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Interventi

Unter der linden

Prime sensazioni della rinascita, cena con amici all'aperto.

di Ernesto Trotta |

Il profumo dei tigli, intenso ed inebriante, è il profumo degli ultimi giorni di scuola.
Per tutti gli anni della mia adolescenza è stato quel profumo a rivelare, materialmente, che un altro anno era passato e che cominciava l’estate, la vacanza, a prescindere dal calendario.
Restano dentro, quelle sensazioni, anche a distanza di decenni, anche quando ad esse non è più associabile alcun valore simbolico né pratico, quando col succedersi dei mesi incombono altre scadenze, altri appuntamenti, di lavoro, di vita privata e familiare, di vita sociale.
Perché ne parlo adesso? Perché quest’anno c’è qualcosa di più, di diverso, rispetto agli anni passati. C’è di nuovo un passaggio, come negli anni dell’adolescenza, c’è la fine di un periodo ben delimitato e quindi un nuovo inizio da affrontare.
Inutile far finta di niente: gli ultimi tre mesi sono stati un unicum, un’esperienza che resterà impressa nella memoria di tutti, vecchi, adulti, ragazzi, bambini. Ognuno ne darà un giudizio del tutto personale. Ma senz’altro è stata un’esperienza unica e probabilmente indimenticabile (anche se di questo bisognerà riparlarne tra qualche anno).
È un’esperienza (speriamo) conclusa. Adesso ci riavviamo verso una vita che è ancora un po’ sui generis, ma comincia ad assomigliare a quella prima della quarantena. Malgrado ciò, dobbiamo come rinascere, dobbiamo riabituarci, dobbiamo riprendere le misure, della nostra vita, dei rapporti con gli altri, del tempo delle nostre giornate.
 
L’altra sera, dopo oltre tre mesi ho rivisto degli amici, abbiamo mangiato una pizza all’aperto, abbiamo parlato senza la mediazione del PC o dello smartphone, tenendoci un po’ a distanza, è vero, ma lì, vicini, attorno ad un tavolo. E tutti abbiamo riportato la sensazione di una situazione insolita, mai vissuta prima.
Passerà, passerà in fretta, ci riabitueremo certamente, ma dovremo fare uno sforzo, dovremo ripensarci, dovremo rimetterci in sintonia. Ci siamo raccontati la quarantena come non avevamo fatto per via telematica, abbiamo scambiato sensazioni e riflessioni come se tornassimo da un lungo viaggio. Ci siamo salutati senza toccarci, facendo ampi gesti e sorrisi sotto le mascherine. Più tardi, a casa, riflettevo che dopotutto nulla di strano era successo. Però…
Però quella sensazione di nuovo inizio, di rinascita, resta imprescindibile. I più fortunati riprenderanno presto le loro abitudini, la loro vita, come prima; i più fortunati, ma non tutti: c’è chi farà fatica a rimettersi in pista, chi ha perso lavoro ed opportunità, chi dovrà reinventarsi una vita, chi non ce la farà, e qualcuno dovrà aiutarlo.
Saremo capaci di ricostruire un mondo un po’ migliore, avremo imparato qualcosa o faremo finta di niente? Troveremo la forza per pretendere dalla nostra classe dirigente una svolta, vera e non solo annunciata? O ci faremo travolgere dalla rabbia, dallo sconforto, dalla sfiducia, dal pessimismo? Ci sono in giro segni positivi e segni molto negativi. Cosa prevarrà?
Ma non dipende solo dalla classe dirigente, che pure ha ed avrà le sue responsabilità, dipende anche da quanto tutti, o almeno molti, saranno capaci di entrare nella nuova stagione con un nuovo abito mentale, coscienti che molto deve arrivare dall’alto ma almeno altrettanto deve arrivare dal basso, dalla consapevolezza che si cambia tutti insieme perché si vuole cambiare. Altrimenti non funzionerà e ancora una volta rimarremo delusi … oppure, sotto sotto, dovremo riconoscere che ci va bene che nulla cambi e tutto gira come prima. A noi la scelta: voglia di cambiamento vero o solo ipocrisia.
 
Sarebbe però un peccato, davvero, sprecare questo meraviglioso profumo di tigli per lasciare tutto com’era, o anche peggio, rinunciando alla possibilità di incamminarci con un po’ di fiducia e di speranza sul viale, sotto i tigli … unter den linden.
 
 
Ernesto Trotta
Torino