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Cose imperscrutabili

C'è molta confusione. Ma eravamo stati avvisati.

di Giorgio Cavagnaro |

Su molte imperscrutabili cose ci fa riflettere il cielo cristallino di questo settembre 2020. Ma un pensiero, oppressivo come lo spot pubblicitario di un’inafferrabile auto di lusso, continua a martellare quel che resta di meningi  ormai quasi esaurite nella loro spinta propulsiva, le nostre.

 “Confusion will be my epitaph”, diceva il verso di una splendida canzone dei primi anni settanta dei King Crimson, inserita nell’album in cui, tra sfumature di rosso e violetto, una bocca mostruosa sembrava voler fagocitare dalla copertina l’universo mondo. A ribadire il concetto, il pezzo di apertura di quel mitico vinile si chiamava “21th century schizoid man”. Più chiaro di così.

Quella bocca, così profeticamente evocata cinquant’anni fa, ha finalmente raggiunto l’obiettivo, direi. Già, ma quale obiettivo? Quale mondo vuole papparsi in un sol boccone la malefica bocca? In che modo? E soprattutto, a chi appartengono le orride fauci?

Confusion.

Prendi i negazionisti. Del Covid 19, dello sbarco sulla Luna, della Shoah, della Scienza in toto. Un gruppo di esaltati uscito dall’età della pietra, espressioni ebeti stravolte dalla rabbia, ecco gli ideali proprietari di cento, mille bocche rosse e violette. 1500, per la Questura.

Poi sorseggi un cappuccino al bar, allunghi l’orecchio verso l’ombrellone correttamente distanziato (in discoteca no, ma tanto lì c’è poco da parlare), ascolti di soppiatto i discorsi di qualche tranquillo gruppetto di trentenni. Non gli assassini del loro e nostro fratello Willy, martire di Colleferro, ferita tra le più insopportabili del cupo presente in atto, no. Li ascolti e sono i nostri figli, ragazzi buoni e volenterosi, che vorrebbero cambiare il mondo esattamente come lo volevamo noi. Che da noi hanno anche assorbito i King Crimson e sanno distinguere tra buona musica e spazzatura. Allora ti accorgi che le certezze, ma che dico certezze, parliamo al massimo di vaghi, incerti punti di riferimento, in quei discorsi latitano alla grande.  Mai e poi mai questi ragazzi di venti, trenta, qualcuno anche già planato in quell’età che si potrebbe definire i trentacinque fuori corso, si mischierebbero con la marmaglia urlante dei 1500 trogloditi pretesi interpreti, con la propria immonda smorfia, della romana Bocca della Verità (che tra l’altro, duemila anni fa, era il chiusino di una fogna).

 Ma c’è un ma, grosso e pesante come una bufala di Battipaglia mangiata all’una di notte. Il tratto dominante dei discorsi precariamente orecchiati qua e là dal vecchio spacciatore di dogmi che in tutta umiltà incarno, è un lieve, agghiacciante distacco. E parlo soprattutto della generazione sopra descritta, bombardata a tappeto dalle contraddizioni di un’informazione tanto cinica quanto schizofrenica. Un’attenzione, la loro, certamente sincera. Certamente partecipe della quotidiana tragedia umana che ci scorre sotto gli occhi. Ma vissuta all’ombra minacciosa del fardello ideologico che la generazione precedente, noi, gli ha scaricato addosso senza tanti complimenti.   

Siamo stati forti, indomiti, creativi, invincibili. Miopi. Presuntuosi. Vi chiediamo scusa.

Eppure ce lo avevano detto, i King Crimson.