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Sic transit...

Storie torinesi di ordinaria follia.

di Ernesto Trotta |

Sarà l’età (“ingravescente aetate”, disse Ratzinger, il pastore tedesco), ma non ce la faccio più a sopportare il livello di faziosità raggiunto da certi media, che una volta erano un punto di riferimento per la sinistra riformista, e quindi mi devo sfogare.
Chi non è interessato abbia pazienza e passi oltre. Mi scuso in anticipo.
 
Quello che per tutti gli altri trascrivo dappresso è invece un estratto di articolo a firma di tale Andrea Iannuzzi, comparso su “La Repubblica” (una volta punto di riferimento per la sinistra riformista…) di sabato 27 giugno 2020.
Titolo:
Sic transit bonus Renzi
Testo:
Bisogna ammetterlo: è stata una delle trovate di comunicazione politica più riuscite degli ultimi anni, quella che consentì all'astro allora nascente di Matteo Renzi di brillare di luce splendente e al Pd di raggiungere la stratosferica vetta del 40 per cento alle elezioni europee. Era il 2014 e l'ex sindaco di Firenze, allora presidente del Consiglio, si inventò i famosi "80 euro": un bonus infilato nelle buste paga di milioni di lavoratori dipendenti, con il suo nome stampigliato sopra. Tra pochi giorni, il "bonus Renzi" nella sua formula originale sparirà dagli stipendi degli italiani. Ma non spariranno i soldi, che anzi in alcuni casi diventeranno di più…
Segue qualche chiarimento sulla riduzione del cuneo fiscale (mica un bonus qualunque…) predisposto dall’attuale Governo, poi un po’ di gossip sulle liti interne alla maggioranza, ché non guasta mai, infine un avventuroso salto logico sulla decadenza di Matteo Salvini e la sua incipiente campagna elettorale al sud, in Calabria. La conclusione, davvero folgorante e definitiva, è la seguente:
Chi resta senza il suo bonus, chi emigra dalle spiagge danzanti dell'Adriatico alle acque agitate dello Stretto: sic transit gloria Mattei.
 
A parte che l’inclito autore avrebbe dovuto usare il plurale “Matteorum” per sostenere l’ardito parallelo letterario, mi lascia sbalordito l’assurdità, non colposa ma dolosa, la forzatura polemica, di un’analisi politica così sgangherata.
Che ci volete fare? Io vengo da quelli che per un passaggio logicamente non consequenziale erano capaci di rompere un’amicizia (ripeto, sarà l’età), ma come si fa a cambiare un Paese, a fare riforme, a mettere insieme un minimo di consenso nella cittadinanza, se l’informazione al suo massimo livello (sic!) esprime tanta pericolosa sciatteria, che deborda in altrettanta ripugnante scorrettezza?
Mi viene da chiedere:
Ma 80 euro sono o non sono 80 euro? E sono o no stati dati (non subdolamente infilati) per 6 anni a 10 milioni di persone, teste, gambe, braccia, gente, non entità metafisiche? Ci avranno comprato qualcosa o li avranno tenuti lì da parte, dato che erano così schifosi e ripugnanti, solo un bonus di merda? E cosa diavolo c’entra Salvini? E la Calabria? Cosa significa questa ironia supponente del giornalista? Il suo Direttore gli avrà detto: “Bravo, Iannuzzi! Continua così, ché vai bene”?
 
A proposito del Direttore, “quel” Direttore, allora a “La Stampa”, si sente contento di avere contribuito in modo determinante alla disgrazia di Torino, quando appoggiò senza ritegno la candidata “Chiarabella” Appendino contro l’ormai insopportabile e soffocante nomenklatura del PD torinese?
Evidentemente non si è pentito, anzi rilancia: non gli basta infierire su Renzi (che evidentemente, pur se marginalizzato, bastonato e sbeffeggiato, turba ancora i sonni di tanti in Italia…), che ci aggiunge anche un surplus di ironia gratuita su un galantuomo come il Ministro Gualtieri, che ha messo insieme un pregevole intervento economico sul cuneo fiscale? Ma che razza di giornalismo è? Cosa vuole Molinari, la sua redazione, il suo editore? Dove ci vogliono portare?
Ve lo dico io: non lo sanno neanche loro dove vogliono andare; gli basta lisciare il pelo del qualunquismo, strizzare l’occhio al populismo, coltivare un sano cerchiobottismo, alimentare il più becero “senso comune” (quello che secondo Manzoni incute paura al “buon senso”, oscurandolo), una volta linea tipica dei giornali concorrenti e non certo di Repubblica. Altro che giornale-partito di scalfariana memoria!
Ma questo giornale da tempo ha tradito tutte le premesse su cui era stato fondato: ora cerca affannato e affamato lettori in ogni dove e, visto che i lettori sono confusi, offre confusione a piene mani.
“Grande è la confusione sotto il cielo” ma, al contrario di quanto diceva Mao Zedong, “la situazione” NON “è eccellente”.
E, visto che stiamo sul latinorum manzoniano, aggiungo pure “nihil novi sub sole”.
“Sic transit gloria Rei Publicae”.
 
Che dio ce la mandi buona, anche se temo che dovrà impegnarsi molto.
 
Ernesto Trotta
Torino