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Immuni

Perché è utile l'app Immuni.

di Ernesto Trotta |

Sono fermamente convinto dell’estrema utilità dell’app Immuni nella lotta contro il Covid, ovvero nel contenimento del contagio.
Lo dico, lo ripeto, lo sostengo con parenti, amici e conoscenti, l’ho scritto ripetute volte. Lo faccio e lo farò ancora, perché continuo a constatare che la disinformazione sull’argomento è davvero molto diffusa.
Non perdo occasione per cercare di promuovere l’uso dell’app, cercando di fare chiarezza sul suo funzionamento, sulla sua logica, infine sulla sua efficacia (se fosse diffusa capillarmente fra la popolazione).
Spesso, sempre, mi sento opporre non argomenti tecnico scientifici (anche perché sarebbe davvero difficile trovarne) quanto sospetti, incertezze, allusioni, preconcetti, “ho sentito che …”, “pare che…”, e così almanaccando.
Insomma, tutto l’armamentario dello scetticismo un (bel) po’ qualunquista che circonda qualsiasi iniziativa che abbia il torto di provenire dall’alto, dal “sistema”, dalle istituzioni (dalla odiata casta?), e di non avere invece il crisma populista dei social, del passaparola, della “verità” vera, sussurrata tra i banchi del mercato, davanti al bancone del bar o alla macchinetta del caffè in ufficio.
Ma parlando, e scavando solo un po’, si scopre facilmente un livello di disinformazione stratosferico, evidentissimo, condito di miti e leggende senza alcun fondamento reale. Tipo:
 
non voglio che si sappia se ho contratto il Covid
non voglio sapere se ho il Covid (addirittura!)
non voglio mettere in allarme nessuno
non voglio essere tracciato nei movimenti
non voglio dare a nessuno i miei dati
sono tutte balle, l’app non funziona, è piena di bachi, me l’ha detto “mio cuggino” che ha un suo “caro amico” …
non voglio avere niente sul mio telefonino
no, perché no (giuro, sentita anche questa)
 
Nessuna di queste obiezioni ha il minimo fondamento; alcune sono davvero risibili, avendo tutti noi il telefonino pieno zeppo delle peggio fesserie; ma è chiaro che molto non è chiaro: la benedetta app Immuni cos’è, com’è fatta, come funziona?
Riporto pari pari quanto scrissi oltre tre mesi fa, al suo comparire sulla scena.
Installata su uno smartphone appena moderno (un Nokia, un Motorola degli anni Novanta non vanno bene, ahimè!), usa una tecnologia ben nota e consolidata che si chiama Bluetooth, che rileva la presenza di un altro telefono dotato della stessa app e, se la vicinanza tra i due apparecchi è sotto i due metri circa e si protrae per almeno una decina di minuti, registra l’evento separatamente sui due apparecchi coinvolti. La registrazione rimane lì, non va da nessuna parte e non contiene alcun dato personale né di posizione di dove è avvenuto il contatto registrato. È totalmente anonima e rispetta la privacy di ognuno. Dopo 15 giorni, la registrazione viene cancellata. Questo è il rilevamento.
Poi. nel caso una persona che ha attivato l’app dovesse risultare positiva al virus in un successivo controllo sanitario, la persona stessa, tramite il Servizio Sanitario, potrà decidere di inviare una notifica a tutti i contatti registrati sul telefono dall’app Immuni (negli ultimi 15 giorni). Questi ricevono sui loro telefonini la notifica del potenziale rischio e con essa possono (non c’è alcun obbligo, ma è ovviamente tutto loro interesse farlo) rivolgersi al Servizio Sanitario per procedere alle analisi ed alle verifiche del caso.
È tutto qui: non c’entra Bill Gates, né Soros, né Zuckerberg, né la CIA, né il KGB, né il Mossad. Non c’entra nemmeno Casaleggio, né Grillo né Rousseau.
 
Forse è troppo semplice per crederci, ma la cosa davvero incredibile è che tutti noi siamo tracciati davvero in ogni nostro movimento, acquisto, contatto, e lo siamo regolarmente, tutte le volte che usiamo uno qualsiasi degli strumenti di rete, e nessuno se ne lamenta più di tanto; invece diffidiamo di un banale rilevatore di contatto del tutto ANONIMO.
Altra obiezione comune è che “chissà cosa fa veramente”, “a chi veramente serve”. Veramente, e lo dico con forza, serve a noi stessi ed alla cerchia delle persone che per un motivo o per l’altro frequentiamo.
Ma come si può non essere interessati a sapere che una persona, con la quale per qualsiasi motivo si è passato del tempo, s’è ammalata di Covid e quindi potrebbe avere trasmesso il contagio? Come si può?
 
Infine, è opportuno sapere che il programma dell’app (il cosiddetto codice sorgente) è pubblico, è noto, ed è stato esaminato da decine, centinaia di soggetti esperti e indipendenti e nessuno ha segnalato alcunché di strano, di misterioso, di truffaldino. Insomma, nulla di nulla.
 
Allora, la resistenza all’uso di Immuni è del tutto irrazionale, del tutto pregiudiziale, del tutto ingiustificata. È dettata da pura sfiducia, da cinismo, da superstizione e in qualche caso, lasciatemelo dire, pure da crassa ignoranza e presunzione.
Aggiungo, e concludo, che la sua utilità sarebbe massima proprio adesso che stiamo cercando di tornare ad una vita più o meno normale e quindi le precauzioni di distanziamento o di isolamento sono per forza di cose più lasche. Finché stavamo chiusi in casa, Immuni serviva a poco: adesso che per autentica necessità, o per incoscienza e irresponsabilità, viviamo più assembrati, uno strumento che ci permetta di tenere traccia dei contatti potenzialmente pericolosi che abbiamo avuto negli ultimi giorni dispiegherebbe tutta la sua utilità.
 
Basta così (per ora!). Forza, cari italiani, date prova di fiducia, di leonino coraggio, di attenzione verso voi stessi e gli altri: scaricatevi ‘sta benedetta app. Subito.
Facciamo pubblicità, facciamo girare le informazioni giuste. Diamine, lo dice pure Flavio Insinna alla televisione…
 
 
Ernesto Trotta
Torino