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Tre fatti inquietanti

I 5 stelle in piena confusione.

di Giorgio Cavagnaro |

Le anime candide che hanno creduto a una collocazione “a sinistra” del Movimento di Beppe Grillo e della Casaleggio inc. hanno tempo e modo, nelle more di un’attività lavorativa ripresa solo parzialmente, di riflettere su almeno tre fatti clamorosi. Il primo riguarda la proposta della ministra Teresa Bellanova e riguarda la regolarizzazione degli immigrati presenti ed attivi sul territorio italiano. Non si tratta di sbarchi o di accoglienza, argomenti che provocano un’automatica orticaria sulla cute della destra leghista e postfascista. Si tratta di ciò che da sempre la società civile e, udite udite, in larga maggioranza anche l’opinione pubblica ha chiesto ai governanti per mettere quantomeno ordine in una situazione fin qui gestita in modo caotico. Bene, l’ineffabile Crimi, subentrato a Luigi Di Maio (causa promozione di quest’ultimo a un ruolo, ministro della Difesa, mai interpretato in modo tanto insignificante nella storia della repubblica) nel ruolo di capo politico M5S, è contrario, per motivi che nessuno ha ancora ben capito.

Del fatto numero due, la penosa querelle tra il magistrato Di Matteo e il ministro grillino Bonafede che avrebbe causato, se non fermato in tempo, la scarcerazione di un numero impressionante di boss mafiosi, si stentano a comprendere contorni e finalità, in un ventaglio di possibilità che vanno dall’incompetenza assoluta del ministro ai sospetti di collusione. Una cosa è però certa: il decreto Bonafede non l’avrebbero di certo approvato né Falcone, né Borsellino né Pio La Torre. Nè Peppino Impastato, il cui triste anniversario di morte per mano mafiosa è appena trascorso l’8 di maggio.

Il terzo fatto è addirittura sconcertante. Dopo una trattativa che ha visto il governo italiano impegnarsi a fondo per ottenere dalle istituzioni europee il necessario sostegno per i singoli stati colpiti dalla calamità Covid-19, si è arrivati a una soluzione da tutti definita più che soddisfacente, e che permetterà all’Italia di gestire alcune decine di miliardi di euro a condizioni estremamente vantaggiose. Questa trattativa è stata pervicacemente ostacolata dalla componente grillina del governo. Immaginiamo di tornare indietro nella memoria, al 1948: il cosiddetto  European Recovery Program, meglio noto come Piano Marshall, consentì (a fronte di ferree garanzie di fedeltà all’alleato statunitense) la ripresa dell’Europa dal disastro bellico, con particolare riferimento alla situazione italiana. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), integrato per l’occasione straordinaria della pandemia da altri strumenti, come il Recovery Fund, consente l’erogazione di risorse finanziarie continentali in modo equilibrato, nei confronti dei paesi più colpiti. Una sorta di Piano Marshall senza vincoli extraeuropei, da utilizzare da parte dei singoli stati per consentire la comune ripresa economica del vecchio continente, in vista delle sfide durissime coi competitors americani, russi e cinesi che si profilano nel prossimo futuro. Sfide palesemente impossibili da affrontare senza la necessaria unità d’intenti. E’ altresì chiaro che una non meglio identificata alternativa “ideologica” a questa linea strategica  avrebbe conseguenze deleterie, soprattutto per gli strati più deboli della popolazione, già penosamente illusi dal mito di una ”abolizione della povertà” da ottenersi non già tramite la creazione di posti di lavoro ma con la dissennata distribuzione di denaro pubblico. 

Non resta che chiedersi, in questo scenario, quali siano il segno politico e i veri obiettivi di chi batte simili strade, pretendendo anche di inalberare un incongruo vessillo di sinistra. Manovre oscure, autolesioniste per la nazione. Manovre che, in tempi meno imbelli e ciechi, anche la sinistra più radicale avrebbe smascherato con irrisoria facilità.