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Interventi

La palla al piede

I 5 stelle sono un freno, vanno smascherati.

di Ernesto Trotta |

Ma quando lo capirà, l’establishment italiano, tutto ben rappresentato dai mass media, dai maître à penser della stampa (cartacea e non) e delle televisioni, dagli autorevoli intellettuali, che il Movimento 5 Stelle è diventato un’autentica palla al piede per un Paese sconvolto dal virus, segnato da una crisi economica e sociale mai vista, in preda a convulsioni istituzionali che vanno dalle spinte autonomiste incontrollabili delle Regioni all’incredibile scontro mediatico (tuttora colpevolmente accantonato) tra un membro togato del CSM ed un Ministro della Giustizia?
 
Quando si capirà che non abbiamo più il tempo di traccheggiare per stare dietro alle ubbie di una forza politica (forza?), che ha completamente smarrito ogni tipo di bussola (ammesso che ce l’abbia mai avuta) e totalmente persa dentro incertezze, fumisterie ideologiche, approssimazioni, inadeguatezze ormai evidenti a tutti, tranne che a Travaglio (ha definito un “equivoco” lo scontro tra Di Matteo e Bonafede) e Padellaro, col supporto della signora Gruber?
 
Quando ci si lascerà alle spalle ogni ipocrisia e si griderà a pieni polmoni che il re è nudo, che settori come la scuola, la giustizia, la politica estera, il lavoro, devono essere messi nelle mani di persone competenti, con curricula d’acciaio, con solide relazioni internazionali ed autorevolezza indiscussa?
 
Ora non è il momento dei colpi di fioretto, dei sottili distinguo, delle vaghe allusioni, delle parole a suocere e a nuore!
Bisogna mettere i piedi nel piatto, e gli italiani di fronte alla realtà, quella vera, che tutti i cittadini hanno ben presente, ora che devono in fretta riabituarsi a vivere in comunità, con la paura non sopprimibile del contagio e con l’urgenza di rimettere insieme rapporti umani, attività economiche, abitudini diverse da prima, ma comunque compatibili con una vita di nuovo produttiva ed in qualche modo ordinata.
 
Se non si mette insieme, SUBITO, un programma triennale di riforme profonde, incisive, ad ampio raggio, che alleggeriscano il Paese dalla zavorra di burocrazie elefantiache, di rapporti istituzionali ingessati, di potentati intoccabili, e lo riportino nel novero dei Grandi, siamo condannati all’irrilevanza internazionale e temo anche alla miseria. Le cose da fare sono chiare a tutte le persone ragionevoli, non è un appello generico e qualunquista… ci vuole solo qualcuno che le faccia.
 
Le forze politiche, tutte ma in primis il M5S, ex-primo partito in Parlamento ed oggi scombiccherata seppur cospicua armata Brancaleone, devono essere messe di fronte chiaramente all’alternativa tra reagire o sparire, nella malaugurata ipotesi di elezioni affrettate e condizionate dall’emergenza. E devono reagire mettendo da parte i sogni e affrontando pragmaticamente le tare decennali del nostro sistema.
Il Capo delle Stato, Il Capo del Governo, i leader responsabili (quelli che ci sono…) devono parlare chiaro alla Nazione ed alla politica, e dire qual è il compito, terribile ma anche galvanizzante, che ci aspetta.
E i Parlamentari, per primi i 300 e passa cinquestelle, devono decidere da che parte stare, lasciando da parte infantilismo, ideologismo, pressapochismo ecc.
Partecipano allo sforzo collettivo o si assumono la responsabilità di bloccare tutto e mandare il Paese a rotoli?
Non è tempo per dilettanti allo sbaraglio; servono professionisti, non tecnici, ma politici veri, tecnicamente competenti e disposti ad assumersi responsabilità enormi.
 
L’opposizione faccia quello che vuole e che può: se partecipa con spirito costruttivo, potrà anche essere utile, se resta ancorata alla polemica di corto respiro si marginalizzerà.
Le forze di maggioranza dal canto loro devono esprimere un atteggiamento nuovo e la spinta non può venire che dalle massime cariche istituzionali, senza reticenze e nel rispetto dei ruoli.
Il sistema dei media, almeno quello non esplicitamente di parte, deve appoggiare senza indugio tale sforzo. Tutte le risorse migliori del Paese, e ce ne sono, devono essere chiamate a concorrere.
Di fronte ad un’emergenza mai vista, bisogna fare qualcosa di (quasi) mai visto: governare sul serio e fare le riforme necessarie.
Non abbiamo molto tempo… ma questo l’ho già detto!
 
“Provare? No. Fare o non fare. Non c’è provare.”
 
Ernesto Trotta
Torino