Ryan che dovrebbe essere in lui, o in lei, e contribuire a salvare il mondo. È la nostra grande occasione …
Avremo tempo, e ce ne vorrà un bel po’, per ricostruire quello che in questi giorni e settimane si sta sfaldando sotto i nostri occhi increduli. Dovremo farlo in fretta e bene. Chiediamoci se ne saremo capaci. Chiediamoci ora come dovremo modificare istituzioni, organizzazioni, persino riferimenti ideali, per far sì che tutto questo non passi invano, ma ci riconsegni, anche se dopo qualche tempo, un mondo migliore di prima.
Supereroi o meno, questo abbiamo sempre fatto da che esistiamo, e l’abbiamo anche fatto, mediamente, in modo egregio. E siamo arrivati fin qui. A volte i guai ce li siamo pervicacemente cercati, altre volte ci sono piovuti addosso inopinatamente, ma le ricostruzioni sono sempre state momenti esaltanti per l’umanità.
Non “Mission Impossible”: difficili, tremendamente difficili, ma non impossibili. Comunque, da non perdere.
Ma per ora, mi raccomando, stiamo a casa.
 
Ernesto Trotta
Torino
 
PS: se comunque tant’alle volte si trovasse a passare di queste parti un Jack Ryan o un James Bond, pretenderei che si desse da fare per procurare e mettere a disposizione del popolo un bene diventato all’improvviso rarissimo e prezioso. Caspita, non c’è una mascherina (quelle normali, usa e getta, mica chissà che!) disponibile nei negozi e nelle farmacie di Torino e credo anche d’Italia, e non si capisce (io non capisco!) come diavolo sia possibile che un prodotto così povero, così banale, così semplice, più semplice di un qualunque assorbente o pannolino per bimbi, possa all’improvviso diventare merce introvabile per così lunghi periodi. Ormai sono sparite da oltre due mesi e si è ancora riusciti a ripristinare le scorte. Incredibile. Certamente ci daranno spiegazioni logiche, la filiera, in contratti, la domanda e l’offerta, figuriamoci, ma è comunque inaccettabile. Nei supermercati c’è tutto, ma le mascherine no.
Non dovrebbe, ma questa pare proprio essere una “Mission Impossible” su cui il nostro sofisticato sistema industrial-logistico si è tristemente arenato.