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Interventi

Il tappo

I 5 stelle sono inseguiti dalla realtà, sta per saltare tutto. (nella foto: festeggiamenti dal balcone di palazzo Chigi).

di Ernesto Trotta |

da Umberto Eco – Il pendolo di Foucault (1988)
Jacopo Belbo spiega il significato dell’allocuzione: "Ma gavte la nata."
"È torinese. Significa levati il tappo, ovvero, se preferisci, voglia ella levarsi il tappo. In presenza di persona altezzosa e impettita, la si suppone enfiata dalla propria immodestia, e parimenti si suppone che tale smodata auto considerazione tenga in vita il corpo dilatato solo in virtù di un tappo che, infilato nello sfintere, impedisca che tutta quella aerostatica dignità si dissolva, talché, invitando il soggetto a togliersi esso turacciolo, lo si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, non di rado accompagnato da sibilo acutissimo e riduzione del superstite involucro esterno a povera cosa, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà."
 
Ecco, forse ci siamo. Forse siamo arrivati al momento in cui il Movimento a cinque stelle si toglie il tappo e “si condanna a perseguire il proprio irreversibile afflosciamento, …, scarna immagine ed esangue fantasma della prisca maestà."
Wishful thinking?
Pio desiderio? Chissà …
Fatto sta che la prova del potere sta sfiancando sempre di più un movimento costruito fin dall’inizio NON su un progetto, per quanto astruso, di società, ma sul nulla della protesta, dello scontento qualunquista, della litania di parole ripetute allo sfinimento, senza alcuna concretezza: onestà, uno vale uno, abolizione della povertà, streaming, democrazia diretta, chiunque può fare politica, la rete, NOTAV, NOTAP, NOVAX, NOTRIV(elle), …
 
Robaccia piena di un’ideologia approssimativa e raccogliticcia, ma che purtroppo ha infinocchiato molte anime belle della sinistra, quella sinistra infantile ed immatura che mai ha immaginato di assumersi responsabilità istituzionali, anzi se ne è tenuta ben alla larga, preferendo strologare in fumosi salotti e convegni, e godere delle elargizioni di sottopotere garantite dal potere vero, con un tacito patto di non interferenza. Come direbbe Vincenzo De Luca: “personaggetti”. Che però hanno combinato un bel casino, rendendo reale e qualificando quello che poteva e doveva restare solo il gioco di un comico populista, un po’ passato di moda e un improbabile stregone visionario.
Loro gli hanno dato credito, credibilità, li hanno elevati al rango di proposta politica… che gigantesco abbaglio, che sesquipedale sciocchezza!
Se solo il PD avesse dimostrato una maggiore dinamicità ed apertura, invece di concentrare il fuoco sul Segretario inviso alla struttura… Va be’, il passato è passato, ma fa ancora un male cane!
 
Sono così stati portati alla ribalta, dentro le stanze reali del potere, elementi improbabili che hanno dato vita al teatrino che stiamo vivendo ormai da un po’ di anni, prima con le nefaste Sindache di Roma e di Torino, poi con il governo gialloverde, subito egemonizzato dal truce padano in felpa e maglietta, e poi trasformato in giallorosso, con un abile gioco di prestigio, dalla rapidità e dall’ingegno del solito vituperatissimo Matteo Renzi.
 
Adesso siamo di fronte a problemi seri per davvero, il virus ci ha resi ancora più ammaccati del solito, l’Europa ed il mondo ci guardano preoccupati, capiscono che devono aiutarci a venirne fuori, si sentono certamente sollevati dal non dover trattare col l’ex-truce padano, che anche con gli occhiali nuovi sempre truce e pericoloso resta, si affidano ad una classe dirigente in parte ed in effetti affidabile, ma in altra parte assolutamente incognita, a partire da un Primo Ministro estemporaneo, che non ha ancora dato alcuna prova di saper concepire, costruire e realizzare un progetto. Ha gestito con buon senso la fase difensiva ma, come dicono quelli che capiscono di calcio, ora deve realizzare la fase offensiva, ovvero la ricostruzione. Ed è tutta un’altra partita…
 
Di fronte ad un compito di tale portata, “da far tremar le vene e i polsi” anche ai politici più scafati, il Movimento si muove, si agita, capisce (forse) che il momento è delicato, teme che il bluff venga scoperto definitivamente, che il tappo salti con le inevitabili conseguenze descritte dal maestro Eco. Saltano fuori, con codazzo di giornalisti al seguito, elementi improbabili come il subcomandante (molto sub…) Alejandro Di Battista, che chiama alla pugna i suoi prodi, rimediando un molto poco cortese commento da parte del comico fondatore, famoso per il suo grido di guerra: “Vaffan…”.
Quest’ultimo, senza più neanche il visionario stregone al fianco, non sta più nella pelle: si rende conto che il suo gioco è andato ben aldilà di ogni pur fantasiosa aspettativa, vede la possibilità di ritrovarsi, attraverso l’estemporaneo avvocato del popolo, al centro di una epocale fase di rimodellamento della società italiana, roba seria, mica le minchiate dei “vaffa days”, e deve puntare tutto su una persona, l’unico che può girare per l’Europa senza provocare tremiti di paura nelle Cancellerie. È l’ultima e unica carta che gli è rimasta, è solo, solissimo.
 
E il Movimento di dimena, recalcitra, traccheggia sui 37 miliardi del MES, sui decreti sicurezza del “truce-con-gli-occhiali-nuovi”, sulle opere pubbliche da fare, si scompone, non capisce, si sgonfia, si affloscia.
E lui deve attaccarsi al PD, magari anche a Matteo Renzi (oggesù!), per mantenere un lumicino acceso di speranza.
Potrebbe vincere, o almeno reclamare la vittoria ai tempi supplementari, anzi ai rigori, forse alla monetina, come una volta, potrebbe sfangarla; ma dietro ha solo una massa vociante di scamiciati, terrorizzati dal perdere la poltrona, e ancora attaccati fanciullescamente alle piazze del vaffa, col comico sul canotto. È passato un secolo …
 
Il tappo non tiene, non tiene, attenti, attenti, salta, salta, … … forse Eco, con Belbo, aveva previsto tutto: “…il fantasma della prisca maestà”.
 
 
Ernesto Trotta
Torino