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Interventi

Sala parto

Grillini al potere. Devono imparare, ma facciano presto.

di Ernesto Trotta |

Bisogna avere pazienza (e ce ne vuole un bel po’) con i “meravigliosi ragazzi” di Beppe Grillo!
Hanno fatto più danni degli Unni e dei Lanzichenecchi, gemellati pur a mille anni di distanza, hanno turlupinato molti milioni di creduloni cittadini italiani, tra cui molti milioni, particolarmente boccaloni, perfino autodefinentesi di sinistra, hanno gabellato banalità e favolette ammantandole con propositi moraleggianti e bucolici, hanno dato credito alle peggio pulsioni populiste annidate in ognuno di noi come un recondito complesso di Edipo, hanno detto monumentali baggianate e castronerie, e il bello è che a loro sono anche state perdonate, in virtù di chissà quale indulgenza, peraltro mai concessa ad alcuno prima, hanno messo in imbarazzo un intero Paese con i loro ammiccamenti a Maduro, ai gilet gialli, ai russi, insomma ne hanno combinate più di Carlo in Francia, ma ahinoi! sono lì, i “meravigliosi ragazzi”.
 
Forza della democrazia! Hanno eletto più di 300 deputati, ne hanno persi già un bel po’ (resipiscenze, pentimenti, opportunismo, chi lo sa?) ma comunque sono ancora tanti ed occupano Ministeri di peso come gli Esteri, l’Istruzione, la Giustizia, il Lavoro, la Pubblica Amministrazione, ed altri ancora.
Si vantano di avere portato a compimento pezzi importanti del loro farneticante programma, cose come il reddito di cittadinanza e i navigator, la riduzione dei parlamentari, i vitalizi, ai quali noi non possiamo non aggiungere lo sfascio di Roma e di Torino, il buco delle Olimpiadi in entrambe le città, il blocco di tutto il bloccabile, i decreti sicurezza e pure quota 100. Insomma, un palmares da brividi…
 
Epperò, ci piaccia o no, la realtà è quella e non è modificabile, se non rimescolando tutto in nuove elezioni dall’esito più che incerto, in un momento in cui purtroppo dobbiamo ancora contare morti e contagi dovuti alla pandemia e dobbiamo con urgenza (ma possibilmente senza fretta) decidere come impiegare un’enorme massa di soldi, che il mondo e l’Europa, un po’, ma solo un po’, perché siamo italiani e ci vogliono bene e molto, moltissimo, perché hanno una paura fottuta di un possibile nostro collasso nelle mani di altri barbari sovranisti e pure fascisti, ci hanno messo a disposizione per rimettere insieme un Paese ed un’economia più che mezzo disastrata.
Ci piaccia o no, questo è ciò che abbiamo davanti.
 
Eppure, in tutto questo, qualcosa si muove. Sopraffatti dallo scontro con la realtà, rivelatasi irriducibile alle farneticazioni dei loro ex-guru Casaleggio e Grillo, i maggiorenti del movimento, casuali e improbabili come tutta la loro classe dirigente, stanno cercando di manovrare, di trovare sbocchi, anche rimettendo in discussione dogmi e paradigmi finora indiscutibili: il terzo mandato, nella speranza di salvare Raggi e Appendino, le alleanze, le balle sul né di destra né di sinistra, forse persino una certa dialettica interna, finora gestita solo a colpi di diktat dell’Elevato ed espulsioni, manco fossero un collegio metodista.
Dove arriveranno? L’istinto di sopravvivenza li porterà a provare a fare politica o si incaglieranno di nuovo sul MES o su qualche TAV? Chi può dirlo? Comunque, qualcosa si muove.
 
E noi (un “noi” generico e niente affatto classificabile in modo organico), cosa dobbiamo fare?
Pare che dobbiamo appunto avere pazienza. Vabbè! Il Giobbe d’Oro 2020 non ce lo toglie nessuno, ma non basta mica.
Dobbiamo (sempre quel “noi” indistinto di prima) diventare parte attiva del processo, dobbiamo accompagnare, dobbiamo favorire, dobbiamo lubrificare, dobbiamo accelerare, se possibile. Non dobbiamo metterci di traverso né maramaldeggiare, perché c’è un ago, c’è una cruna, e da lì si deve passare. Cercando di non farsi male e soprattutto di non fare male ad un Paese che non ha certo bisogno di scossoni e alzate di ingegno estemporanee; ha bisogno di determinazione, decisione, lucidità.
 
Una volta spiegato al Sottosegretario agli Esteri (sic!) Di Stefano che Beirut sta in Libano e non in Libia, che peraltro dista ben oltre un migliaio di miglia ed ha altri problemi, bisogna pure ridefinire la nostra presenza sugli scacchieri del Mediterraneo, per esempio. Il Ministro è Di Maio, bisogna che la Farnesina lo assista al meglio. E così per Azzolina a rotelle, per Bonafede col guaio del CSM, Catalfo e Tridico all’INPS, Pisano con l’informatica e le anagrafi (qui a Torino non dimentichiamo certe eclatanti prestazioni …). Rimpasti? Forse, ma la materia è potenzialmente esplosiva.
Una volta che i “meravigliosi ragazzi“ mettono timidamente la testolina fuori dal loro mondo pastorale, dobbiamo decidere se e come usare il forcipe per favorire il parto, peraltro molto travagliato.
E per prima cosa dovremmo definire bene quel “noi”: centrosinistra progressista, rifomista, realista, rigoroso, competente e possibilmente non indulgente ai vecchi vizi nazionali.
È un bel compito, a cui nessun leader, o aspirante o presunto tale, dovrebbe sottrarsi.
Ne saranno capaci? Troveranno i modi giusti? O daremo ancora spettacolo con la nostra dialettica a sinistra, ormai famosa in tutto il mondo?
Serve calma e maturità, capacità dialettiche e fantasia politica. Il Presidente Conte dovrebbe avere tutto l’interesse a che questo processo si avvii e vada a buon fine; anzi, dovrebbe essere il primo a promuoverlo, se ci tiene ad arrivare fino al 2023 e giocarsi un futuro politico meno casuale e azzardato del suo approdo a Palazzo Chigi.
 
Insomma, qui il gioco, più che duro, si fa serio, tremendamente serio, e servono giocatori con sangue freddo e testa sul collo. Vorrei veder qualche segnale incoraggiante …
 
 
Ernesto Trotta
Torino