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Interventi

Covid, confusione europea

Misure contraddittorie, diverse da paese a paese.

di Fabio Colasanti |

Prevenzione del Covid-19 : cacofonia europea.

 

 

In questi giorni si vede una cacofonia di annunci di misure prese da questo o quel paese (o da una sua regione) nei confronti dei viaggiatori di ritorno da un soggiorno in questo o quell'altro paese (o in una sua regione).   Molte di queste decisioni sono incomprensibili e fanno perfino pensare a forme di protezionismo turistico nascosto.

 

Peccato che l'Unione europea non abbia una base legale che le permetta di decidere al posto dei singoli paesi.   Sarebbe comunque auspicabile che la Commissione facesse valere quello che ha fatto finora (anche con il lavoro del ECDC) e che si facesse sentire di più a livello politico e mediatico.

 

Da un lato, penso che molti cittadini europei si rendano conto dell'assurdità di quello che sta succedendo oggi e che tantissimi sarebbero disposti a condividere più sovranità in questo campo se la cosa fosse discussa/proposta.   Dall'altro, mi chiedo però quante persone nel nostro stesso paese sarebbero disposte ad accettare che certe decisioni in questo campo siano prese a livello europeo invece che a livello nazionale o regionale ?

 

Le misure prese in questi giorni da molti paesi non sembrano seguire una logica basata su di una chiara analisi dei rischi e rispondono comunque a criteri differenti presi dai singoli paesi e dalle singole regioni.   Molto spesso le decisioni (o le non decisioni) sembrano essere motivate da considerazioni diplomatico/politiche più che da vere analisi dei rischi.  

 

L'indice più utilizzato per determinare il grado di rischio di una certa zona – e che ha una certa logica – è il numero di nuovi casi di contagio registrati negli ultimi sette giorni per centomila abitanti.   Farò spesso riferimento a questo indice.   Ma a volte le decisioni dipendono anche da elementi più difficili da capire.   Il ministero degli esteri belga (ed il sito belga Sciensano), per esempio, indica che si terrebbe conto anche di informazioni comunicate dalle "fonti diplomatiche".

 

I risultati lasciano molto perplessi.   Un esempio recente.   Il ministero degli esteri belga considera (ancora oggi 20 agosto) il land di Amburgo in Germania come una zona a rischio "arancione" (quarantena e test raccomandati).    Il land di Amburgo all'inizio di agosto è arrivato ad avere in un certo giorno (il 9 agosto) 12 casi secondo la definizione che ho dato nel paragrafo precedente; una cifra comunque ben al di sotto della soglia dei 20 casi che per le autorità belghe (Sciensano) comporta il passaggio alla zona "arancione" (si diventa "zona rossa" al di sopra dei 100 casi).   Negli altri giorni è sempre stato sotto i 10 casi e alla mezzanotte del 19 agosto era a 6.5 casi.    Quali sono le informazioni "fornite dalla diplomazia" che hanno portato a considerare la zona di Amburgo come a medio rischio (arancione) nonostante queste cifre molto basse ?

 

In ogni caso, la cosa appare un poco surreale perché il paese (Belgio) che vuole proteggersi dai rischi derivanti dal visitare un paese con una decina di casi (sempre secondo lo stesso indice) ne ha lui stesso da alcune settimane tra 65 e 70 per la media del paese e oltre 65 per la regione di Bruxelles (dieci volte il livello di Amburgo di ieri).

 

Una cosa del genere era già successa alcune settimane fa per il cantone di Ginevra.   Il numero dei nuovi casi era molto basso, ma l'unità di analisi del ministero belga ha stabilito che la chiusura delle discoteche decisa dalle autorità del cantone costituiva una misura di "lockdown" e che se le autorità locali prendevano loro stesse delle misure di lockdown il Belgio doveva designare la zona addirittura come "zona rossa".   La cosa è successa per il cantone di Ginevra e ha provocato forti reazioni diplomatiche ufficiali da parte della Svizzera.   Ginevra zona rossa nonostante un numero di nuovi casi molto basso solo perché hanno chiuso le discoteche ?

 

Ma scelte non molto logiche appaiono anche in altri paesi.   Il Robert Koch Institute tedesco utilizza dei criteri diversi da quelli utilizzati dalle autorità belghe.   Invece delle due soglie di 20 (zona arancione) e 100 casi (zona rossa) per centomila abitanti su sette giorni, usa una soglia di 50 casi per definire una regione come "a rischio" (equivalente alle zone rosse belghe).    Correttamente ha definito la provincia di Anversa come una "zona a rischio" già da qualche settimana.  

 

Ma purtroppo anche la regione di Bruxelles ha superato i 50 casi per centomila abitanti e ha cifre molto simili a quelle di Anversa.   Questo ha portato la regione di Bruxelles a imporre una settimana fa l'uso della mascherina in tutti i luoghi pubblici, anche all'aperto.   Eppure il Robert Koch Institute non ha ancora definito la Regione di Bruxelles come una zona a rischio.   Che sia per l'alto numero di diplomatici, politici e giornalisti che devono recarsi regolarmente a Bruxelles, soprattutto dalla Germania visto che il paese ha la presidenza di turno del Consiglio dei ministri ?

 

Il Regno Unito, che ha avuto una situazione Covid molto preoccupante, ha deciso di imporre una quarantena a chi rientra dalla Francia.   E la Francia, per ripicca, ha subito imposto una quarantena su chi rientra dal Regno Unito.   Dov'è l'analisi dei rischi?

 

Il Lussemburgo ha al momento (dati dell'ECDC) circa 45 casi (sempre per centomila abitanti su sette giorni).   Ma questa cifra abbastanza alta è dovuta al fatto che il paese ha lanciato una campagna generalizzata di test ben superiore a quelle degli altri paesi.   Secondo il sito Worldometers avrebbe fatto un numero di test addirittura superiore a quello dei suoi abitanti (più di un test per abitante).   Si dovrebbe/potrebbe tener conto di questo fatto nel valutare le cifre sul numero di nuovi casi del Lussemburgo ?

 

In ogni caso, le decisioni prese in questo campo dalla stragrande maggioranza dei paesi hanno ben poco effetto.   Si tratta spesso di grida manzoniane.   La Germania ha stabilito l'obbligo di quarantena per chi viene dalla provincia belga di Anversa.   Ma chi va in Germania da Anversa non ci va certo in aereo.   La frontiera tra Belgio e Germania è attraversata da varie autostrade a due o tre corsie dove non c'è nessuna forma di controllo.    Le targhe automobilistiche belghe non contengono nessun elemento identificativo della provincia o città di immatricolazione.   È pensabile che la polizia tedesca si metta controllare sistematicamente tutte le auto con targa belga ?    Lo stesso vale per gli obblighi di dichiarazione di rientro imposti a chiunque rientri/entri in Belgio anche se viaggia in automobile.   E quanti rumeni e bulgari ritornano in automobile nei paesi europei dove lavorano dopo le vacanze nei loro paesi d'origine ?

 

Per di più, le decisioni sono prese in continuo e con effetti immediati.   Il risultato non è quindi solo quello di scoraggiare le partenze di chi avrebbe voluto andare in una zona che diventa "a rischio".   Il problema è che moltissime persone si ritrovano a dover scontare un periodo di quarantena non previsto perché la zona non a rischio dove sono in un certo momento in vacanza passa inspiegabilmente da "verde" a "rossa" (quello che è successo a migliaia di persone nel caso di Ginevra appena citato).  

 

Un minimo di buonsenso imporrebbe di far sì che le decisioni di aggravamento del giudizio su di una certa zona prendano effetto almeno dopo una settimana.   Questo eviterebbe anche di evitare le brutte figure organizzative che si sono verificate per i test per chi rientra in Italia e in Baviera.   In Italia giorni addietro è stato annunciato l'obbligo di test per chi rientra in nave o in aereo da quattro paesi considerati a rischio.   Abbiamo visto tutti alla televisione come le cose sono andate e stanno andando.   Mio fratello è rientrato dalla Grecia via Ciampino tre giorni  dopo l'entrata in vigore della misura.   Si è ritrovato nel tassi senza che nessuno gli avesse chiesto nulla allo sbarco o nell'aeroporto.   Di sua iniziativa è andato poi a fare un test al drive-in dell'ospedale Forlanini.   I ritardi in Baviera - test fatti subito, ma con risultati comunicati solo dopo molti giorni - hanno dato un brutto colpo alla corsa di Markus Söder verso il posto di cancelliere.

 

Il Belgio ha imposto a chiunque entra o rientra nel paese la compilazione di un formulario online nel quale si devono indicare i soggiorni degli ultimi 14 giorni.   Il programma per questo formulario è chiaramente stato fatto in fretta e furia e il programma è una barzelletta.   L'ho riempito due giorni fa dopo due settimane passate in varie città tedesche.   Il formulario obbliga a scegliere tra alcune città o regioni (non Länder) tedesche.  La lista è stata fatta con i piedi.   Per un certo soggiorno ho dovuto indicare una città a casaccio perché il land dell'Assia (capitale Wiesbaden e città più importante Francoforte sul Meno) non era nelle lista delle zone tra le quali si poteva scegliere !

 

La lista dei casi di misure di restrizione sui viaggiatori che lasciano perplessi è lunga.   I giornali e i blog specializzati ne riportano di nuove ogni giorno.   Non c'è dubbio che il problema dei casi di contagio "importati attraverso le vacanze" esista.   Ma questo è più un problema legato allo stile di vita di molti vacanzieri che alla pericolosità intrinseca di questo o quel paese o di questa o quella regione.   La Croazia, la Grecia e la Sardegna prima delle vacanze erano delle zone con tassi di presenza del Covid molto bassi; e adesso sono viste come delle zone a rischio.  

 

Il problema è che non si possono fare i test solo alle persone che sono state nelle discoteche o hanno partecipato a feste notturne sulle spiagge (come identificarle ?).   Non potendo fare i test a chi è veramente a rischio, li facciamo genericamente su chiunque è stato in una certa regione (anche se quando era nella regione ha forse avuto pochissimi contatti con altre persone). 

 

In ogni caso, uno dei più grandi vantaggi dell'Unione europea è di regolare i tanti problemi che si presentano nella convivenza di 27 paesi in una spazio geografico limitato.   Le difficoltà di questi giorni dovrebbero far capire che in questo campo l'UE deve poter fare di più nell'interesse di tutti.   Chi potrebbe proporre di dare maggiori competenze all'UE in questo campo ?   Potrebbe essere una proposta portata avanti dal governo italiano ?

 

Fare qualcosa in questo campo rileverebbe della difesa della libertà di movimento dei cittadini, non solo della sanità.    La crisi del Covid non è una questione di settimane o mesi.   Rimarremo nella fase attuale ancora per parecchio tempo.   Se mai un vaccino efficace arriverà, ci vorrà comunque parecchio tempo perché la percentuale di persone vaccinate sia sufficientemente alta da poter allentare le misure restrittive attuali.   Nel frattempo, le tensioni tra paesi che derivano dalle misure restrittive incomprensibili che vediamo al momento rischiano di fare grossi danni politici.